Solo 38 cm. La statua di Nuestra Señora de Luján, patrona dell’Argentina, custodita nella Basilica a lei dedicata che sorge a 70 km da Buenos Aires, è davvero l’espressione di quella che Papa Leone ha definito più volte “la via della piccolezza”. Quella è la strada percorsa da Dio per discendere in mezzo agli uomini, i piccoli poi erano i preferiti di Gesù e il Regno “si sviluppa come il più piccolo di tutti i semi piantanti nel terreno”. “Questa logica della piccolezza – ha detto il Pontefice nella Cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul il 28 novembre 2025 – è la vera forza della Chiesa”. Come non pensare alla piccolezza guardando la piccola statua della Vergine venerata da quasi 400 anni e che ancora oggi richiama milioni di fedeli al suo cospetto? Qui nella Basilica completata nel 1937 sul progetto dell’architetto francese Courtois, Leone XIV giungerà il prossimo 11 novembre nel corso del suo sesto viaggio apostolico in America Latina.
“La Vergine di Luján – spiega ai media vaticani monsignor Jorge Eduardo Scheining, arcivescovo di Mercedes-Luján – non ha mai parlato, non ha mai pronunciato parole né trasmesso alcun messaggio. La Vergine di Luján si caratterizza proprio per questo silenzio, forse simile a quello della Madre del Signore nel Vangelo, che ha parlato poco”. È dunque una presenza “perseverante”, “continua”, “materna”. C’è per ascoltare suppliche, accogliere preghiere, asciugare lacrime e restituire forza con il suo sguardo. Lo aveva detto anche Papa Francesco, lo sguardo della Morenita è uno sguardo che “rinnova” e “dà forza”. Nel libro di padre Alexandre Awi Mello È mia Madre – Incontri con Maria si racconta che quando confessava dal lato destro della Basilica e le persone erano già passate davanti alla statuetta della Madonna, la confessione era più intensa, il cuore della gente era toccato da Maria. E lui domandava loro: “L’avete vista?”. Una domanda che aveva sempre la stessa risposta.
Il legame di Papa Francesco con la Morenita
Della Nostra Signora di Lujan e di un miracolo riguardante la guarigione di una bambina, Papa Francesco raccontò in un’omelia della Messa a Casa Santa Marta, il 20 maggio 2013. Ricordò la determinazione del padre che davanti alla notizia della morte imminente della figlia reagì andando di notte al santuario mariano che era chiuso, si attaccò alla cancellata di ferro pregando incessantemente, alternando la sua supplica alle lacrime. Tornato in ospedale trovò la moglie piangente e i medici increduli. La bambina era guarita. “La preghiera – spiegò Papa Francesco – fa miracoli, ma dobbiamo credere!”. Lo sguardo di Maria cambia dunque il cuore delle persone. “L’immagine è molto piccola, – racconta monsignor Scheinig – ma la sua presenza è potentissima. Anche il suo sguardo è molto particolare. Quando ci lasciamo guardare dalla Vergine, accade davvero qualcosa: le persone che arrivano a Luján non se ne vanno mai nello stesso modo in cui sono arrivate. Arrivano in un modo e ripartono trasformate”.
La vicinanza di Leone XIV
Anche Robert Francis Prevost da priore generale si è recato al Santuario di Luján, lo conferma lo stesso arcivescovo che proprio lì lo ha incontrato. “Ci prepariamo ad accogliere il Papa a braccia e cuore aperti – aggiunge monsignor Jorge Eduardo Scheining – gli regaleremo l’abbraccio di tutto il popolo argentino”. C’è anche una sorpresa che si sta preparando e che giustamente non si vuole svelare. “L’Argentina ha avuto un rapporto particolare con Papa Francesco, avere un Pontefice della stessa nazionalità, un figlio di questa terra, è stato qualcosa di molto forte. Per questo il popolo argentino ha un rapporto particolare con il papato e con il Papa. Il rapporto così intenso che abbiamo avuto con Papa Francesco – aggiunge l’arcivescovo – ci rende molto aperti nei confronti di Papa Leone. Per noi un Papa non è qualcuno di estraneo, ma una persona vicina. Crediamo che la presenza di Leone rinnoverà questa vicinanza, questa amicizia, questa comunione. Per questo siamo davvero felici di accoglierlo qui in America Latina, in Argentina e, naturalmente, a Luján”.
In attesa di Papa Leone
A Plaza Belgrano, davanti alla Basilica, fervono intanto i preparativi per l’arrivo del Papa. Qui si è abituati alle grandi folle, l’ultimo pellegrinaggio giovanile del 3 e 4 ottobre ha visto la partecipazione di circa 2 milioni e mezzo di ragazzi. “Luján è un luogo molto amato dal popolo argentino e la Vergine – sottolinea l’arcivescovo di Mercedes-Luján – ama il suo popolo. Per questo ci prepariamo ad accogliere il Papa e anche tutto il popolo che sarà presente e che, crediamo, sarà molto numeroso”. Proprio l’accoglienza è un tratto distintivo di questo luogo, si cerca infatti di promuovere una pastorale dell’ospitalità “perché crediamo – evidenzia monsignor Scheining – che questo sia il mandato della Vergine di Luján: fare in modo che ogni persona che arriva qui si senta accolta, perché lei ci accoglie sempre”.
Un popolo credente
Una profonda devozione popolare quindi che sembra contrastare con le statistiche degli ultimi anni e che restituiscono un quadro a tinte grigie con una diminuzione della presenza cattolica tra il 2008 e il 2019 passata dal 76,5% al 62,9%. “Gli studi statistici mostrano che, sebbene diminuisca l’adesione all’istituzione ecclesiastica – anche se in America Latina il legame con la Chiesa rimane forte -, non diminuisce la fede in Gesù e nella Vergine. Noi prestiamo molta attenzione a questo aspetto: il nostro popolo – spiega l’arcivescovo di Mercedes-Luján – è un popolo credente, che continua a cercare. Forse in questo momento non si percepisce pienamente questa realtà, ma in Argentina il legame con la Chiesa è ancora forte, anche se è in diminuzione. La fede, invece, non diminuisce”.
Ed è bello e profondo anche il legame dello stesso monsignor Scheinig, ordinato vescovo proprio a Luján. “Fin da quando ero molto piccolo, mia madre e mia nonna mi portavano qui. Ho una fotografia in cui avrò avuto quattro o cinque anni e sono insieme a mia nonna e a mia madre. Per me Luján è un luogo familiare, un luogo a cui sono affezionato, che amo; è un luogo che mi dà grande conforto e molta forza. Mi sento profondamente legato alla Vergine e al popolo che la ama”.
Regina della pace
Prima di Leone a Lujian si recò san Giovanni Paolo II l’11 giugno 1982, in piena crisi per il conflitto esploso per le Isole Falkland conosciute in Argentina come Las Malvinas, controllate dal Regno Unito. Una guerra che, tra l’aprile e il giugno 1982, provocò più di 900 morti. La visita arrivò dopo la tappa in Inghilterra, a Buenos Aires Papa Wojtyla si presentò come “pellegrino dei momenti difficili”. Il Papa ricordò le vittime e i feriti del conflitto, chiedendo alla “Regina della pace” le vie per risolvere i contrasti “nella pace, nella giustizia e nel rispetto della dignità propria di ciascuna nazione”. Cinque anni dopo, il 12 aprile 1987, Giovanni Paolo II giunse nuovamente nel Paese sudamericano, in occasione della seconda Giornata Mondiale della Gioventù, affidando l’Argentina alla Vergine di Luján perché “la patria argentina” sia “pacificata e riconciliata”.
La storia di “Nostra Signora di Luján”
L’arrivo in terra argentina della statuetta di Luján sarebbe avvenuto nel maggio dell’anno 1630 a bordo di una nave proveniente da San Paolo del Brasile. Ad accompagnarla era Manuel de de los Ríos, uno schiavo originario dell’Angola. La tradizione vuole che il carro che trasportava la cassa con la Vergine, raggiunto il fiume di Luján, non riuscisse più a proseguire. Per questo la statuetta rimase lì e in breve tempo la sua storia si diffuse e numerosi pellegrini cominciarono ad accorrere per venerarla. Più tardi, Papa Leone XIII concesse la sua incoronazione celebrata nel maggio del 1887, fissando la festa liturgica della Vergine di Luján per il sabato precedente la IV domenica dopo Pasqua.
