Nel pomeriggio della sua giornata a Lourdes “città dei malati e della speranza”, Leone XIV ricorda agli operatori sanitari dell’Accueil Notre-Dame, la struttura di assistenza per i pellegrini malati di fronte alla Grotta delle Apparizioni, il significato profondo della loro vocazione: “prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla”. E ribadisce l’appello a difesa della vita già rivolto a giugno nell’udienza alla “Fondation Jérome Lejeune”.
Sì, cari amici, siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, “sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”
Ai malati: siete il cuore pulsante della nostra umanità
In un luogo dove da oltre 150 anni, “pellegrini di tutto il mondo vengono ad affidare a Gesù, per mezzo di Maria, le loro sofferenze”, fisiche, psicologiche o spirituali, e dove “la fragilità non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro” il Papa, dal palco allestito nel piazzale di fronte all’Accueil, e interrotto più volte dagli applausi e da grida di approvazione, si rivolge prima di tutto a chi soffre, per dolori “talvolta terribili”.
Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa. Accompagno con la preghiera le prove che state attraversando.
“E’ impossibile considerare normale togliere la vita”
Parlando anche a tutti coloro che sono “uniti al nostro incontro” dalle loro case o camere d’ospedale, il Pontefice sottolinea che a Lourdes “Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica”, e il suo sguardo materno “ci ribadisce che nessuno è invisibile agli occhi di Dio”. Al centro del dialogo dell’Annunciazione tra Maria e l’angelo Gabriele, spiega, “è ciascuno di noi a scoprire di essere personalmente chiamato e profondamente destinato all’amore di Dio”. La persona umana “è infatti ‘degna’ per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità. La sua dignità non si misura e non si discute”.
Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale.
Grazie a chi cura, con i corpi “anche le anime”
Papa Leone XIV non manca di esprimere tutta la sua gratitudine a medici, infermieri, barellieri, cappellani, équipe pastorali dei malati e ai tanti che “esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita”. “Curando i corpi – ribadisce – voi curate anche le anime”. E invita gli operatori sanitari “da un lato, a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall’altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes”.
Il dono del Papa e il suo abbraccio ai malati
Al termine del suo discorso, Leone XIV lascia in dono all’Accueil Notre-Dame di Lourdes una riproduzione in ceramica invetriata della celebre Annunciazione realizzata da Andrea della Robbia nel 1475 per il Santuario francescano della Verna. Quindi si sofferma a salutare personalmente molti malati e accompagnatori presenti nel cortile. Concluso l’incontro nel piazzale, il Papa raggiunge il quinto piano dell’Accueil Notre-Dame, dove saluta e benedice alcuni malati e rappresentanti delle associazioni che operano per l’accoglienza nel Santuario.
“La vita è bella e preziosa, non scoraggiatevi”
Ringrazia per il dono di un “Libro della vita” e alle persone in situazioni di fragilità dice che “La vita è bella e preziosa, non scoraggiatevi: Nostra Signora di Lourdes vi tiene per mano”. Rivolto ai volontari dell’accoglienza, ricorda che molte dellle persone che vengono a Lourdes in cerca di guarigione “ripartono con il cuore in pace, trasfigurate dalla grazia, pronte a proseguire il cammino. Voi siete gli strumenti che Dio utilizza per operare questo rinnovamento della speranza”. Sono certo, conclude, che anche voi “ripartite da Lourdes diversi dopo aver compiuto il vostro servizio. Vi invito a condividere e a proporre a chi vi circonda questa esperienza unica, in particolare ai giovani, per far loro scoprire la gioia del dono di sé e del servizio nel nome di Gesù”.
Monsignor Micas: a Lourdes la malattia non è perdita di dignità
Ad introdurre l’incontro il vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas, che ha ricordato come nel santuario sorto sopra e intorno alla Grotta di Massabielle “la malattia non viene nascosta. Non è mai guardata come un’umiliazione o una perdita di dignità”. Al contrario, ha spiegato il presule, la malattia stessa “permette alla più profonda dignità umana di manifestarsi pienamente, come una luce che illumina i cuori e i corpi, che rivela l’amore più grande di ogni sofferenza”. E di amore, ha concluso monsignor Micas, “in questa struttura e negli altri luoghi di accoglienza di Lourdes, se ne dona davvero tanto”.
