A Metz, esiste una febbre dell’oro benigna. La pietra di Jaumont, caratteristica roccia calcarea di colore giallo caldo, accende di riflessi temperati la Cattedrale gotica di Saint-Étienne, dove Papa Leone XIV presiederà la Messa nel pomeriggio di lunedì 28 settembre, e si reticola nel profilo geometrico del Centro Congressi intitolato a Robert Schuman, dove il Pontefice prenderà parte in mattinata a due incontri sui temi di pace, unità e dialogo interreligioso. C’è una coerenza rilevante in questa architettura: proprio come il venerabile servo di Dio raccolse i cocci di un’Europa in macerie dalla guerra per rimediarne un mosaico di pace, l’edificio progettato da Jean-Michel Wilmotte si ispira a una pietra antica per trasformarla in una griglia di luce e trasparenza proiettata verso il futuro.
Una vita al confine
Schuman, poi, qui è di casa. A Metz iniziò la carriera professionale come avvocato, prima di avviare un ambizioso sviluppo politico d’integrazione continentale, culminato nella dichiarazione del 9 maggio 1950, considerata l’atto costitutivo della nuova Europa. La sua stessa trafila “burocratica” segue quella della città di Metz stessa e incarna perfettamente il cosmopolitismo europeo da lui auspicato. Nato tedesco in Lussemburgo, Schuman ottenne la cittadinanza francese nel 1919, quando la regione dell’Alsazia-Lorena, dove viveva, fu restituita alla Francia. La stessa Metz, città sul confine nord-est delle due grandi nazioni, ha cambiato più volte appartenenza tra Francia e Germania nel corso della sua lunga storia. Un centro multietnico, quindi, riunito sotto l’egida europea. Un’idea schematizzata nella serie di bandiere che adornano il municipio: vaticana, francese, e quella comprendente un cerchio di dodici stelle dorate a cinque punte su uno sfondo blu.
Una pace nitida
Le stesse testimonianze in attesa dell’arrivo del Pontefice, raccolte dai media vaticani, raccontano una comunità che si presenta come centro nevralgico e catalizzatore di un’Europa che, come notato da Papa Francesco nel suo discorso al Parlamento continentale riunito a Strasburgo il 25 novembre 2014, deve scrollarsi di dosso l’immagine di “nonna” per tornare a essere “fertile e vivace”. Contro le “narrazioni alimentate dalla paura vorrebbero farci credere il contrario, ha commentato ai media vaticani Axel Raynaud, membro della Fraternité Européenne d’Étudiants Robert Schuman Argentorata, la pace raggiunta in Europa mai si opacizzerà e potrà servire come modello per costuire quella che il Papa ama definire “civiltà dell’amore”.
Una stazione, due identità parallele
Materia, luce e verticalità sono il trittico su cui poggia l’identità del Centro Congressi. Con il passare del giorno e il chiudersi dell’arco ritmato del sole, la pietra color oro dialoga con il vetro, rivestendo l’edificio di un abito che evolve costantemente. Qui il Papa parlerà di pace e unità, concetto per cui Schuman lottò a partire dal loro opposto: la guerra. Arrestato e incarcerato dalla Gestapo dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, evase dalla detenzione domiciliare il 1 agosto 1941, vivendo come clandestino fino alla fine della guerra, rifugiandosi per lo più in conventi e monasteri. L’edificio sorge nel moderno Quartier de l’Amphithéâtre, cerniera urbanistica tra le due identità, francese e tedesca, quest’ultima rappresentata dalla monumentale stazione ferroviaria, dove il vivace flusso di persone in arrivo, molte più che in partenza e gli stessi cartelloni annunciano l’imminente visita del Vescovo di Roma.
La “lanterna” di Metz
Materia, luce e verticalità sono anche gli elementi distintivi della Cattedrale, tra le più imponenti espressioni dell’architettura gotica: la sua navata, alta oltre 41 metri, è tra le più alte del mondo e la terza in Francia, dopo quelle di Beauvais e Amiens. Varcandone la soglia, lo sguardo è subito attratto dal maestoso ciclo di vetrate istoriate che percorre le pareti, mentre l’udito è catturato dalle prove generali del coro. Ancora “in borghese”, le voci si fanno aria tra gli spartiti, da una pausa all’altra concessa loro dal direttore, Christophe Bergossi. “È una vera e propria scuola di formazione”, spiega, riferendosi alla Maîtrise, realtà trentennale composta perlopiù da giovani che si formano ogni settimana per sei ore. E che, come recita il motto del coro, “cantano la pace nel mondo”. Un ideale così alto rende una preparazione tanto assidua non soltanto necessaria, ma anche carica di responsabilità. Di fatto, finisce il tempo delle parole e ricomincia quello del canto: le voci riempiono la navata, intrecciandosi alla luce che filtra dalle vetrate, alcune delle quali raffigurano santi francesi. Sono circa 6.500 i metri quadrati di vetrate della Cattedrale, tanto da esserle valso il titolo di Lanterne du Bon Dieu, la Lanterna del Buon Dio. E il Papa a Metz arriva proprio per riaccendere il barlume di concordia e democrazia di cui l’Europa si è sempre fatta guida.
