Madre Ignazia Isacchi, da oggi beata la suora che benediceva le tribolazioni

A Mantova il cardinale Semeraro presiede il rito che porta sugli altari la fondatrice delle Orsoline del Sacro Cuore di Gesù. Incrollabile la sua fiducia nel Sacro Cuore anche di fronte alle prove più difficili per la sua comunità

Una vita all’insegna dell’umiltà come via privilegiata per rendere il proprio cuore simile a quello di Gesù: questa potrebbe essere la descrizione di madre Maria Ignazia Isacchi, fondatrice delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù. Viene beatificata oggi alle 10 nella basilica di Sant’Andrea a Mantova, Santuario del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo; a presiedere la Messa col rito della beatificazione è il cardinal Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi. La nuova beata nasce a Stezzano, in provincia e diocesi di Bergamo, l’8 maggio 1857: al Battesimo riceve i nomi di Angela Caterina, ma tutti la chiamano Ancilla. Trasloca di frequente assieme alla sua numerosa famiglia, al seguito di uno zio paterno, don Luigi Isacchi, fino ad arrivare a Vercurago: lì conosce le Suore Orsoline di San Girolamo, fondate dalle sorelle Caterina e Giuditta Cittadini, delle quali lo zio prete è confessore e superiore, ed entra tra di loro, diventando suor Maria Ignazia. Nel 1892 la contessa Bianca Liberati Stanga chiede l’invio di alcune suore per aprire una scuola in una sua proprietà a Gazzuolo, in provincia di Mantova, ma a una condizione: che la nuova comunità si renda autonoma dalla casa madre. In quello stesso periodo, all’interno delle Orsoline di San Girolamo, sono presenti due correnti: una non vuole accettare altre fondazioni oltre a quelle di Somasca e di Ponte San Pietro, mentre l’altra è più incline a far espandere l’Istituto. Suor Maria Ignazia, che al tempo è maestra delle novizie, aderisce a questa linea e si rende disponibile al nuovo progetto, approvato dal vescovo di Cremona, Geremia Bonomelli.

Il 5 settembre 1893 lei e altre sei suore arrivano a Gazzuolo: tre mesi più tardi Bonomelli approva con decreto il nuovo Istituto delle Suore orsoline del Sacro Cuore di Gesù. Il nome viene da un suggerimento di suor Maria Margherita Lussana, che si era offerta spontaneamente di far parte della comunità e che, l’anno seguente, viene eletta vicaria di madre Maria Ignazia, nominata invece superiora generale. I rapporti con le orsoline di Somasca sono rimasti sempre fraterni: ci sarà anche una loro delegazione in Duomo oggi, così come era avvenuto, a parti inverse, per la beatificazione di Caterina Cittadini nel 2001.

Gli anni seguenti vedono l’apertura di nuove case, ma anche molte ingerenze della contessa nel governo dell’Istituto: al culmine dello scontro, nel 1903, le suore devono lasciare Gazzuolo. A queste difficoltà si uniscono quelle dovute alla prima Guerra mondiale e alle incomprensioni con i nuovi vescovi di Bergamo, Cremona e Mantova. Madre Maria Ignazia, anni dopo, ricorderà quelle prove scrivendo: «Benedetta tribolazione che ci procurò il bene di riconoscere quanto è grande il Cuore di Gesù». Il caso si risolve il 1° febbraio 1917, con l’istituzione della casa madre ad Asola, in diocesi di Mantova. Madre Maria Ignazia, anche dopo aver rinunciato al governo dell’Istituto nel 1924, continua ad avere un’autorità spirituale come madre generale ad honorem. Muore a Seriate nel 1934, il 19 agosto (giorno in cui ricorrerà la sua memoria liturgica).

Il miracolo approvato per la sua beatificazione è avvenuto il 30 settembre 1950 e riguarda suor Maria Assunta Zappella, Orsolina del Sacro Cuore, guarita da una tubercolosi polisierosite, che le causava forti dolori alla testa. La diocesi di Mantova e le orsoline di Asola si sono preparate al giorno della beatificazione con un convegno culturale e con incontri di preghiera, culminati, giovedì sera, con la temporanea traslazione delle reliquie di madre Maria Ignazia dalla casa madre in via San Marco 10 alla chiesa di Sant’Andrea ad Asola, dove resteranno fino al 18 ottobre. «In sostanza, il carisma di madre Ignazia è credere all’amore che Dio ha avuto per noi, lasciarsene attrarre e possedere al fine di poterlo comunicare e testimoniare agli uomini », spiega suor Maria Silvana Mer-lotti, superiora generale delle Orsoline di Asola e postulatrice della causa della nuova beata e di quella di madre Maria Margherita Lussana, dichiarata venerabile nel 2023. «Questa è la fonte sorgiva della sua forza educativa e del suo modo di accettare anche le umiliazioni, le incomprensioni, le difficoltà: andava avanti con cuore fiducioso, perché, anche se la burrasca sembrava travolgere la navicella dell’Istituto, questo non è mai successo, perché, secondo madre Ignazia, “l’onnipotente Pilota, il Sacro Cuore di Gesù”, non la perdeva mai di vista».