L’elicottero e l’incidente in Bosnia: cosa è successo. I piloti estratti vivi, per il governo è «quasi un miracolo»

Incidente in Bosnia: «È quasi certamente un guasto tecnico». Avete dettagli? «Impossibile, è troppo presto, ci potrebbero volere giorni per capire e risalire alle cause»

Che cosa è successo? «È quasi certamente un guasto tecnico». Avete dettagli? «Impossibile, è troppo presto, ci potrebbero volere giorni per capire e risalire alle cause». Al ministero della Difesa, le prime ore dopo la tragedia, sono concentrati su altro, sul bilancio delle vittime, le famiglie da contattare prima che arrivino le notizie dai media, italiani o bosniaci.

Anche a Palazzo Chigi è solo il momento del dolore, Giorgia Meloni si rivolge alle famiglie delle vittime, ma non ci sono risvolti o spiegazioni concrete: il flusso di informazioni non può basarsi su ipotesi e in questo momento non ci sono certezze, dal nostro stato maggiore l’unica è quella del numero delle vittime.

Poi arrivano brandelli di informazioni aggiuntive, filtra che i piloti si sono salvati, «ed è stato quasi un miracolo», commentano nel governo. Filtra anche un’ipotesi di guasto specifico, gli esperti di elicotteri hanno guardato il video che è stato postato su Facebook dalla Bosnia, sembra che uno dei due rotori si sia bloccato, o abbia operato un’inversione della rotazione. Almeno questo sembrano raccontare le immagini e i pochi fotogrammi disponibili prima dello schianto: le sequenze di un avvitamento anomalo.

Un incidente non comune per un modello di tecnologia avanzata come il CH-47F Chinook, una versione prodotta dall’americana Boeing in collaborazione con Leonardo, almeno secondo quanto riporta la scheda tecnica di un piccolo gigante dei cieli, che ieri pomeriggio in Bosnia stava affrontando condizioni meteo abbastanza normali, un cielo nuvoloso e vento inferiore ai 5 chilometri orari, nulla di speciale.

Sono tutti piccoli pezzi di informazioni che dal comando di Eufor, la missione di stabilizzazione militare europea che da quest’anno è guidata dall’Italia, arrivano a Roma, sia a Palazzo Chigi che negli uffici del ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Per fortuna per una volta non ci sono distinguo di natura politica: l’incidente, perché questa è l’ipotesi più probabile, ma che «andrà verificata nei prossimi giorni» ribadiscono nel governo, viene trattato allo stesso modo da tutte le forze politiche per quello che appare, una tragedia che indubbiamente segna le nostre Forze armate.

Tra le persone a bordo i morti non sono tutti soldati: due persone decedute appartengono al personale della Croce Rossa; semmai il lutto si allarga ad altre istituzioni del sistema Italia, che alla missione Eufor offre un contingente e delle funzioni articolate, di terra, aria, di sorveglianza aerea e di intelligence militare. In tutto più di 200 persone.

«Purtroppo questo elicottero della missione militare Eufor-Althea è precipitato oggi pomeriggio nel nord-est del Paese, presso il distretto di Brcko, che si trova ai confini con la Croazia. Del resto in questo momento l’Italia detiene il comando della missione, quindi sono diversi i mezzi dell’esercito italiano impiegati in questo teatro», dichiara l’ambasciatrice d’Italia in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani.

«Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente, che sarebbe avvenuto in fase di decollo dall’aeroporto di Brcko», ha aggiunto Castellani.