Cari ascoltatori,
di seguito potrete leggere il fatto del giorno di oggi, Giovedì 29 Ottobre, che riguarda la testimonianza di Dominga.
Buona lettura!
Mi chiamo Dominga, ho 28 anni e vivo ad Altamura. Nella vita insegno religione a scuola. Sono qui oggi per condividere con voi la mia storia: un cammino in cui la fede è stata messa a dura prova dal dolore, ma è diventata la mia luce più grande.
La mia vera crisi è iniziata con la telefonata dell’incidente in moto di mio fratello Nicolò. Sono iniziati cinque lunghissimi anni, fatti di oltre quaranta interventi e dello strazio di non sentirlo più parlare o vederlo camminare. Lì sono arrivati i miei veri e grandi dubbi di fede, ho tremato e ho urlato: “Dio mio, perché ci hai abbandonato?”. Quei cambiamenti improvvisi e quel dolore sembravano ostacoli intramontabili. Eppure, è stato proprio grazie alla fede che li ho superati. Questa esperienza ha dato una svolta anche al mio lavoro: oggi insegno religione perché mi sta a cuore aiutare i piccoli a mettersi in ricerca, a cercare il senso profondo delle cose e a essere grati per questo dono immenso della vita. Sento il bisogno di lodare Dio ogni giorno, facendomi voce anche per mio fratello che se n’è andato prematuramente e non può più farlo quaggiù con noi. La fede ci ha guidati nel buio e mi permette di dire a tutti voi che Nicolò vive nella luce e che la morte non ha l’ultima parola.
Io credo in Gesù Cristo perché Lui è la risposta a quel bisogno di dare un senso profondo alla vita, anche quando tutto attorno sembra crollare. Per me la fede non è un concetto astratto, ma un legame vivo che affonda le radici nella mia infanzia: ricordo ancora quando, da piccoli, io e Nicolò ci prendevamo per mano e andavamo al catechismo insieme. Era una fede semplice, fatta di passi leggeri e sorrisi. La mia vera e profonda conversione, il momento in cui quel legame è diventato la mia roccia, è arrivata nel dolore più grande della mia vita, quando la mia preghiera è passata dall’urlo del dubbio all’affidamento totale, sussurrando: “Non come voglio io, ma come vuoi Tu, Signore”. La fede oggi è fondamentale nella mia giornata: non elimina il dolore, ma lo illumina, e mi dà la forza di sorridere, di sperare e di trasmettere la bellezza e il valore della vita alla gente che incontro.
La bellezza della fede l’ho toccata con mano nei momenti più difficili, e in particolare negli ultimi mesi passati con Nicolò, quando è ritornato a casa dopo il ricovero seguito al grave incidente che ha cambiato la nostra vita. È stato un tempo di una bellezza paradossale, fatto di gesti minimi ma pieni di Eternità: sguardi, baci, le mani che si sfioravano. Ho visto la fede nella mia famiglia, che è rimasta come Maria ai piedi della croce, forte e silenziosa nel custodirci. L’incontro più profondo con Dio è racchiuso tutto nell’ultimo giorno con mio fratello: la mattina gli avevo cantato la nostra canzone del cuore, “La prima cosa bella”. Poi, la sera, quando l’ho visto in difficoltà, mi sono avvicinata e gli ho detto tutto ciò che avevo nel cuore, dicendogli quanto fossi fiera di lui e che saremmo rimasti insieme per sempre. A quelle parole, gli è scesa una lacrima. In quel momento di immenso dolore è scesa una pace inspiegabile. Lì ho capito la bellezza della nostra fede: la certezza assoluta che la sofferenza era finita e che l’Amore ha vinto la morte.
Custodisco un’immagine bellissima che non sbiadisce mai. Ancora oggi, proprio come facevamo da bambini per andare al catechismo, io sento la sua mano stretta nella mia. È come se camminassimo ancora fianco a fianco, e io lo prendessi per mano per portarlo in giro per il mondo con me. Lo porto ovunque vado, per raccontare a tutti la nostra storia, per far risuonare la nostra testimonianza di fede e per esprimere a Dio un unico, immenso “grazie” per ogni dono che ci ha regalato.

