Testimonianza di fede – Giovedì

fatto del giorno giovedì

Cari ascoltatori,

di seguito potrete leggere il fatto del giorno di oggi, Giovedì 5 Novembre, che riguarda la testimonianza di Cecilia.

Buona lettura!

Buona sera a tutti, mi chiamo Cecilia.

All’inizio del mio cammino, il mio sguardo era quasi interamente catturato dalle cose materiali, concrete. Mi sono ritrovata a vivere immersa in una realtà che mi insegnava a misurare il valore di tutto ciò che toccavo, possedevo o facevo. A questo si è aggiunto il fatto di essere cresciuta nell’era di internet: un mondo che da un lato apriva finestre infinite sulla conoscenza, ma dall’altro mi svelava i lati più oscuri, la superficialità, l’apparenza, finendo inevitabilmente per distogliere il mio sguardo dalle cose veramente importanti. Se a tutto questo sommavo la pressione costante della scuola, delle aspettative, dello sport e dei ritmi frenetici della mia quotidianità, lo scenario si faceva complesso. Avevo sempre meno tempo, anche solo per semplicemente pensare, per fare silenzio dentro di me, per capire chi fossi davvero e dove stesse andando la mia vita. In questo percorso mi sono ritrovata circondata da ambienti non sani e, soprattutto, da amicizie che mi allontanavano da Cristo. Ho la ferma convinzione che il mondo di oggi non voglia che, noi giovani in particolare, scopriamo Cristo.

Sentivo che il contesto in cui mi muovevo spingeva continuamente in quella direzione, a dare priorità a tutto il resto, all’approvazione degli altri, al divertimento effimero. Ho iniziato a dubitare, a sentirmi sempre più lontana, come se ci fosse una barriera insormontabile tra la mia vita di tutti i giorni e la luce di un rapporto autentico con Dio. Il rumore del mondo rischiava di spegnere quel piccolo fuoco che mi era stato donato. Eppure, anche quando mi sembrava di essere più distante, c’era qualcosa dentro di me che non si spegneva. Qualcosa continuava a spingermi verso di Lui, come una voce interna, silenziosa ma persistente, che non si arrendeva ai miei silenzi o ai miei allontanamenti. Era come se il mio cuore continuasse a cercare casa, anche quando la mia testa e le mie giornate vagavano altrove. Fermandomi a guardare indietro, ad un certo punto mi sono accorta di una cosa fondamentale: ho capito che Cristo non è un’idea astratta, un insieme di regole o un personaggio lontano. Per me oggi Cristo è una persona viva, reale, qualcuno che cammina accanto a me ogni singolo giorno. Non si scandalizza dei miei dubbi, non mi giudica per le mie cadute e per le volte in cui ho ceduto alle pressioni del mondo, ma è sempre lì, pronto a rialzarmi con una pazienza infinita.

Gesù è colui che sa ascoltare senza stancarsi mai, che conosce le mie gioie più nascoste e i miei pesi più gravosi, ed è sempre al fianco di tutti, soprattutto di chi, come me, si sente solo, smarrito o inadeguato. A volte, guardando a chi è riuscito a vivere questa vicinanza anche in mezzo alle difficoltà del nostro tempo, mi tornano in mente le parole di Carlo Acutis quando ricordava che non bisogna accontentarsi di essere delle fotocopie, ma custodire la propria originalità puntando dritti a Gesù, facendo dell’Eucarestia la propria autostrada per il cielo. Perché in fondo bastano i piccoli passi del nostro quotidiano per permettere a Cristo di entrare nella nostra realtà. Ma la verità è che una testimonianza non è un punto d’arrivo perfetto, né una linea retta in cui, una volta scoperto Gesù, fila tutto liscio e non si sbaglia più. La vita va avanti, noi cambiamo in continuazione, la nostra storia è fatta di tantissimi momenti di cadute e di rialzate, ma sappiamo che l’unica cosa che non cambia mai è Lui, Gesù, che è sempre là  a braccia aperte, ad aspettarci.