“ Mettere in dialogo l’Esortazione Apostolica con ciò che le nostre Chiese hannovissuto negli ultimi dieci anni”, è questo per Leone XIV il senso dell’evento che da oggi al 14 ottobre impegna i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali, in occasione del decimo anniversario di “Amoris laetitia”.
L’apertura dei lavori in Vaticano ha dato occasione al Papa di ripercorrere il cammino magisteriale sulla famiglia a partire dal sinodo del 1980, e di porre delle domande che possono guidare i lavori in un contesto culturale molto lontano dal Vangelo: “Cosa cercano veramente le persone all’interno di questi cambiamenti culturali? Cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro angosce? In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene? Cosa ci insegna l’esperienza vissuta delle famiglie — un’esperienza dalla quale non abbiamo ancora imparato appieno? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare salutare e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani in tali contesti?”.
Per affrontare le questioni secondo il Papa, che ha parlato in inglese, il primo strumento è l’ascolto, specialmente nelle situazioni di fragilità. “Il Signore stesso- ha detto il Papa- ci insegna con pazienza, quando ci prendiamo il tempo di ascoltare, e abbiamo certamente molto da imparare dalle famiglie”. Anche perché “l’esperienza della fragilità solleva la domanda se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti.
Anche sotto questo aspetto, l’esperienza delle famiglie ha qualcosa da insegnare a tutti, poiché la fragilità appartiene alla nostra comune condizione umana e quindi anche alla vita della Chiesa”.
Da qui ancora una serie di questioni poste dal Papa: “il riconoscimento di questa sfida condivisa dovrebbe plasmare il modo in cui ci accompagniamo a vicenda nella Chiesa. Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono più fragili? Le nostre comunità le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e doni da offrire? La verità che proclamiamo può essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?”.
Un lavoro di discernimento che chiede onestà, discernimento e preghiera, ma anche condivisione con il Popolo di Dio.
Il cardinale Kevin Farrell da parte ricorda che “quell’ambiente familiare e sociale che in passato contribuiva, in modo quasi naturale, a custodire la vita cristiana nella famiglia” non è più un presupposto per tutti. Per cui “Generare famiglie solide e autenticamente cristiane è la condizione per avere in un prossimo futuro una Chiesa viva e saldamente radicata nel Vangelo. È questa la responsabilità che sentiamo affidata alla nostra cura pastorale e che desideriamo vivere con rinnovato impegno”.
Nella sua meditazione Sr Helen Alford, O.P. parla della “legge della gradualità” affermando che esiste in Familiaris Consortio come in Amoris Laetitia. Nella esortazione post sinodale firmata da Giovanni Paolo II si legge: “la cosiddetta “legge della gradualità”, o cammino graduale, non può identificarsi con la “gradualità della legge”, come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse. Tutti i coniugi, secondo il disegno divino, sono chiamati alla santità nel matrimonio e questa alta vocazione si realizza in quanto la persona umana è in grado di rispondere al comando divino con animo sereno, confidando nella grazia divina e nella propria volontà”. E in Amoris Laetitia il testo viene ripreso e riproposto, ma diluito. Un nuovo modo pastorale da trovare per adeguarsi ai tempi? Si, ma senza tradire il Vangelo.
