Giuda Taddeo, il santo delle “cause impossibili”. Ma non solo

Giuda Taddeo, apostolo e santo. Il viaggio nelle figure dei dodici apostoli continua

fatto del giorno

L’apostolo Giuda Taddeo, spesso confuso a causa del nome con il traditore Iscariota. I Vangeli e la tradizione ne riscattano la memoria presentandolo come l’apostolo “magnanimo”, epiteto che deriva proprio dal significato aramaico del suo soprannome Taddeo. Venerato universalmente come il patrono delle cause perse e dei casi disperati. E, invece, Giuda Taddeo non è solo questo: rappresenta la fedeltà silenziosa ma incrollabile. Nella sua udienza generale dell’11 ottobre 2006, papa Benedetto XVI ha tratteggiato l’identità dell’apostolo ricordando la celebre domanda che Giuda pose a Gesù durante l’Ultima Cena: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Il pontefice spiegò la portata di quel quesito con queste parole: “È una domanda di grande attualità, che anche noi rivolgiamo al Signore: perché il Risorto non si è manifestato in tutta la sua gloria ai suoi avversari per mostrare che il vincitore è Dio? Perché si è manifestato solo ai suoi discepoli? La risposta di Gesù è misteriosa e profonda: ‘Se uno mi ama, osserverà la prima parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui'”. Benedetto XVI chiariva così che la manifestazione di Dio non avviene attraverso il potere mondano o la folgorazione spettacolare, ma richiede la cooperazione e l’amore del credente. 

 

La figura di Giuda Taddeo si lega strettamente alla concezione della Chiesa come corpo vivo immerso tra la gente, un tema carissimo a Papa Francesco. Durante l’omelia a Santa Marta del 28 ottobre 2014, proprio nel giorno della festa liturgica dei santi Simone e Giuda, papa Francesco aveva  commentato il Vangelo della scelta dei dodici apostoli sottolineando come Gesù chiami i suoi vicini non per isolarli, ma per inviarli: “Gesù organizza la Chiesa… E poi, Gesù è sempre in mezzo alla folla, mai staccato dalla gente. Non è un professore, un maestro, un mistico che si ritira a pregare e le anime… no. Gesù è tra la folla, guarisce, fa capire il Padre”.

 

Tradizione vuole che egli abbia evangelizzato zone impervie e lontane come la Mesopotamia, la Persia e l’Armenia.