Dopo un silenzio durato dieci anni, imposto dalle ferite del sisma del 2016, il Cappellone della Basilica di San Nicola a Tolentino torna a svelare al mondo la sua straordinaria bellezza. La riapertura ufficiale del 10 settembre, avvenuta proprio nel giorno dedicato al Santo, riconsegna ai fedeli e alla storia dell’arte uno dei complessi pittorici più imponenti del Trecento italiano. Una scelta carica di significato, pensata per valorizzare al massimo la festa del patrono, come ha spiegato in un’intervista ai media vaticani padre Marziano Rondina sacerdote e religioso dell’Ordine di Sant’Agostino, specializzato in spiritualità e teologia agostiniana: “Aprire il Cappellone dopo dieci anni voleva essere una sottolineatura di quello che San Nicola significa per la città di Tolentino, per i tanti turisti e per i pellegrini”.
Un meticoloso intervento di restauro e consolidamento ha restituito la piena leggibilità cromatica al vasto ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese, attribuiti dalla critica alla maestria di Pietro da Rimini. Un momento dal valore inestimabile per il territorio, come ha sottolineato il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli: “La ricostruzione è un dovere e una sfida costante. Quella di oggi è una bella giornata perché restituiamo alla comunità un luogo dal profondo valore simbolico e spirituale. Quanto realizzato qui è la dimostrazione di come la fede e la spiritualità sappiano rigenerarsi, generando speranza e futuro”.
Un recupero che dona una nuova luce a quello che il Vescovo Mons. Nazzareno Marconi ha ribattezzato “la Sistina delle Marche”. Ma per la comunità di Tolentino non si tratta solo di celebrare un’opera d’arte. Come evidenzia Padre Rondina ai nostri microfoni il Cappellone “non è solo una bella pittura, ma una teologia dipinta che dà stimoli per capire il Trecento e anche il modo di vivere la nostra esperienza cristiana, umana e culturale sull’ispirazione di San Nicola”. Una teologia dipinta tra cielo e terra
A dominare l’intero ambiente è un blu intenso che richiama l’atmosfera della Cappella degli Scrovegni a Padova. Il percorso ha inizio all’altezza dello sguardo di chi varca la soglia, nel registro più inferiore: qui vengono celebrate le origini miracolose di San Nicola, la sua identità agostiniana, l’apoteosi della morte e i miracoli post mortem.
Se a prima vista può sorprendere che al titolare della Basilica sia riservato solo un quarto dell’intero spazio affrescato, si tratta in realtà di una scelta teologica e visiva. Le storie del Santo agiscono come un perfetto innesco emotivo: ci accolgono attraverso scorci di vita quotidiana per poi invitarci, spontaneamente, a sollevare la testa verso il cielo. Infatti come spiega padre Rondina: “San Nicola non è solo da ammirare o invocare, ma è collocato nella storia della Chiesa: in questo modo chi guarda viene direttamente coinvolto”.
Nel registro mediano e superiore si intesse un dialogo tra la vita della Vergine e la vita di Gesù: Maria viene celebrata nei suoi momenti chiave, dall’Annunciazione fino alla Dormitio Virginis. Accanto a lei si dispiegano gli episodi salienti della missione di Gesù, in un crescendo drammatico che trova il culmine nella Crocifissione. Posizionata nella parete di fondo, la scena della morte di Gesù coincide esattamente con il piccolo altare marmoreo sottostante.
Sopra questo intreccio narrativo si staglia la grande volta a crociera: nelle quattro vele, ciascun Evangelista siede al proprio scrittoio cosparso di volumi aperti e cartigli, affiancato da uno dei quattro Dottori della Chiesa: Agostino, Girolamo, Ambrogio e Gregorio Magno. A chiudere la composizione, lungo i dodici costoloni affrescati, un’affollata galleria di volti e personaggi dell’Antico e Nuovo Testamento sembra fare da colonna portante all’intera architettura.
La rinascita di un’identità collettiva
La risposta del pubblico e dei fedeli al momento dell’inaugurazione è stata travolgente, registrando una straordinaria partecipazione. La vera sfida per il futuro è ora quella di conservare lo spirito autentico del luogo senza ridurlo a una mera tappa turistica: “A volte la gente viene con dimensioni prevalentemente devozionali. Noi li aiutiamo a farla diventare un’esperienza di fede. I santi non sono solo modelli da guardare: dicono a noi di fare del nostro meglio perché la Chiesa continui e perché ci siano anche oggi uomini e donne capaci della testimonianza di Cristo e del senso profondo di appartenenza alla Chiesa” dichiara padre Rondina.
Si tratta di una prospettiva che trova eco anche nelle parole espresse durante l’inaugurazione dal presidente Francesco Acquaroli: “l’augurio è che l’apertura di questa Cappella sia un’occasione per riflettere sul senso della nostra storia e sulle basi della nostra civiltà. In quest’epoca complessa, accanto alla ricostruzione materiale, dobbiamo creare una società solida per i giovani: potremo beneficiare di molti beni materiali, ma abbiamo il dovere di riempirli di valori autentici”.
