Ad ogni militare spetta quotidianamente la “nobile missione” di “difendere la sovranità della Patria e lo Stato di diritto, vigilando sulla sicurezza dei concittadini e proteggendoli dalle ingiustizie”. In questo modo, in un discorso pronunciato in lingua portoghese, Leone XIV sintetizza il compito dei buoni soldati ricevendo in udienza, questa mattina 24 agosto, nella Sala del Concistoro, l’Ordinariato Militare del Portogallo insieme ai membri dell’Esercito, dell’Aeronautica, della Marina, della Guardia Nazionale Repubblicana, della Polizia di Pubblica Sicurezza del Paese lusitano.
La delegazione dell’Ordinariato, dei corpi militari e delle forze dell’ordine portoghesi – circa 70 persone – è a Roma in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione del Vicariato, che venticinque anni fa “ebbe il suo primo vescovo proprio”.
Il ricordo dei due soldati portoghesi morti in servizio
Il Papa ritrova queste prerogative del buon soldato esemplificate nei due giovani militari dell’Esercito portoghese, di 21 e 22 anni, che venerdì scorso 21 agosto, hanno perso la vita, investiti da un veicolo presso l’area di servizio di Cantanhede-Mealhada, sull’autostrada A1, mentre “generosamente, come il buon samaritano, si fermavano lungo la strada per prestare soccorso” ad un camionista con il mezzo in panne. Il Pontefice li affida “al Signore, insieme alle loro famiglie”.
La forza di riconoscere i propri limiti
Come suggerisce la lettera di san Paolo agli Efesini, il Vescovo di Roma li incoraggia ad essere “forti nel Signore”. Una forza però di una qualità tutta speciale, che Leone XIV ritrova nella figura del centurione di Cafarnao, di cui raccontano i Vangeli di Matteo e Luca.
Siate forti nel Signore come il centurione che, a Cafarnao, si avvicinò a Gesù. Egli conosceva bene i valori ai quali ispirate la vostra vita: l’obbedienza, la disciplina, la rinuncia, la lealtà, il cameratismo, la dedizione, la responsabilità e il coraggio. Allo stesso tempo, quel militare sentiva il bisogno di Dio, sapeva che l’essere umano non basta a sé stesso, ma aspira a qualcosa di più, a qualcosa che lo trascende.
Il centurione – sintetizza il Papa – aveva un servo malato, “che soffriva terribilmente”: proprio la premura per questa persona lo porta a cercare Gesù affinché la guarisca. Il soldato romano non si sente degno di ricevere in casa sua il Maestro, ma crede fermamente che Lui potrà guarire il suo servo pronunciando “soltanto una parola”. Un atteggiamento che, secondo il Pontefice, denota un profondo senso della “gerarchia”, che lo porta a riconoscere Gesù come “suo Signore, suo Dio”.
Se, da una parte, questo militare era consapevole della propria autorità, dall’altra mostrò davanti al Figlio di Dio la forza della fede e il coraggio dell’umiltà. In realtà, l’essere umano, per quanta responsabilità abbia, per quanto potere eserciti, per quanto irreprensibile possa essere, è sempre affamato di infinito e assetato di eternità.
Una sete che può essere placata solo “in Gesù”, colui che dispensa i doni dell’eternità e dell’infinito.
Illuminare con la Parola di Dio
Leone XIV raccomanda poi ai Cappellani militari “la crescita spirituale dei militari e dei poliziotti della vostra Nazione”, esortandoli ad accoglierli, ascoltarli ed illuminarli con la “sapienza della Parola di Dio”. Proprio da questa cura, aggiunge, “scaturiranno i frutti della crescita personale nella pratica della vita cristiana e del rafforzamento dello esprit de corps delle Forze Armate e di Sicurezza che servite”. Prima di benedirli, il Pontefice affida alla Madonna di Fatima le missioni dei militari portoghesi, nel proprio Paese e all’estero.
