L’Ucraina nella morsa tra le fratture interne e un’altra strage di civili

Una pioggia di missili ha investito la capitale causando almeno sedici morti. Danneggiati depositi della Croce Rossa e un ospedale pediatrico. Zelensky chiede i Patriot

L’Ucraina piange gli ennesimi 16 morti a causa dei bombardamenti di Mosca e il presidente, Volodymyr Zelensky, si trova stretto fra il conflitto e i problemi interni. Nel Paese monta la polemica per l’indagine che ha portato al licenziamento di Iryna Mudra, una dei suoi vice capo di gabinetto, per la precisione quella con la delega agli affari giuridici. D’altra parte, si moltiplicano i candidati alla successione del presidente, quando l’Ucraina riuscirà ad andare alle urne. Per il momento però si contano i morti. L’altra notte sono piovuti su Kiev 168 droni e 45 missili. Il ministero della Difesa russo, come sempre, parla di obiettivi militari. Ma le immagini diffuse dalle emittenti ucraine e dai social mostrano edifici civili danneggiati e persone terrorizzate. Secondo il primo ministro, Serhiy Koretskyi, il bombardamento è durato quasi nove ore. Fra gli obiettivi colpiti ci sono stati anche depositi alimentari della Croce Rossa e un ospedale pediatrico. « È stato un attacco massiccio – ha scritto su X Volodymyr Zelensky –. I russi lo stavano preparando da tempo e hanno combinato diversi tipi di missili balistici, missili da crociera e droni per infliggere il maggior danno possibile alle infrastrutture civili». Come continuamente negli ultimi mesi, è tornato a chiedere con forza la fornitura di difese. «Ogni missile salva le vita della nostra gente» ha scritto Zelensky su Telegram, aggiungendo che Mosca non si impegnerà mai in negoziati seri fino a quando saprà di poter colpire l’Ucraina con i suoi missili.

Nella notte fra mercoledì e giovedì, Kiev ha colpito nuovamente la Russia, concentrandosi sui depositi di carburante e sulle infrastrutture logistiche. Stando ai media ucraini, sono stati distrutti un complesso industriale nella città di Nizhnekamsk, nel Tatarstan, ossia mille chilometri a est di Mosca, e una raffineria di petrolio della compagnia Taneco nella regione di Krasnodar. Il ministero della Difesa russo, dal canto suo, ieri ha reso noto che le forze russe hanno colpito due navi che trasportavano munizioni e attrezzature militari nel porto ucraino di Chornomorsk, sul Mar Nero. Il presidente russo, Vladimir Putin, in un intervento pubblico, ha dovuto ammettere che le incursioni contro i siti industriali, le infrastrutture e i centri logistici stanno arrecando un danno effettivo all’economia russa, aggiungendo però che non ci sono «conseguenze critiche». Il vice primo ministro Alexander Novak ha confermato l’indiscrezione che si era diffusa negli ultimi giorni, ossia che la Russia, tra i principali produttori mondiali di greggio, si trova costretta a ricorrere all’importazione di carburanti dall’estero per far fronte alle crescenti carenze sul mercato interno. Non abbastanza, però, da far pensare di concludere il conflitto. « Attualmente, vista la posizione del regime di Kiev, non ci sono motivi per essere ottimisti riguardo a una soluzione pacifica. Le dinamiche al fronte sono ben note. L’operazione militare speciale continua» ha spiegato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, accusando anche alcuni Paesi europei, fra cui il Regno Unito, di star aumentando il proprio coinvolgimento nel conflitto. Il diplomatico non ha rinunciato a una battuta sulla situazione politica interna, definendo i vertici di Kiev «molto eterogenei».

Il riferimento è all’ex ministro della Difesa ucraino, Mikhail Fedorov, che ha chiesto lo svolgimento di elezioni, nonostante la legge marziale in vigore nel Paese non lo consenta.

Il giovane ministro, appena 34enne, era stato rimosso dal dicastero dallo stesso Zelensky il mese scorso e molti hanno interpretato la sua dichiarazione come una discesa in campo, anche perché è arrivata in concomitanza con lo scandalo per corruzione in cui è indagata l’ormai ex collaboratrice di Zelensky.

Secondo i media ucraini, l’ex ministro starebbe progettando un viaggio negli Stati Uniti, dove potrebbe incontrare Elon Musk, ma anche altri titolati delle Big Tech. Un’ipotesi che piace poco sia all’ex ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, sia al consigliere di Zelensky, Dmytro Podolyak. Il primo ha invitato a usare le parole con responsabilità. Il secondo è stato ancora più esplicito: «Chiunque veda il proprio futuro nella politica ha diritto di parlare della possibilità o impossibilità di tenere elezioni. Ma ci sono territori occupati, molte persone sono fuori dall’Ucraina o hanno cambiato residenza. Capisco che il processo elettorale sia estremamente importante. Ma non ci sono le condizioni per garantirlo».