Mosca (AsiaNews) – La dichiarazione dei giorni scorsi di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri di Mosca, sulla disponibilità della Russia ad aiutare Georgia, Abkhazia e Ossezia del Sud a stabilire contatti ha scatenato un acceso dibattito a Tbilisi. Nel 18° anniversario della “Guerra dei Cinque Giorni” tra Russia e Georgia per i territori delle repubbliche separatiste, i russi hanno proposto di facilitare la riconciliazione tra Tbilisi, Tskhinvali e Sukhumi. “La parte russa è pronta a continuare a fornire un’assistenza completa alle parti per far progredire il processo negoziale, rafforzare la fiducia e costruire relazioni inter-statali nell’interesse della stabilità e della sicurezza nel Caucaso meridionale”, ha affermato il ministro in una dichiarazione.
Sebbene le attuali autorità georgiane siano impegnate in relazioni pragmatiche con Mosca ed evitino lo scontro, Tbilisi considera inaccettabile la proposta di riconciliazione con l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud: la leadership considera questi Paesi come parte integrante del territorio georgiano. Per l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, al contrario, un dialogo inter-statale paritario con la Georgia e garanzie legali di non ricorso alla forza rappresentano uno scenario assolutamente favorevole. Non è la prima volta che la Russia tenta di mediare tra le parti in conflitto. Un anno fa, un’analoga dichiarazione di Lavrov ricevette una valutazione più favorevole da parte del partito di governo del Sogno Georgiano.
Il segretario generale del partito e sindaco di Tbilisi, Kakha Kaladze, affermò allora che le autorità accoglievano con favore la disponibilità della Russia a facilitare la riconciliazione, ma permane una fondamentale divergenza di vedute. Il premier Iraklij Kobakhidze ha recentemente dichiarato senza mezzi termini che le relazioni diplomatiche con la Russia non potranno essere ripristinate finché Mosca continuerà a riconoscere l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Allo stesso tempo, ha definito una soluzione pacifica una delle priorità della politica estera di Tbilisi.
La Georgia ha interrotto le relazioni diplomatiche con la Russia nel 2008, in seguito alla Guerra dei Cinque Giorni, e questo conflitto rimane il principale ostacolo alla piena normalizzazione delle relazioni tra Russia e Georgia. Tuttavia, l’assenza di ambasciate non significa una completa mancanza di contatti: le due parti mantengono limitati canali di interazione politica, mentre i collegamenti di trasporto e commerciali sono pienamente operativi. A Sukhumi il consigliere presidenziale Sergej Šamba ha affermato che l’assenza di relazioni diplomatiche tra Russia e Georgia “rappresenta principalmente un peso per la parte georgiana”, ritenendo inoltre che la dura retorica di Tbilisi stia allontanando la società abkhaza dalla prospettiva di scambi culturali, cooperazione e buon vicinato.
L’Ossezia del Sud, da parte sua, ha respinto l’interpretazione georgiana della questione: Tskhinvali ha ricordato che Mosca considera immutabili le decisioni di riconoscere le due repubbliche, e ha invitato Tbilisi a tenerne conto. La novità della situazione attuale non risiede tanto nell’emergere di un nuovo piano di soluzione, quanto nel cambiamento di tono delle autorità georgiane: sebbene il tema della “occupazione di territori georgiani” rimanga una costante a Tbilisi, la leadership del Sogno Georgiano parla sempre più spesso della necessità di ricostruire i ponti distrutti con l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. In vista delle elezioni parlamentari del 2024, il fondatore del partito, Bidzina Ivanišvili, aveva addirittura affermato che la Georgia deve trovare la forza di chiedere scusa per la guerra del 2008, ma queste parole avevano scatenato proteste, poiché molti nella società georgiana le avevano interpretate come un tentativo di scaricare la responsabilità del conflitto sulle precedenti autorità georgiane.
Kobakhidze in realtà prosegue su questa linea anche oggi: nell’anniversario della Guerra dei Cinque Giorni, ha nuovamente accusato il gruppo di Mikhail Saakašvili e il Movimento Nazionale Unito, oggi all’opposizione, di aver provocato gli scontri e di essere quindi responsabili delle conseguenze degli eventi dell’agosto 2008. Allo stesso tempo, il primo ministro ha criticato l’opposizione e parte della società civile per una “russofobia contratta”, sostenendo che il forte aumento della retorica anti-russa dopo il 2022 sia dovuto a pressioni esterne, e a tentativi di trascinare la Georgia in un conflitto con la Russia.
L’offerta russa di mediazione giunge in un momento in cui la Georgia è contemporaneamente in disaccordo con la Russia sullo status dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, e sta attraversando una profonda crisi con i suoi partner europei. Le questioni democratiche ostacolano il riavvicinamento con l’Ue, mentre la persistenza delle controversie territoriali impedisce la transizione verso relazioni a pieno titolo con Mosca.
