l cammino dell’Apostolo di Roma
San Filippo Neri ha legato in modo speciale il suo nome alla città di Roma. Le sue strade, le sue basiliche e i suoi quartieri conservano ancora la memoria viva di un santo capace di parlare al cuore delle persone con gioia, semplicità e profondità spirituale.
Ogni anno, San Filippo guidava un pellegrinaggio di circa 25 chilometri verso sette basiliche della città, riportando in vita un’antica tradizione medievale come alternativa alle celebrazioni frenetiche del Carnevale romano.
Padre Rocco Camillò, preposito dell’Oratorio di San Filippo Neri alla Chiesa Nuova, racconta che il santo «amava farlo spesso, innanzitutto in solitudine». In seguito, iniziò a percorrere questo cammino con i suoi amici più stretti, che con il tempo divennero sempre più numerosi: «Man mano crebbero sempre di più i partecipanti dell’oratorio, finché già vivente San Filippo il pellegrinaggio assunse delle dimensioni importanti. Si parla di qualche migliaio di pellegrini insieme a San Filippo, quando era ancora in vita».
Le sette tappe del pellegrinaggio comprendevano alcune tra le basiliche più significative di Roma: San Pietro, San Paolo fuori le Mura, San Sebastiano fuori le Mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore.
Le sette chiese, le virtù e i doni dello Spirito Santo
Il pellegrinaggio delle Sette Chiese non è soltanto un cammino fisico attraverso Roma. Ogni tappa ha un significato spirituale preciso e accompagna i fedeli in un percorso di conversione.
Padre Rocco Camillò spiega che «ad ogni tappa è prevista una preghiera particolare, ricordando una delle effusioni di sangue di nostro Signore». Per ciascuna tappa, aggiunge, «si chiede una virtù e un dono dello Spirito Santo per contrastare un vizio capitale: quindi le sette virtù, i sette doni dello Spirito Santo e i sette vizi capitali».
Il pellegrinaggio diventa così una scuola di fede: il cammino esteriore tra le basiliche si trasforma in un itinerario interiore, in cui la fatica del corpo accompagna la purificazione del cuore.
Una tradizione viva dal 1552
La tradizione, rinata nel 1552, è ancora viva oggi. Ogni anno circa 2.000 pellegrini si mettono in cammino nella notte, seguendo le orme dell’Apostolo di Roma. Il percorso attraversa la città a piedi ed è accompagnato da canti, riflessione e preghiera.
Tra i partecipanti ci sono molti giovani, attratti da un’esperienza che unisce sacrificio, amicizia e fede. Un pellegrino francese racconta: «Sarà un cammino lungo, che durerà tutta la notte, ma è anche un piccolo sacrificio che offriamo al Signore. È un momento per crescere nella mia fede e per continuare ad andare avanti nel cammino».
Giuseppe, volontario del pellegrinaggio, descrive con semplicità la forza di questa esperienza: «Noi partiamo riposati, freschi, sereni e arriviamo alla fine del pellegrinaggio distrutti, sia noi organizzatori sia i fedeli. In breve, ci fa vivere tutta la vita in una notte».
In questa fatica condivisa, il pellegrinaggio diventa immagine della vita cristiana: si parte con entusiasmo, si attraversano stanchezza e difficoltà, e si arriva alla meta sostenuti dalla preghiera e dalla compagnia degli altri.
I giovani sulle orme di San Filippo Neri
San Filippo Neri è stato conosciuto anche per il suo profondo impegno al servizio dei giovani. Entrava nel loro mondo e mostrava loro come vivere pienamente la giovinezza con gioia, senso e fede. La sua letizia, il suo entusiasmo e la sua profonda amicizia con Cristo continuano ancora oggi a parlare al cuore delle nuove generazioni.
Genicia Dabu, studentessa dell’Angelicum, racconta il desiderio che la spinge a partecipare al cammino: «Sicuramente desidero avvicinarmi di più a Dio e vorrei che questo fosse un riflesso del mio pellegrinaggio verso il Cielo. So che ci saranno molte difficoltà: camminare a lungo, affrontare la fatica, il disagio e la mancanza di sonno. Ma voglio vivere tutto questo come una preghiera, chiedendo a Dio di donarmi chiarezza e di mostrarmi ciò che desidera da me».
Anche Antonio Francesco Mauro, oratoriano di Assisi, sottolinea il coraggio e la creatività spirituale di San Filippo Neri: «Ci sono troppi aggettivi per definirlo. Lo ritengo una persona che ha avuto tanto coraggio nella vita e che ha saputo creare. Non si è fermato a poco, perché cambia totalmente il tuo modo di vedere. Da quando ho iniziato con l’oratorio, anche aiutando i ragazzi insieme al mio don, don Carlo, ho cambiato totalmente il mio punto di vista».
Per molti giovani, San Filippo non è soltanto una figura del passato, ma un santo vicino, capace di mostrare che la fede può essere vissuta con gioia. Genicia lo descrive così: «Ho davvero una devozione e un legame speciale con questo santo. È l’Apostolo di Roma, ed è stato una persona profondamente gioiosa in tutto ciò che faceva e nel modo in cui amava Dio. Era evidente quanto fosse devoto al Signore, e viveva questa sua devozione con gioia. Sento semplicemente che aveva un carattere estroverso, proprio come me. E credo che questo sia ciò che crea un legame particolare tra noi».
Ogni passo come desiderio di Cristo
Per coloro che partecipano, ogni passo e ogni chilometro diventano una testimonianza del desiderio di crescere nella fede e di avvicinarsi sempre di più a Gesù.
Seguendo le orme di San Filippo Neri, i fedeli a Roma non si limitano a ripercorrere il suo itinerario di pellegrinaggio, ma accolgono anche l’esempio che egli ha lasciato: vivere con passione, con gioia e con lo sguardo fisso su Dio.
Padre Rocco Camillò ricorda il testamento spirituale del santo attraverso una frase che San Filippo ripeté fino al letto di morte: «Chi vuol altro che Cristo non sa quel che vuole; chi cerca altro che Cristo non sa quel che cerca; e chi non fa per Cristo non sa neanche quello che fa».
Secondo padre Camillò, in queste parole si concentra tutta l’eredità spirituale dell’Apostolo di Roma: «San Filippo ha lasciato come testamento la passione della ricerca di Gesù Cristo come unico bene da conseguire, necessario da conseguire in tutta la propria vita, senza il quale tutto il resto è vanità».
Il pellegrinaggio delle Sette Chiese resta così una delle esperienze più vive della Roma cristiana: un cammino nella notte, sulle orme di San Filippo Neri, per riscoprire che la meta più vera non è soltanto una basilica, ma Cristo stesso.

