Cari ascoltatori,
di seguito potrete leggere il fatto del giorno di oggi, Giovedì 27 Agosto, che riguarda la testimonianza di Giovanni Battista.
Buona lettura!
Mi chiamo Giovanni Battista, ho 25 anni, vivo a Rimini e sto terminando la Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione.
Vengo da una famiglia che fin da piccolo mi ha educato alla fede cristiana cattolica, quindi la fede ha sempre fatto parte della mia vita.
Intorno ai 18 anni, però, ho iniziato a sentire il bisogno di cercare risposte più profonde. Mi sono un po’ stancato di quello che vivevo e ho iniziato ad avvicinarmi anche all’induismo, cercando qualcosa che potesse dare un senso più profondo alla mia vita.
Questa ricerca non mi ha portato le risposte che cercavo e ho attraversato un periodo di forte delusione, in cui avevo perso fiducia nelle persone e anche negli amici. Però, nonostante tutto, la Speranza non mi ha mai abbandonato.
Avevo bisogno di qualcosa di concreto, quasi di poterlo toccare con mano. In quel periodo ho conosciuto un sacerdote che mi ha proposto di partecipare ad alcuni campeggi con la sua parrocchia.
Lì ho iniziato a vedere persone che vivevano la fede con una certa coerenza e con una gioia che io stavo cercando. E questo mi ha portato, piano piano, a fidarmi nuovamente.
Un’altra esperienza molto importante è stata durante il mio Erasmus in Spagna, nel marzo di quest’anno. Ho partecipato a un’uscita di tre giorni con la diocesi di Murcia e lì ho capito qualcosa che ha cambiato il mio modo di vivere la fede.
Ho capito che spesso cercavo la felicità in qualcosa che doveva arrivare dall’esterno: un’esperienza, una persona, un progetto. Invece ho iniziato a comprendere che la mia felicità passa dalla relazione con Cristo.
E soprattutto ho capito che Cristo non è qualcuno a cui rivolgersi solamente quando prego o quando sono in difficoltà. Può essere presente in ogni passo della mia vita: nelle relazioni, nello studio, nelle scelte e anche nelle cose più semplici della quotidianità.
Nel mio cammino, naturalmente, non sono mancate le difficoltà.
Quando avevo circa 13 anni è morta mia madre. La mia famiglia ha sofferto moltissimo e qualche anno dopo sono morte anche le mie due nonne. È stato un periodo di grande dolore e confusione, nel quale mi sono fatto tante domande: perché è successo proprio a noi? Perché Dio permette certe cose?
Non ho trovato risposte immediate e ancora oggi penso che alcune domande non abbiano risposte semplici. Però la fede mi ha aiutato a capire che il dolore non deve necessariamente avere l’ultima parola.
Oggi continuo ad avere domande, difficoltà e momenti di dubbio. Però ho capito che avere fede non significa avere tutte le risposte. Significa sapere con chi posso camminare mentre le cerco.
E quello che cerco di fare oggi è proprio questo: coltivare nel quotidiano la mia relazione con Cristo e imparare, un passo alla volta, a fidarmi di Lui.
Perché dopo tanti anni passati a cercare qualcosa da poter toccare con mano, sto iniziando a capire che la cosa più concreta che ho incontrato è una Persona: Cristo, che non mi promette una vita senza difficoltà, ma mi promette di non lasciarmi solo dentro quella vita.

