Cari amici, è attraverso la professione di fede nella divinità di Gesù Cristo che si diventa cristiani.
Chi esita, non entra nel cristianesimo; chi vacilla, rischia di uscirne fuori; chi non si sente di farla, non ha la fede. Dalla fede in Gesù Cristo Figlio di Dio deriva poi l’accettazione di tutto il vangelo, in ogni sua parola, perché a parlare non è un uomo, ma il Verbo stesso di Dio. Tutte le altre verità di fede provengono da questa radice senza la quale finirebbero per appassire e morire.
La decisione con la quale si crede in Gesù Cristo Figlio di Dio e si diventa cristiani è un dono di grazia. Essa non è frutto “della carne e del sangue”, non è cioè alla portata delle forze della natura umana, ma è una rivelazione del Padre celeste. Tuttavia anche in questo passaggio così arduo e oscuro della fede la ragione conserva la sua funzione. Pietro aveva delle “ragioni” per credere che Gesù era il Figlio di Dio?
Ci sono certamente delle “ragioni”, sia per lui come per noi.
La prima e la più importante è la stessa testimonianza di Gesù. Egli infatti aveva gradualmente ma decisamente introdotto i suoi apostoli nella conoscenza del mistero della sua persona. Aveva moltiplicato i pani e aveva risuscitato i morti. Aveva placato le tempeste e aveva cacciato i demoni. Aveva rimesso i peccati e si era proclamato padrone del sabato. L’interrogativo di Pietro e degli altri apostoli era dunque se Gesù fosse credibile nella sua attribuzione di una dignità divina.
Gli apostoli hanno condiviso la vita quotidiana con Gesù. Lo hanno visto nella sua umanità, in tutto simile a noi fuorché nel peccato. Hanno dunque potuto vedere quello che Gesù ha in comune con noi e ciò che lo rende radicalmente diverso. La diversità di Gesù Cristo sta innanzi tutto nella sua sublime santità. Hanno visto risplendere in Gesù non una santità umana, che non è mai immune da ombre, ma una santità divina, oltre qualsiasi nostra comprensione. Il segno della santità è certamente quello che più ha colpito gli apostoli, i quali potevano vedere Gesù negli aspetti più umili della vita di ogni giorno.
Accanto alla santità, e certamente non minore, vi è il segno di una sapienza eccelsa, della quale i vangeli ci hanno lasciato una perenne testimonianza. Esiste opera umana che sia paragonabile per sapienza al vangelo? Infine la potenza di miracolo che Gesù esercita in nome proprio, dimostrandosi Signore della natura, come mai nessuno prima aveva operato.
Vostro Padre Livio




