Strage di civili in Sudan: oltre 100 morti negli attacchi con i droni

Colpiti mercati ad al-Dibab, nel Kordofan occidentale, e ad Amiet, al confine con il Sud Sudan

Khartoum – Sono quasi 150 le vittime civili di una serie di attacchi con i droni in Sudan, in una nuova escalation del conflitto che, dal 2023, contrappone l’esercito regolare alle forze paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf).

Il raid più sanguinoso ha investito la località di al-Dibab, nello Stato del Kordofan occidentale, dove 80 persone sono state uccise nei pressi di un mercato. Un altro attacco con i droni ha ucciso almeno 53 persone e ha provocato 27 feriti gravi in un mercato nel Sudan meridionale, nella regione di Abyei, al confine con il Sud Sudan. Nella capitale, Khartoum, infine, un terzo attacco ha provocato altre quattro vittime, tra cui tre bambini. La strage è avvenuta mentre numerose persone si erano radunate in un’area di trasporto, alla ricerca di un mezzo per rientrare nei propri villaggi al termine del mercato.

Le responsabilità dell’attacco su Al-Dibab sono al centro di accuse contrapposte. L’amministrazione legata alle Rsf e l’organizzazione sudanese Emergency Lawyers hanno attribuito il bombardamento all’esercito regolare, che non ha fornito nell’immediato una propria ricostruzione. Al-Dibab si trova infatti nel Kordofan occidentale, un’area sotto il controllo delle forze paramilitari e strategica per gli equilibri militari del conflitto.

Successivamente, la violenza ha raggiunto anche la regione di Abyei e la capitale, Khartoum, dove un drone ha colpito un’abitazione nel quartiere di Nasser Extension, a est dell’aeroporto internazionale, uccidendo quattro persone: tre erano bambini tra i due e i sei anni.

I tre drammatici episodi si inseriscono in una più ampia intensificazione degli attacchi aerei e con droni, che stanno facendo aumentare drasticamente il numero delle vittime civili sudanesi. Secondo fonti delle Nazioni Unite, tra gennaio e aprile 2026 almeno 880 civili sono stati uccisi in attacchi con droni, responsabili di oltre l’80% delle morti civili legate al conflitto registrate nel periodo. Una tendenza che segnala quanto queste armi siano diventate centrali nelle operazioni militari e quanto sia difficile, per la popolazione, trovare luoghi sicuri in cui rifugiarsi.

Dall’aprile 2023, quando è esplosa la guerra tra le forze armate guidate da Abdel Fattah al-Burhan e le Rsf di Mohamed Hamdan Dagalo, il Sudan è precipitato in una delle più gravi emergenze umanitarie al mondo. Circa 13 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, tra sfollati interni e persone fuggite oltre confine, spesso dopo aver perso familiari, abitazioni e mezzi di sostentamento.

Secondo le stime dell’Onu, nel 2026 33,7 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, quasi due terzi della popolazione nazionale. Tra loro figurano 17,3 milioni di bambini, esposti alla fame, alle malattie, alla mancanza di istruzione e al rischio di subire direttamente le conseguenze dei combattimenti.