Il confronto pastorale tra vescovi e laici a dieci anni da Amoris laetitia, serve più preparazione per il matrimonio

Oggi il primo incontro con la stampa

Non c’è molto da dire in effetti sui lavori che in Aula Paolo VI riuniscono i presidenti delle Conferenze episcopali, e i Capi delle Chiese Orientali a dieci anni dalla Amoris Laetitia.

Si tratta più che altro di uno scambio di esperienze pastorali dalle quale emerge soprattutto la necessità di una migliore formazione al matrimonio e di un accompagnamento di coniugi e famiglie da parte di esperti e di sacerdoti con maggiore costanza e con una vera presenza.

Nel primo briefing nella Sala Stampa della Santa Sede sono stati anche comunicati i membri della Commissione per la revisione del Resoconto finale.

Questa specie di sinodo in miniatura si basa su un lavoro in stile gesuita, con le “conversazioni nello Spirito” come ha spiegato padre Giacomo Costa, gesuita e  consultore della Segreteria Generale del Sinodo, che ha illustrato la metodologia adottata in questi giorni.

Presenti anche il patriarca di Alessandria dei Copti, Ibrahim Isaac Sedrak, rappresentante nell’incontro in Vaticano della Chiesa cattolica in Egitto; il cardinale Filipe Neri António Sebastião do Rosario Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India; l’arcivescovo Timothy John Costelloe, metropolita di Perth e presidente dei vescovi australiani; Véronique Martin Lonchamp, delegata nazionale della pastorale delle famiglie nella Conferenza Episcopale della Francia; María Marcela Mazzini, teologa proveniente dall’Argentina, sposata, due figli. Presenti anche i coniugi filippini Charmaine Bernadette e Eren Lyle Villegas.

Presidente delegato della Commissione per la revisione del Resoconto finale è il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Sono membri: monsignor Philippe Bordeyne, preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia; poi la canadese Audrey Boucher; lo stesso Costa, responsabile per la metodologia; il cardinale filippino Pablo Virgilio Siongco David; Gabriella Gambino, sotto-segretario del Dicastero Laici, Famiglia e Vita; la canonista Orietta Rachele Grazioli, docente presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II; il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo; monsignor José Manuel Imbamba, presidente della Conferenza Episcopale  di Angola e São Tomé; il cardinale Anthony Poola, presidente della Conferenza Episcopale interrituale dell’India; il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana.