«Via i clown ideologici: ci servono cowboy patriottici con un buon livello di testosterone». Così Pete Hegseth ha spiegato le sue epurazioni dei capi delle forze armate. Quando, rieletto presidente, Donald Trump ha cominciato a decapitare tutte i vertici delle istituzioni federali sostituendoli con suoi fedelissimi, gli analisti esclusero operazioni analoghe per i militari: carriere blindate, basate su competenze specifiche. E invece, uno dopo l’altro, i capi delle forze armate — decine di generali e ammiragli — sono stati licenziati o degradati da un ministro che, quando fu scelto da The Donald, era apparso — lui sì — un clown, anche agli occhi di increduli senatori repubblicani chiamati a votare la ratifica della sua nomina.
Con un passato di abusi sessuali, accuse di violenza domestica, alcolismo, patrimoni dilapidati, Pete Hegseth sembrava improponibile come capo del Pentagono. Anche per mancanza di esperienza, visto che, ultrà della destra, per dieci anni era stato un conduttore tv della Fox. Militare in gioventù, poi attivista dei veterani, si era sempre occupato più di ideologia che di problemi della difesa.
Proprio questo piaceva a Trump che l’ha sempre difeso anche quando i suoi consiglieri Maga alla Casa Bianca suggerivano di cambiare cavallo: il presidente lo ha imposto (a fatica) al Senato e non lo ha licenziato nemmeno quando è finito sotto inchiesta per aver messo in pericolo soldati americani sul campo di battaglia diffondendo informazioni segrete su un attacco in Yemen ancora in corso su Signal, una piattaforma non protetta.
Hegseth lo ha ripagato prestandosi a operazioni brutali dentro il Pentagono e in proiezione esterna, dando sfogo a istinti da violenza primitiva in forme spettacolari o con omicidi mirati che gli costeranno l’accusa di aver commesso crimini di guerra o contro l’umanità. Tatuato coi simboli delle crociate contro l’Islam, abbiamo visto Hegseth obbligare i militari a inginocchiarsi e pregare con lui perché Dio illumini Trump nella guerra santa contro l’Iran, «invocando una violenza travolgente contro chi non merita misericordia».
Le purghe
L’ex conduttore di Fox ha portato avanti le epurazioni dei vertici militari
Poi, nei Caraibi, la distruzione sistematica di battelli che, secondo l’intelligence americana, venivano usati da trafficanti di droga. Decine di persone uccise con missili e droni (e ci sono andati di mezzo anche pescatori), quando la Marina Usa avrebbe potuto intercettare e bloccare queste imbarcazioni. Invece, non solo sentenze di morte illegali, ma i filmati delle esplosioni dei battelli dati in pasto al pubblico. Giustificando addirittura l’uccisione di naufraghi sopravvissuti all’affondamento del loro motoscafo.
E se Trump ha voluto celebrare i 250 anni dell’America costruendo sul prato della Casa Bianca una gabbia per ultimate fighting nella quale far combattere i suoi «gladiatori» preferiti, Hegseth è sempre rimasto in sintonia con lui trasformando la Difesa in ministero della Guerra, decapitando i vertici militari con l’accusa (ridicola) di essere woke e promettendo di «ripristinate un ethos guerriero» al Pentagono, spazzando via «trans e barbuti», emarginando le donne e imponendo test annuali per essere certi che i soldati abbiano abbastanza testosterone.
La fucilazione videotrasmessa è roba da dittature, ricorda gli impiccati di Teheran esposti in piazza, appesi a una gru. O è un altro viaggio su una macchina del tempo. Verso ere di gladiatori e barbari.
