L’ANGOLO DEL DIRETTORE

“ La mia chiamata per voi è la preghiera…giorno e notte” (25 Luglio 2019)

Caro amico, rifletti attentamente su ciò che accade alla tua vita spirituale quando rallenti la preghiera.  Dentro di te si affievolisce la percezione della divina presenza. Dio lo senti sempre più lontano ed estraneo. Non è più un amico col quale confidarti e neppure un ospite verso il quale avere dei riguardi. Lo hai confinato nella tua mente, come un’idea astratta della cui consistenza incominci a dubitare. Nel frattempo ti sei buttato fuori di te, trascinato dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita. Sulla tua anima si è depositata la polvere dell’effimero, sempre più spessa e sempre più soffocante.

Il mondo con le sue seduzioni e le sue vanità ha preso possesso del tuo cuore e vi ha affondato le radici. Nel frattempo i vagiti della preghiera si sono fatti sempre più tenui fino a scomparire. Ti auguro, caro amico, di fermarti qui e di non andare oltre, varcando quel confine al di là del quale il ritorno è improbabile, salvo un miracolo della grazia. Alludo alla perversione della tua anima che non solo geme sotto il peso del male, ma lo assimila, facendolo suo e identificandosi con esso. Allora alla preghiera subentra l’imprecazione, all’invocazione la bestemmia.

L’assenza di preghiera ha condotto l’anima alla morte. Sei come un vaso di fiori confinato in cantina. Quando era esposto al sole i suoi colori erano meravigliosi. Ora è secco e brulicante di vermi. Tuttavia, non gettare la spugna! Ricomincia a pregare seppure balbettando. Ritornerai in vita.

Padre Livio