«Era martedì e, come ogni martedì e venerdì, ho dovuto spostare la macchina dalla strada perché la stavano pulendo. Ho colto l’occasione per andare a Chinatown a comprare frutta e altre cose. Stavo pagando quando ho sentito un forte schianto. Siamo rimasti tutti a fissare il punto, senza capire cosa fosse successo. Un uomo ha iniziato a dire che era stato un aereo ». Quando siamo protagonisti o spettatori prossimi di un evento traumatico e senza dubbio epocale ciò che ci è accaduto, nella sua solo apparente banalità, si rivela per quel che è: momento cruciale, come tutti, di una vita preziosa. A raccontare i suoi ricordi di quell’11 settembre di 25 anni fa è un sacerdote, padre Martin, parroco della chiesa slovena di New York. Era a China Town, a pochi isolati dalle Torri Gemelle. In un’intervista a el Debate ha consegnato la memoria ancora vivida di ciò che ha vissuto e visto in quel frangente drammatico per gli Stati Uniti e per tutta la famiglia umana. Ciò che testimonia, con grande lucidità, riguarda proprio chi siamo noi, fragilissime creature umane, capaci di ferocia estrema e di amore fino al sacrificio estremo, illusi di essere potenti, quando le torri che abitiamo sembrano solide, e con dolore ma grande beneficio, capaci di scoprirci piccoli, bisognosi gli uni degli altri e assetati di Dio.
«L’UOMO NELLA PROSPERITA’ NON COMPRENDE»
«Tutto era confuso e terrificante. Il traffico si bloccò, i negozi iniziarono a chiudere e la vita si fermò praticamente del tutto. Rimasi in chiesa per gran parte della giornata. Nel pomeriggio andai ad Astor Place e guardai verso il World Trade Center. Le torri non c’erano più. (…) Sono andato in chiesa. Ho iniziato a pregare e ho lasciato le porte aperte. Alcuni vicini hanno cominciato a entrare. Si sono inginocchiati, hanno pregato e sono rimasti lì in silenzio. Era molto difficile comprendere che una cosa del genere fosse accaduta». In merito alla domanda su cosa abbia rivelato l’11 settembre agli Stati Uniti, degli Stati Uniti stessi, Padre Martin non ha dubbi: «Fino ad allora, molti americani si sentivano molto al sicuro. Gli Stati Uniti erano lontani da altri luoghi e si aveva la sensazione che nessuna guerra o conflitto potesse raggiungerli. L’11 settembre fu il primo segnale importante che anche gli Stati Uniti erano vulnerabili».
Il crollo delle torri ha di fatto mostrato ciò che siamo già, lo ha mostrato in un modo estremamente doloroso e ingiusto per le migliaia di innocenti che sono morti, ma si è mostrato in tutta la sua evidenza che gli uomini sono una sola famiglia, una famiglia di popoli; di fatto la forma di rete interconnessa world wide web più radicale che ci sia. Spesso loro malgrado.
TORNARE A DIO
Che nel frattempo non se ne è mai andato, ma spesso, per la nostra durezza, ci attende oltre la nube di polvere che hanno sollevato le nostre distruzioni. Le domande che padre Martin ha sentito rivolgersi o levare al cielo da tanti uomini e donne travolti da questa tragedia sono le stesse che tutti noi lanciamo al cielo, spesso contro il Cielo, quando la sofferenza viene a visitarci. «Dopo una tragedia del genere, molte persone hanno iniziato a porsi domande su Dio: dov’era Dio? Come ha reagito Dio a un evento simile? (…) Per alcuni, una tragedia può rafforzare la fede perché li porta a rendersi conto di quanto sia fragile la vita umana. La vita è imprevedibile. Per me, la migliore sicurezza che possiamo avere è la fede in Dio. »
Che senso ha avuto una prova del genere, dunque? Il sacerdote lo ricorda con limpida chiarezza: Dio ci vuole felici, non procura né desidera la nostra sofferenza, spiega. «Tutto ciò che Dio fa per le persone ha questa prospettiva: che possano raggiungere la felicità. Spesso è difficile comprendere come sono strutturate le nostre vite e perché accadono certe cose. Ma Dio ci dà delle istruzioni per vivere». La legge di Dio, i Dieci comandamenti che non mettono limiti a caso ma costruiscono solidi argini dentro cui la nostra vita può scorrere lieta, ordinata e feconda. Non è affatto un caso che, il mese successivo agli attentati a New York, una grande casa editrice cristiana abbia registrato un aumento del 57 % nelle vendite della Bibbia.
IL PERDONO, L’UNICA VIA. CRISTO, LA SOLA SALVEZZA
Il frutto più bello di questo fatto enorme, che nelle intenzioni dei suoi mandanti ed esecutori, la rete terroristisca di Al Qaida, doveva seminare solo odio e paura, è stata invece la capacità di perdono e la scoperta di appartenerci tutti gli uni gli altri. Però dobbiamo stare attenti e precisi: non è necessario subire tragedie per riconoscere la nostra condizione di creature fragili, dipendenti e amate da Dio. Così come gli strattoni sono, per un genitore, uno strumento odioso da usare solo per salvare la vita al proprio figlio che, distratto, sta per essere investito da un’auto a gran velocità. Ciò che salva davvero i figli – e dunque tutti noi – non sono mai gli schiaffi o gli strattoni: è sempre l’amore, un Amore che educa, che cammina con noi, che ci mostra con la Sua stessa vita come si fa a vivere. Non bastasse (non è bastato) quella Vita ci verrebbe donata perché, nutrendoci di Lui, diventiamo Dio ci vuole: santi e beati.

