Milano (AsiaNews) – Secondo quanto afferma su Kolonka il politologo Šukrat Tadžiev, i Paesi dell’Asia centrale non hanno bisogno di creare istituzioni sovranazionali per agire insieme. In un articolo pubblicato dopo un incontro di esperti politici a Cadenabbia, sulle rive del Lago di Como, egli riflette su come progetti comuni e legami tra le persone stiano cambiando la regione. All’incontro organizzato dal Programma regionale per l’Asia centrale della Fondazione Konrad Adenauer, che qui aveva una sua residenza, le discussioni si sono concentrate su sicurezza, politica estera, acqua e clima, trasporti, economia e identità regionale. Tra i partecipanti figuravano esperti, parlamentari e studiosi provenienti da Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan.
Tadžiev afferma di aver avuto la sensazione che “la visione dell’Asia centrale stia gradualmente cambiando”. Fino a poco tempo fa, era più facile guardare la regione dall’esterno, attraverso rotte, confini e interessi delle grandi potenze, mentre ora sempre più persone desiderano guardare dall’interno: che cosa unisce questi popoli, che cosa possono fare insieme e quale futuro desiderino. Mentre in anni passati l’obiettivo primario della regione era almeno quello di evitare lo scontro, oggi si pone sempre più spesso l’esigenza di trovare forme efficaci di collaborazione.
Il Pil combinato dei cinque Paesi dell’Asia centrale ha raggiunto circa 520 miliardi di dollari, ed è cresciuto di quasi 2,5 volte negli ultimi otto anni. Gli scambi commerciali tra di essi si sono avvicinati agli 11 miliardi di dollari, e gli investimenti reciproci sono cresciuti di 5,6 volte. Questi dati dimostrano una tendenza per cui la connettività regionale sta iniziando a creare valore economico; pertanto per l’Asia centrale non è più sufficiente essere semplicemente un hub di trasporto. È importante non solo trasformare le merci, ma anche produrle; non solo trasportare materie prime, ma anche creare valore aggiunto; non solo attrarre capitali, ma anche sviluppare le competenze tecnologiche e finanziarie. Durante l’incontro si è discusso dello sviluppo di standard giuridici unificati per proteggere lo spazio economico comune dalle pressioni delle sanzioni, e qui i cinque Paesi possono offrirsi reciprocamente ciò che a ciascuno individualmente a volte manca.
Gli Stati dell’Asia centrale si stanno assumendo sempre più la responsabilità di risolvere i propri problemi regionali, e le discussioni non riguardano solo la sicurezza militare o politica: l’acqua è legata all’energia, i trasporti sono legati alle infrastrutture dei Paesi vicini, e i problemi climatici e ambientali non conoscono confini. Le minacce informatiche lo sono ancor di più. Come insiste il politologo, “se una sfida diventa regionale, la responsabilità per la sua soluzione deve gradualmente diventare regionale”. L’accordo trilaterale sui confini e la Dichiarazione di Khudžand sono indicativi in tal senso, e persino l’adesione del Kirghizistan al Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stata vista dai partecipanti all’incontro come qualcosa di più di una semplice azione diplomatica nazionale: è anche una responsabilità condivisa e un indicatore del rafforzamento del ruolo della regione.
Queste riflessioni stanno emergendo sempre più tra le persone di una generazione non più così condizionata dai vecchi stereotipi, e che gradualmente dovranno assumersi la responsabilità di ciò che la regione diventerà nei prossimi anni.
Un altro tema delicato, ma molto importante per il futuro dell’Asia centrale è la rilettura della storia comune: ogni Stato ha i suoi eroi, le sue date, i suoi eventi e i suoi capitoli dolorosi, ma l’identità regionale è impossibile senza un tentativo di guardare al passato al di là dei suoi confini attuali. Come discusso durante l’incontro, gli studiosi dei cinque Paesi dovrebbero collaborare per scrivere una vera “storia dell’Asia centrale”, non per creare l’ennesima versione “corretta” del passato, ma per vedervi non solo le differenze, ma anche ciò che ci unisce, afferma Tadžiev.
La domanda principale non è più a quale centro di potere si avvicinerà l’Asia centrale, ma quanto riuscirà a passare dalla natura multiforme degli Stati all’autonomia e all’azione regionale, continuando a integrarsi con il mondo esterno, ma diventando una regione sufficientemente forte e connessa da potersi aprire ad esso a condizioni favorevoli ed eque.
