Il suo approccio al malato anticipa di decenni la moderna umanizzazione delle cure professionali. Per lei, ogni letto d’ospedale ospita Gesù Cristo in persona. Non si limita a somministrare le terapie fisiche; si china sui malati con una tenerezza materna e soprannaturale. Stiamo parlando di santa Maria Bertilla Boscardin, religiosa appartenente alla congregazione delle Suore Dorotee di Vicenza: nasce il 6 ottobre del 1888 a Gioia di Brendola, in provincia di Vicenza. Figlia di contadini, fin da piccola è impegnata nella vita agricola e nei lavori di casa. Ma il Signore la vuole in altra “veste”: quella di religiosa. Desiderosa di donarsi al Signore, chiede consiglio al parroco che le suggerisce l’istituto delle suore Maestre di Santa Dorotea: questa sarà la sua strada. Dopo i primi voti temporanei in cui riceve il nome di Maria, presta la sua opera presso l’ospedale di Treviso a servizio dei malati.
Ma nella sua vita non ci sarà solo Treviso, perché durante la prima guerra mondiale verrà inviata all’ospedale militare di Brianza, a Viggiù. Fin dall’età di 22 anni, Maria Bertilla convive con un tumore all’utero che le provoca dolori lancinanti, eppure lei è vicina ai bisognosi, senza mai lamentarsi. Finita la guerra, torna a Treviso, dove le viene affidato il reparto dei bambini orfani e malati. Ma la malattia avanza inesorabile. Nel 1922, le sue condizioni si aggravano a tal punto da rendere necessario un delicato intervento chirurgico. Consapevole della fine imminente, affronta l’operazione con una serenità totale. Il 20 ottobre 1922, a soli 34 anni, Suor Maria Bertilla Boscardin muore a Treviso. Le sue ultime parole, rivolte alla Madre Superiora, racchiudono l’essenza stessa della sua santità: “Dica alle suore che lavorino solo per il Signore, che tutto il resto è niente, tutto è fumo”.
La Chiesa riconosce ufficialmente le sue virtù eroiche e i miracoli avvenuti per sua intercessione: viene beatificata nel 1952 da Pio XII e successivamente canonizzata da Giovanni XXIII l’11 maggio 1961.


