Con un saluto in inizia l’udienza ai sacerdoti, alle religiose e ai religiosi coreani venuti a Roma in udienza da papa Leone XIV: “joh-eun achim-ieyo”, “buongiorno”, così ha esordito il pontefice che ricorda subito la celebrazione del venticinquesimo anniversario dell’inaugurazione della sede del Pontificio Collegio Coreano. E pone l’attenzione sulla fede in Corea che “germogliò spontaneamente e si sviluppò anche attraverso la ricerca sincera della verità di uomini che conobbero i testi cristiani e vollero sapere di più su Gesù Cristo. Da quella ricerca nacque il desiderio del Battesimo e da Battesimo una comunità che ricordava la Chiesa delle origini”.
E continua: “Questa storia ci consegna due parole: memoria e speranza. La memoria cristiana non è nostalgia, ma gratitudine per ciò che Dio ha compiuto e responsabilità per ciò che Egli affida oggi alle nostre mani. La speranza non è mero ottimismo, ma la certezza che Cristo è risorto e che nessuna oscurità può avere l’ultima parola”. Ricorda la Chiesa in Corea che è cresciuta “sulla testimonianza dei martiri”. Quello della Corea – sottolinea il pontefice – è un popolo che ha mostrato nella sua storia una straordinaria forza d’animo perché “ha attraversato persecuzioni, guerre, povertà e divisioni, sapendo rialzarsi e guardare avanti”. Importante, dunque, custodire la memoria dei martiri. In merito, cita il venerabile Tommaso Choe Yang-Eop, secondo sacerdote della storia coreana, ricordato come il “martire del sudore”.
Lo sguardo, al presente, poi: il nostro tempo ha bisogno “di uomini e donne che abbiano il coraggio di fare il bene anche quando costa. Fatevi prossimi di chi è solo, sostenete chi è stanco, cerca chi si è allontanato. Abbiate il coraggio di perdonare, di ricominciare, di dialogare. Il bene non sempre viene riconosciuto e spesso costa fatica, ma è questo coraggio quotidiano della carità che rende credibile il nostro annuncio del Vangelo” papa Leone XIV all’uditorio così coreano.
E concludono: “Voi provenite da diocesi, istituti, congregazioni ed esperienze diverse: fate di questa diversità una risorsa per la sinodalità. Una Chiesa sinodale è una Chiesa che cammina insieme dietro lo stesso Signore, ascoltando, accogliendo e riconoscendo nell’altro un fratello e un compagno di strada, mai un concorrente”. E, infine, un’esortazione: “Vi chiedo di essere sempre uomini e donne di riconciliazione. La pace comincia nel cuore e nei rapporti quotidiani, quando ascoltiamo invece di giudicare, perdoniamo invece di serbare rancore, scegliamo la comunione invece della contrapposizione. Siate uniti e siate artigiani di pace”.
Un pensiero, poi finale alla prossima GMG di Seul: “Vorrei che fosse un grande incontro tra memoria e futuro: i martiri consegnano la fede alle nuove generazioni ei giovani la ricevono per portarla sulle strade del mondo” conclude il pontefice.
