Radio Maria, successo senza soldi pubblici

Il dibattito di questi giorni sul finanziamento di Radio Radicale ha fatto spesso riferimento alla peculiarità di questa emittente che, a differenza di tutte le altre testate radio-televisive, non ha, per scelta, entrate pubblicitarie, ma vive di contributi pubblici, fornendo in cambio un servizio approfondito di informazione politico-parlamentare.

C’è solo un’altra radio, in Italia, che non accetta pubblicità, ed è Radio Maria. Ma, a differenza di Radio radicale, si finanzia esclusivamente con le donazioni dei suoi ascoltatori. Una formula unica nel panorama dei media Italiani, che ha permesso a Radio Maria di trasformarsi da una modestissima emittente locale in una delle radio più seguite, dotata di un numero di ripetitori addirittura superiore a quelli della Rai, in grado di raggiungere anche le più sperdute località. Nel corso degli anni questa realtà si è addirittura internazionalizzata con la creazione di un network presente in 75 paesi di tutti i continenti, con 81 emittenti che trasmettono nelle lingue e, in alcuni casi, nei dialetti locali.

Ha dell’incredibile che una realtà, partita da una modestissima emittente locale di Erba (Como), negli anni 80, pur in un panorama di crisi generale dei grandi mezzi di informazione, ha continuato a espandersi, nonostante un palinsesto fatto di rosari, messe, dibattiti culturali, poca informazione, molti interventi degli ascoltatori, inframmezzati da musica esclusivamente religiosa, trasmessa senza troppa cura, tanto che la maggior parte dei brani vengono interrotti prima della fine (come dire, a noi della musica non importa nulla). Con un’organizzazione affidata a pochissimi dipendenti (si contano sulle dita delle mani) e 20 mila volontari. E tuttavia raggiunge ogni giorno 30 milioni di ascoltatori.

Una realtà aliena. Eppure esiste. Il suo segreto? A differenza di gran parte delle altre radio (e dei media in generale), Radio Maria non ha l’obiettivo di distrarre l’ascoltatore ma quello di dare un senso al suo dolore. Alla sua fatica di vivere. Non è un caso che sia molto seguita da malati, anziani, carcerati, persone sole. Gli ascoltatori non vengono rimpinzati con messaggi pubblicitari, banalità, luoghi comuni, ma trovano un ambiente nel quale la loro sofferenza ha un valore e una dignità.