L’ANGOLO DEL DIRETTORE

In cammino verso Betlemme

Dio è una voce che ti illumina ma è anche una voce che ti chiama. Nel cammino della vita ti eri perduto “in una selva oscura, chè la diritta via era smarrita”. Anche Adamo, ingannato dal serpente, si era allontanato, nascondendosi nell’oscurità, perché Dio non lo vedesse. “Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse. “Dove sei?” (Gn 3, 11). L’Onnipotente sapeva dove si trovava la sua creatura, ma l’ha chiamata, perché si rendesse conto che non l’ aveva abbandonata alla sua stoltezza.

La chiama perché non vi è nulla di più terribile che sentirsi soli e circondati da una tenebra minacciosa. Mi chiedi come si manifesta la voce di Dio e come sia possibile ascoltarla. Innanzi tutto la puoi udire nel silenzio interiore, quando le passioni sono messe a tacere e il cuore, che si sta aprendo alla grazia, tende le orecchie per afferrare la voce dello Spirito. Metti il silenziatore alle voci del mondo che si agitano dentro di te. Le parole che vengono dagli uomini, caro amico, sono quasi sempre zavorra che il fiume del tempo trascina via. Sono ben poche quelle che non passano e che danno vita alle anime. Lascia che entrino nel tuo santuario interiore e che ti ammaestrino. Sono le parole di verità, di misericordia e di speranza. Ognuna di esse è un soffio che ti dà vita e forza. Il cuore se ne nutre avidamente come di un cibo da sempre agognato. “Tu sei mio” ti dice l’Onnipotente e nel momento in cui la sua voce raggiunge il fondo dell’anima, essa incomincia a  rivivere.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

“Voi Pastori seguite Lui che è stato il Primo Pastore e il Primo Missionario”

Cari amici, il messaggio della Regina della pace è straripante di amore in ogni sua parola. All’amore si aggiunge la gioia, che colma il cuore della Madre, perché vede amato suo Figlio Gesù. Come una spada trafigge il suo Cuore nel vedere Gesù offeso, respinto e rimosso da tanti suoi figli, così la letizia lo fa esultare nel vederLo  accolto, amato e seguito.

La Madonna  negli ultimi anni è stata instancabile nell’esortarci ad  amare i nostri Pastori e a pregare per loro. “Pregate che non si perdano e che restino in mio Figlio, affinché siano buoni Pastori per il loro gregge!” (18-3-2009). “Con loro trionferò” (2-10-2010). “Prego per  i Pastori  affinché siano degni rappresentanti di mio Figlio e affinché vi conducano con amore sulla strada della verità” (2-9-2011)  “Figli miei non potete andare avanti senza Pastori” (2-5-2012).

In questo messaggio la Madonna PER LA PRIMA VOLTA si rivolge direttamente ai Pastori della Chiesa, cioè a tutti coloro che sono stati uniti a Cristo Buon Pastore con il sacramento dell’Ordine. Sono parole speciali che dedica a loro la Madre del  Buon Pastore e di tutta la Chiesa.

La Madonna, mentre li benedice,  mette a fuoco tre raggi che li devono illuminare: Innanzi tutto dire le parole di suo Figlio, che, come afferma in altri messaggi, sono  le parole di luce, di vita, di amore, parole che non cambiano mai e che durano per sempre. Nessun Pastore può sostituire le parole di Gesù con le sue parole. Inoltre i Pastori benedicono con le mani di Gesù. Sono lo strumento della sua grazia, con la quale comunica agli uomini la salvezza, in particolare attraverso i Sacramenti. Se Gesù  non vive nei Pastori a che cosa servirebbero le loro mani?

Infine i Pastori amano così tanto Gesù da essere disposti a fare con gioia ogni sacrificio per Lui. I Pastori sono chiamati a rivivere in tutto la vita di Gesù, anche percorrendo la via del Calvario e donare la loro vita in sacrificio per le anime. Segue l’esortazione conclusiva a seguire Gesù, che è stato il Primo Pastore e il Primo missionario. Se il Pastore perde l’identità con Gesù perde se stesso.

La seconda parte del messaggio (di straordinaria bellezza) è riservata a coloro che la Madonna chiama “gli apostoli del suo amore” che, amando Lei e suo Figlio e dedicandosi ai fratelli, possono vivere già ora una vita lieta e serena, piena di gioia e di consolazione.

Vostro Padre Livio

Messaggio del 2 Dicembre 2019

Messaggi Medjugorje 2 del mese apparizione MIRJANA

Messaggio del 2 Dicembre 2019 rivolto al resto del Mondo attraverso la veggente Mirjana di Medjugorje.

“Cari figli, mentre guardo voi che amate mio Figlio, la delizia colma il mio Cuore. Vi benedico con la benedizione materna. Con la materna benedizione benedico anche i vostri pastori: voi che dite le parole di mio Figlio, benedite con le sue mani e lo amate tanto da essere disposti a fare con gioia ogni sacrificio per lui.

Voi seguite lui, che è stato il Primo Pastore, il Primo Missionario. Figli miei, apostoli del mio amore, vivere e lavorare per gli altri, per tutti coloro che amate per mezzo di mio Figlio, è la gioia e la consolazione della vita terrena. Se attraverso la preghiera, l’amore ed il sacrificio il Regno di Dio è nei vostri cuori, allora per voi la vita è lieta e serena. Tra coloro che amano mio Figlio e si amano reciprocamente per mezzo di lui, le parole non sono necessarie.

E’ sufficiente uno sguardo per udire le parole non pronunciate e i sentimenti non espressi. Laddove regna l’amore, il tempo non si conta più. Noi siamo con voi! Mio Figlio vi conosce e vi ama. L’amore è ciò che vi conduce a me e, mediante quest’amore, io verrò a voi e vi parlerò delle opere della salvezza. Desidero che tutti i miei figli abbiano fede e sentano il mio amore materno che li guida a Gesù. Perciò voi, figli miei, ovunque andiate rischiarate con l’amore e con la fede, come apostoli dell’amore. Vi ringrazio”.

 

 

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

In cammino verso Betlemme

Nel dono della luce divina vedi splendere sopra di te il Cielo nel quale non credevi e che avevi liquidato come una fantasia infantile. Ora la sua esistenza ti appare evidente come il sole che lo illumina. E’ una certezza che ti fa sussultare di gioia, come mai ti era accaduto nella vita. Nella luce che scende dall’alto guardi anche te stesso e ti vedi nella tua condizione di morte. Sono cadute le squame dell’orgoglio che ti accecavano, e ora ti conosci nella verità.

Ti sentivi forte e sicuro di te stesso. Ammiravi il tuo io e lo ponevi al di sopra di ogni cosa. Ti immaginavi quello che non eri e pretendevi di essere al centro dell’ammirazione. Guardavi gli altri dall’alto del tuo piedestallo, come se i tuoi piedi meritassero di venire baciati. Avevi fatto di te stesso un idolo, che il Signore nella sua misericordia ha frantumato al suolo. Che cosa stai vedendo di te stesso nella luce che viene dall’alto?

Al tuo sguardo si presenta il fardello del male che ti sei caricato sulle spalle e che ti schiaccia sotto il suo peso immane. Vedi i tuoi vizi, le tue passioni, le tue iniquità, le ferite che hai inferto a te stesso e agli altri. Rabbrividisci a quella vista e hai orrore, chiedendoti come hai potuto divenire schiavo della menzogna e del peccato, senza renderti conto dell’abisso in cui precipitavi.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

In cammino verso Betlemme

Che cosa intravedi nella luce che ti ha ridonato la vista, mentre vagavi nelle tenebre, facendoti sussultare di gioia? In quella luce scorgi una presenza amica, una promessa di perdono, un’offerta di pace e di misericordia. Cogli una mano che si tende verso di te, che ti trovi sprofondato nella tenebra dell’ignoranza e della menzogna. Incroci uno sguardo che si posa piene di compassione  sul fango che ti ricopre. Senti il palpitare di un cuore che non ti respinge e non ti giudica, ma ti accoglie, così come sei, nella tua miseria. Il tuo intimo trasalisce  di stupore perché non avresti mai immaginato che quel Dio, di cui avevi sentito parlare, fosse così diverso. L’idea che ti eri fatto era una costruzione della tua mente, una proiezione delle tue paure e delle tue oscurità. Rifletti sulla grazia che stai ricevendo, ora che l’irrompere di una luce misteriosa ha spazzato via il groviglio delle menzogne, dei pregiudizi e delle prevenzioni delle quali eri prigioniero!

Ti sei svegliato da un sonno profondo e guardi alla tua vita passata come a un sogno popolato da incubi e da fantasmi. Sei uscito da una tomba e vedi intorno a te rifiorire di nuovo la vita. Hai la sensazione di aver percorso un cunicolo interminabile e di essere finalmente giunti allo sbocco di luce. Il tuo cuore intristito sente spuntare il germoglio della speranza.

Vostro Padre Livio

Mostra fotografica di Radio Maria – Siracusa

La mostra fotografica itinerante di Radio Maria è giunta a Siracusa!

Venite a trovarci presso il Santuario Madonna delle Lacrime, via del Santuario, 33.

Clicca qui per scoprire tutti i dettagli e per avere informazioni riguardo eventuali prenotazioni di gruppi e scuole.

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

In cammino verso Betlemme

Caro amico, immagina di spalancare la porta di una stanza completamente buia, mentre al di fuori splende il sole. Una luce abbagliante irrompe, impedendo ai tuoi occhi di vedere. Ma poi, quando li apri, si presenta al tuo sguardo tutto ciò che era nascosto nelle tenebre, persino i minuscoli granelli di polvere che volteggiano nell’aria. Con la tua decisione di aprire all’Onnipotente la porta del cuore, ti è dato di fare un’esperienza analoga sul piano spirituale.

Apparentemente non troverai nessuno davanti a te e in un primo momento ne rimarrai stupito. Non è dato all’uomo, salvo una grazia privilegiata, di contemplare il volto dell’Altissimo durante il pellegrinaggio della vita. Tuttavia colui che ha bussato è presente e si manifesta ai tuoi occhi come una luce che ti ridona la vista. L’esperienza che stai per vivere è straordinaria e la custodirai nel cuore in eterno.

Tu, che ti illudevi di vedere, all’improvviso ti rendi conto di aver vissuto la tua vita  come un cieco. Dai tuoi occhi cadono ad una ad una le squame che li ricoprivano e che impedivano di scorgere la dimensione soprannaturale delle cose. Vivevi sotto un cielo coperto da strati spessi di nuvole e non avevi mai sospettato che al di là potesse risplendere il sole.

Nel momento in cui uno squarcio d’azzurro lascia filtrare un raggio sfavillante, ecco che scopri la presenza di un mondo nuovo e meraviglioso, del quale neppure sospettavi l’esistenza. Come un cieco dalla nascita posi lo sguardo su realtà sconosciute ed esulti per la presenza di una immensità e di una bellezza divine.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

Padre Livio editoriale

In cammino verso Betlemme

Caro amico, è l’Amore che bussa alla porta del tuo cuore. Lo fa con tocchi soavi, quasi impercettibili. L’Onnipotente non è uno che si impone, ma un mite e umile di cuore. E’ cosi discreto che quasi si nasconde. Non vuole imporsi, ma solo farsi vivo. Vuole che tu tenda le orecchie e, nel silenzio, colga il sussurro della sua chiamata. Non vuole entrare tuo malgrado, ma che tu senta il desiderio di lui. Vuole che tu faccia qualche passo verso la porta per sentire meglio e fugare ogni dubbio. Vuole che tu desideri che Qualcuno venga a visitarti e a dirti una parola di consolazione.

Quando nel cuore si fa largo il desiderio di Dio, significa che egli è già venuto e che aspetta. Nella tua aspirazione a cambiare vita e a rinnovarti spiritualmente sappi che egli è presente. Il cuore che anela alla verità, al bene e all’eternità è già in cammino verso Dio, anche se ancora non lo conosce. Per te è giunto un momento decisivo della vita.

Colui che ti ha creato e che ti è venuto a cercare nelle tenebre delle menzogna e della morte, ti chiede di poterti incontrare nel luogo più segreto che ci possa essere. Egli non entrerà se tu non apri.  Non insisterà se tu provi fastidio. Forse ritornerà, o forse no. “Timeo Dominum transeuntem”, “Temo il Signore che passa”, esclama S. Agostino. La decisione è solo tua. Dio ha messo la vita nelle nostre mani.

Se vuoi uscire dal pantano e riprendere a vivere nella speranza devi aprire la porta del cuore e lasciare che il tuo Creatore vi possa entrare. Sei nell’incertezza e sei tentato di rimandare un’altra volta? Incomincia a pregare. Chiedi l’aiuto al solo che te lo può dare. E’ in questo modo, semplice e umile, che il cuore si apre e che la barriera della separazione viene abbattuta. Se l’uomo aspettasse di avere la certezza che Dio esiste per incominciare a pregare, rischierebbe di restare per sempre nella sua tenebra.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

In cammino verso Betlemme

Caro amico, l’Onnipotente si è avvicinato a te con grande rispetto, spinto da un amore sconfinato.
Ti è venuto incontro non per giudicarti e tanto meno per condannarti, ma solo per risollevarti. E’ vero, tu non gli hai chiesto aiuto, ma egli ha voluto incrociare la tua strada perché ne ha il diritto e persino il dovere. E’ lui infatti il tuo Creatore e il tuo Padre e tu sei la sua creatura, anzi suo figlio. Poteva abbandonarti? Poteva lasciarti precipitare nell’abisso senza fare tutto il possibile per impedirlo?

Dio ti ha cercato come un padre e una madre cercano il figlio che si è smarrito e che non trova la casa.
Di che cosa hai paura? Temi che Dio ti tolga la tua autonomia e la libertà di vivere la tua vita?  Sospetti che la sua onnipotenza ti schiacci e che la sua presenza sia ingombrante? Liberati da questi fantasmi mentali e disponiti alla vera conoscenza di colui che è amore prodigo e senza confini.

E’ infatti l’Amore che bussa alla porta del tuo cuore. Lo fa con tocchi soavi, quasi impercettibili. L’Onnipotente non è un prepotente, ma un mite e umile di cuore. E’ cosi discreto che quasi si nasconde. Non vuole imporsi, ma solo farsi vivo. Vuole che tu tenda le orecchie e, nel silenzio, colga il sussurro della sua chiamata. Non vuole entrare tuo malgrado, ma che tu senta il desiderio di lui. Vuole che tu faccia qualche passo verso la porta per sentire meglio e fugare ogni dubbio. Vuole che tu desideri che Qualcuno venga a visitarti e a dirti una parola di consolazione.

Vostro Padre Livio

Il Presepio nel cuore

Padre Livio Fanzaga Radio Maria editoriale

28 Novembre 2019: Editoriale del Direttore di Radio Maria, Padre Livio Fanzaga.

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

In cammino verso Betlemme

Caro amico, in questo tempo di grazia mettiti in cammino verso Betlemme, perché tu possa incontrare Gesù che ti sta cercando, perché vuole nascere nel tuo cuore ed entrare nella tua vita. Facciamo insieme questo tratto di strada ascoltando la sua voce.

“Io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”  (Ap 3,20). Rifletti sulla tua situazione attuale. Eri su un cammino di perdizione, disilluso e angosciato della vita. Ti sentivi un animale braccato, senza via di scampo. Improvvisamente hai preso la decisione che eri solito rimandare al giorno dopo. Ti sei fermato e hai incominciato a riflettere sulla tua vita. Sei rientrato in te stesso e hai prestato attenzione alle voci che salgono dal profondo della tua anima..

Pensi che tutto ciò sia accaduto casualmente? Oppure ti illudi di essere tu l’attore principale? Né l’una né l’altra cosa. La vita umana non è una barchetta in balia delle onde e delle correnti. Qualcuno veglia su di noi e quando ti accorgerai che anche tu sei seguito e amato, ti sentirai trasalire di gioia.

Sappi che mentre correvi verso l’abisso, l’occhio paterno di chi ti ha creato ti seguiva con apprensione. Vedeva  ogni tuo pensiero, ogni tuo sentimento e ogni tua azione. Quando è giunta l’ora stabilita è venuto a cercarti, come il pastore va alla ricerca della pecora che si è allontanata dall’ovile e che i lupi stanno per assalire. Si è avvicinato in silenzio al tuo cuore, senza che tu ti accorgessi e ha incominciato a bussare sommessamente, perché tu non ti spaventassi. Quando l’uomo si allontana da Dio, non viene abbandonato a se stesso. La pazienza del Creatore è senza misura e attende il momento propizio per aprirsi una strada. Se tu nella difficoltà avessi gridato a lui, egli ti avrebbe risposto.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

Medjugorje Padre Livio Madonna

Cari amici, il messaggio della Regina della pace del 25 Novembre introduce nel tempo di Avvento perché sia un cammino verso il Santo Natale. Innanzi tutto la Madonna ci invita alla preghiera nella quale cercare Dio e incontrarlo. Solo con la preghiera possiamo purificare il cuore, in modo tale che possa accogliere il Bambino Gesù, nostra gioia e nostra pace.

La pace è un dono di Dio, che ha la sua sorgente  nel cuore di ognuno. In questo tempo di grazia dobbiamo pregare e, nella  preghiera, decidere di togliere dal nostro cuore il male che lo inquina, in particolare l’odio e la gelosia verso gli altri. Un cuore in pace è una benedizione per le famiglie, perché le unisce nel perdono reciproco e le fortifica nelle difficoltà avverse.

Dai cuori e dalla famiglie la pace si diffonde, come un fiume benefico, nella società e nel mondo intero, trasformandolo in un’oasi accogliente e fraterna. Questo però  è  possibile solo se i cuori si aprono ad accogliere Gesù, il Re della pace.

“Senza  Dio non avete pace” afferma la Madonna. Non si tratta di un “dio” costruito dagli uomini, ma del Bambino di Betlemme, il Verbo del Padre, che si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria e che è nato mentre gli angeli in cielo cantavano “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. Solo Lui riconcilia gli uomini con Dio e li rende fratelli fra di loro.

Incamminiamoci con Maria verso Betlemme, nella  preghiera, nel silenzio e nell’attesa gioiosa del Bambino Gesù, il nostro Salvatore e il nostro Signore.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, per ottenere il perdono dei peccati è necessario il pentimento sincero e il proposito di cambiare vita. La durezza del cuore rende vana la divina Misericordia. A questo proposito i maestri di spirito portano l’esempio del pentimento di Davide dopo i gravi delitti commessi, della donna peccatrice che lava i piedi a Gesù con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli, del pianto amaro di Pietro dopo il rinnegamento. In modo particolare fanno riferimento al gesto di fede e di amore di uno dei ladroni crocifissi insieme a Gesù, che gli ha meritato di andare con lui in paradiso. La riflessione su questi esempi ha messo in luce l’importanza del pentimento per la salvezza eterna della propria anima, non solo in relazione al sacramento della penitenza, ma anche come atteggiamento interiore da coltivare nella preghiera. Infatti il  dolore dei peccati, quando è autentico ed evita le degenerazioni morbose, nasce dalla carità soprannaturale. L’uomo, nella luce della grazia, comprende di non aver corrisposto a un amore prodigo e senza confini, anzi di averlo disprezzato.

Di qui il desiderio di riparare con un amore sempre più grande.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, La grazia battesimale si perde col peccato mortale, ma può essere riconquistata con la confessione. Il sacramento della penitenza è  di grande utilità per il cammino spirituale, anche quando l’anima è rivestita della grazia santificante. Di qui l’importanza che faccia parte della vita cristiana ordinaria insieme all’eucaristia. Se è praticato con profonda partecipazione interiore, è senza dubbio uno strumento molto valido per vivere e morire in grazia di Dio.

L’ efficacia della confessione nel cammino di santità risiede in modo particolare nell’atto di contrizione che è “il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati del proposito di non peccare più” ( Rito della Penitenza, 46). Sulla base della Sacra Scrittura la grande tradizione spirituale della Chiesa si è soffermata a lungo sull’importanza della contrizione, non solo come parte integrale del sacramento della penitenza, ma anche come elemento costitutivo della vita cristiana.

Infatti il perdono dei peccati, che Gesù Cristo ha espiato al nostro posto e a nostro favore, viene concesso solo se il cuore è pentito e formula il proposito di cambiare vita. Il dolore dei peccati e la decisione di non peccare più è ciò che Dio attende per accogliere di nuovo nella sua amicizia coloro che si sono allontanati nel peccato. La figura del buon ladrone, col suo straordinario atto di fede e di contrizione, ci incoraggia ad aver fiducia nella Divina Misericordia nonostante  i peccati che possiamo aver commesso.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, la Madonna ci ha rivelato che solo un numero limitato di anime va direttamente in Paradiso,  mentre la maggior parte passa attraverso la purificazione dolorosa del Purgatorio. Tuttavia Dio ci ha dato i mezzi necessari per entrare in Cielo subito dopo la nostra morte, in particolare la Preghiera e i Sacramenti, che ci aiutano a vivere nella sua grazia.

La vita di grazia è una vita di intima amicizia con Gesù. Egli, prima di essere il Giudice delle anime, è il loro Salvatore. Gesù ama infinitamente ogni uomo e per ognuno ha donato la sua vita. Egli stesso ci ha chiamato suoi amici (cfr Gv 15,14) e fratelli (Gv 20, 17). Se viviamo l’amicizia con Gesù, la via verso il cielo diventa facile. Non è affatto difficile salvarsi, se l’amore per Gesù prende il sopravvento nel nostro cuore. Diventa invece un’impresa ardua se il cuore si chiude nell’egoismo e nell’incredulità.

Coltivando ogni giorno l’amicizia con Gesù, nella preghiera e nelle buone opere, cresce la confidenza, si dissolvono le paure e si scoprono gli abissi della sua misericordia. Alla fine della vita non incontreremo il Giudice, ma il Redentore e l’Amico delle nostre anime.

Vostro Padre Livio

Il trionfo di Maria nel tempo dei segreti

Padre Livio Fanzaga Radio Maria editoriale

22 Novembre 2019: Editoriale del Direttore di Radio Maria, Padre Livio Fanzaga.

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, gli ammonimenti di Gesù sulla necessità di essere rivestiti della veste nuziale (cfr Mt 22, 12-14) e l’insegnamento della Chiesa, secondo il quale vanno all’inferno le anime che muoiono in stato di peccato mortale,  costituiscono per il cristiano un forte impegno a vivere costantemente in grazia di Dio.  La grazia santificante, che fa del battezzato un figlio di Dio, il tempio dello Spirito Santo e un erede della vita eterna, deve essere un tesoro da difendere e da conservare.

Il cristiano che vive in grazia di Dio è un membro vivo del corpo di Cristo. E’ un tralcio unito alla vite, che dà frutti in abbondanza per la vita eterna. Al contrario, se si trova in stato di peccato mortale, è come un tralcio secco che rimane infruttuoso: “Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv 15, 6).

Quando il cristiano disgraziatamente perde la grazia dell’innocenza battesimale, ha la possibilità di riacquistarla col sacramento della confessione. In questo modo è di nuovo unito a Cristo e in cammino verso la vita eterna.  L’impegno a vivere costantemente in grazia di Dio e a non lasciar passare un solo giorno in una situazione di morte spirituale è una delle raccomandazioni più accorate dei maestri di vita spirituale.

“Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti” (Lumen Gentim, 48)
Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, in che modo la possibilità della perdizione eterna  diviene una realtà? Ciò avviene quando l’uomo si allontana da Dio nel peccato e muore senza pentirsi. A questo riguardo l’insegnamento costante della Chiesa non lascia dubbi: “Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi. “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (1 Gv 3, 14-15).  Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli.

Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno” (Catechismo C. C. 1034).

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, è possibile affermare che, salvo rivelazioni particolari, non possiamo avere la certezza assoluta che una determinata persona sia all’inferno. E’ invece errata l’affermazione secondo la quale l’inferno sarebbe soltanto una possibilità, ma non necessariamente una realtà. Infatti non solo l’inferno è la dimora dei demoni, ma Gesù stesso rivela la presenza degli uomini.

A questo riguardo non lascia dubbi lo scenario drammatico del giudizio finale: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre e porrà le pecore alla sua destra  e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra:

“Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo…Poi dirà a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli… E se ne andranno questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”  (Mt 25, 31-46).

La realtà dell’inferno con i demoni e gli uomini impenitenti è dunque fuori discussione e si contrappone alla realtà del regno del Padre con gli angeli e gli uomini giusti.

Vostro Padre Livio

L’ANGOLO DEL DIRETTORE

"La vostra anima è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene" (Dal messaggio della Regina della pace a Mirjana di Medjugorje - 2 Novembre 2019)

Cari amici, per quanto sia vero che Dio ci ha creati per la gioia senza fine del paradiso e che offra a ognuno la grazia necessaria per salvarsi, rimane però aperta  la possibilità della perdizione eterna. In particolare le parole di Gesù sono di una chiarezza e di una serietà impressionanti. Dalla sua bocca esce per la prima volta la rivelazione riguardo al “fuoco eterno” nel quale non ci sono soltanto gli angeli ribelli, ma anche gli uomini. Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile” (cfr Mt 5,22-29; 13, 42-50; Mc 9, 43-48), che è riservato a chi, sino alla fine della vita, rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima come il corpo (cfr Mt 10,28).

Gesù annunzia con parole severe: “Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli i quali raccoglieranno… tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente” (Mt 13,41-42). Ed egli pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41) (Catechismo C.C. 1034). E’ significativo che il Magistero della Chiesa abbia avvertito la necessità di ribadire le parole di Gesù nel modo più solenne, sia nei testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, come nel  nuovo Catechismo.
“La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira” (Catechismo C.C. 1035). Mettere in discussione la parola di Cristo e l’insegnamento della Chiesa su un punto così delicato è senza dubbio un atteggiamento pericoloso per la propria salvezza.

Vostro Padre Livio