L’ANGOLO DEL DIRETTORE

“Non c’è più tempo per esitare ad inginocchiarvi dinanzi a mio Figlio, a riconoscerlo come Dio” (Dal messaggio a Mirjana, 2 Settembre 2019)

Cari amici, Gesù afferma di essere la vita (Giovanni, 14,6). Indubbiamente di lui gli uomini possono affermare con malcelata soddisfazione: “ Anch’egli è morto come tutti”.  La sua morte è stata decretata solo poco tempo dopo l’inizio della predicazione del vangelo, proprio per cancellarne dalla terra il ricordo. Gesù non ha mai detto che non sarebbe morto. Al contrario ha profetizzato l’imminenza e il carattere ignominioso della sua morte, tanto da meritare i rimproveri del futuro capo della Chiesa ( Matteo, 16,22). Anzi si è preparato alla morte come al supremo sacrificio di se stesso per la redenzione del mondo. L’istituzione dell’eucaristia alla vigilia della sua passione voleva indicare che il suo corpo stava per essere donato e il suo sangue versato “in remissione dei peccati”

Tuttavia, se Gesù è morto, come egli stesso volontariamente aveva accettato, in che senso poteva dire di se stesso di essere la vita? Non suona beffardo che un essere umano,  alla malattia, alla vecchiaia e alla morte, si presenti al resto dell’umanità come “la vita”? Così sarebbe se Gesù non fosse il Figlio eterno del Padre che ha assunto una natura umana. Egli infatti può affermare di essere “la vita” perché Dio è la vita. Solo di Dio si può dire che è la vita, perché vive da tutta l’eternità e perché mantiene in vita tutte le creature che ha creato, traendole dal nulla. Gesù è la vita perché comunica agli uomini una vita che essi non conoscono. E’ la vita stessa di Dio, che è luce, pace, gioia e amore. Questa fonte zampillante di vita divina dimora in Gesù e dalla sua pienezza viene all’umanità “grazia su grazia” ( Giovanni, 1,16).

Certo, si tratterebbe di una affermazione destinata a dissolversi come polvere al vento, allo stesso modo delle speranze dei discepoli di Emmaus ( Luca, 24,21), se il Cristo non fosse risorto. La sua gloriosa resurrezione ci indica che per l’uomo esiste la possibilità di una vita radicalmente diversa da quella che sperimenta qui sulla terra, divorata dalle fauci del tempo. Cristo risorto vive immortale. La sua umanità è trasfigurata dalla divinità. Egli “ la Resurrezione e la Vita” (Giovanni 11,25) perché è il germe di immortalità per tutto il genere umano. Quanto siano vere e reali le sue parole lo dimostra il fatto che  innumerevoli uomini di tutti i tempi hanno incontrato Il Cristo risorto, il Vivente per tutti i secoli, e da  lui hanno attinto, come da una sorgente inesauribile, la vita eterna. Non solo egli è la ragione di vita, ma è la loro vita.

Padre Livio