Pompei celebra il suo fondatore a cento anni dalla morte. All’indomani della solenne recita della Supplica, nella prima domenica di ottobre, presieduta dall’arcivescovo Paolo Rudelli, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, la città mariana ha festeggiato san Bartolo Longo, nel suo “dies natalis”. Ieri, per la prima volta dopo la canonizzazione del 19 ottobre 2025, Bartolo Longo è stato festeggiato come santo e, a seguito della “confirmatio” del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, anche patrono della città di Pompei. Domenica, nell’omelia della Messa che ha preceduto la recita della Supplica, Rudelli ha invitato i presenti e le centinaia di persone collegate attraverso la tv, a vivere un’autentica conversione sull’esempio di san Bartolo Longo e di san Francesco d’Assisi. «La preghiera è essenziale – ha affermato il presule bergamasco – e, in modo speciale, la preghiera d’elezione per il Santuario di Pompei: il Rosario».
Papa Leone XIV ha esortato più volte a recitarlo con la speciale intenzione della pace: «Lo vediamo nella vita di san Francesco di Assisi e in quella di san Bartolo Longo; a un certo punto c’è bisogno di una svolta, perché occorre cominciare sempre da sé stessi affinché cambi il mondo – ha proseguito Rudelli –. Forse proprio oggi a qualcuno di noi la Madonna rivolge il suo sguardo e dice: coraggio, puoi cambiare! È un principio di responsabilità che corrisponde alla grazia di Dio, la riconosce e desidera servirla. Senza questa serietà – una gioiosa serietà – la nostra devozione rischia di perdere la sua verità evangelica».
Nel suo saluto a Rudelli, l’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, ha ricordato con emozione la visita di Leone XIV alla città mariana dello scorso 8 maggio: «Il Papa ci ha confermato nella missione e ci ha riconsegnato il programma di vita in questa terra benedetta, con queste parole: “Qui il Tempio della carità e il Tempio della fede si sostengono a vicenda. Alla base di tutto c’è la preghiera e in particolare il Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto. Sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio”».
Per il centenario della morte di Longo, Caputo ha scritto una lettera, dal titolo “Il secolo del mondo nuovo di Pompei”. L’Apostolo del Rosario, che con la consorte, la contessa Marianna Farnararo De Fusco, fu fondatore del Santuario, della Nuova città di Pompei, delle Opere di Carità e della Congregazione delle “Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei”, è ancora oggi, a un secolo dalla morte, una figura modernissima, capace di parlare alle donne e agli uomini del suo tempo e a quelli di oggi.
Nell’omelia della Messa di ieri, celebrata in piazza con grande partecipazione dei cittadini pompeiani, l’arcivescovo Caputo ha ricordato che la figura di san Bartolo Longo è un fondamentale punto di riferimento per la comunità civile: «Non è stato solo un testimone della fede, ma anche un uomo che ha inciso in maniera profonda sul tessuto sociale e civile del suo tempo. È una verità evidente: una Valle “sconsolata” diventò una città. Non ha trasformato solo questa terra benedetta, ma ha indicato una strada a chiunque, in Italia, in Europa e nel mondo, abbia a cuore il bene della comunità, un bene che ha nella pace il proprio fondamento essenziale».
Al termine della lettera, il prelato ha indicato ai pompeiani due parole, fedeltà e apertura: «Fedeltà alle nostre radici, vive e robuste; fedeltà al nostro fondatore, la cui santità di vita è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa; fedeltà a Maria Santissima, nostra dolcissima Madre e Regina; fedeltà al Papa, vicario di Cristo e successore di san Pietro. Questa convinta fedeltà deve coniugarsi con una fiduciosa e serena apertura di mente e di cuore al futuro. I tempi cambiano, come pure i contesti sociali, e l’opera di fede e di amore affidataci da san Bartolo deve adeguarsi, come ha fatto finora per essere sempre a favore degli ultimi».
