Ha 19 anni, disegna gli stemmi dei vescovi (e sogna di diventare prete)

«L’Eucaristia mi attrae», racconta in una intervista il giovane Lukas Böck. Che ha recentemente realizzato lo stemma del vescovo di Münster

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Non sono decisamente in molti, a 19 anni di età, a poter vantare di aver già realizzato ben due stemmi vescovili. Tra questi c’è il tedesco Lukas Böck, che lo scorso marzo, insieme ad un amico, ha ideato lo stemma del vescovo Heiner Wilmer di Münster; ed è anche l’artefice dello stemma del vescovo Christian Würtz, nuovo vescovo di Eichstätt che si insedierà il prossimo 4 ottobre. Il sito katholisch.de ha avvicinato il diciannovenne per una breve intervista, dalla quale esce un ritratto ben più ricco di quello di un “semplice” realizzatore di stemmi vescovili.

Sì, perché nella biografia del ragazzo la fede sembra prevalere – e di gran lunga – sulla pur indubbia vena artistica e creativa. «Tutto ciò affonda le radici nella mia infanzia», ha raccontato alla giornalista Christina Denk, sottolineando di essere cresciuto in una famiglia molto cattolica. «Vivo a Treviri, proprio accanto alla chiesa. Mio padre è il sacrestano e praticamente sono cresciuto in quella chiesa. È come la mia seconda casa. Da adolescente, ho iniziato a interessarmi di più alla Chiesa e al Papa e mi sono imbattuto negli stemmi. Sono sempre stato affascinato dalla storia e mi sono appassionato all’araldica».

A seguire, nel corso dell’intervista Böck ha fatto presente come la sua passione vada ben oltre la realizzazione di elementi decorativi. E a chi pensasse che lo stemma di un vescovo sia poco più di un logo, il diciannovenne ricorda che «uno stemma può comunicare moltissimo. Mostra le motivazioni di chi lo porta e le sue origini. L’ho sempre trovato affascinante. Un oggetto grafico che parla per te, ti accompagna e racconta la tua storia». In effetti, è proprio così: lo stemma non è estetica ma, a suo modo, anche essenza. È identità, radici, storia. E di tutto ciò il giovane tedesco pare, dimostrando una maturità superiore a quella dei suoi coetanei, perfettamente consapevole; ma non è ancora questa la parte più bella dell’intervista che Böck ha rilasciato.

Un’intervista che ha il suo passaggio più forte quando il ragazzo racconta di una vocazione al sacerdozio che lo accompagna fin dall’infanzia. «Ero uno di quei bambini che giocavano a fare la Messa – sul tavolo del salotto», racconta, precisando che «abbastanza presto, ancor prima della Prima Comunione, facevo il chierichetto. Da lì è nato tutto. Tre anni fa, dopo un sermone del nostro vescovo ad Aquisgrana, ho pensato per la prima volta di diventare sacerdote. Poi mi sono innamorato e ho avuto una relazione durata quasi un anno e mezzo. È finita per vari motivi e l’anno scorso, dopo un pellegrinaggio giovanile a Roma, l’idea di diventare sacerdote ha continuato a riaffiorare. Da allora, è la strada che voglio percorrere». Se questa vocazione sarà confermata, non resta che augurare al diciannovenne di poterla coltivare e far proseguire.

Del resto, Dio solo sa quanto ci sia bisogno di sacerdoti giovani e motivati; soprattutto, ce n’è bisogno in una Germania dove da un lato la secolarizzazione è galoppante e, dall’altro, le gerarchie ecclesiastiche paiono spesso più impegnate su questioni politiche se non ideologiche – come il sacerdozio femminile, ulteriori aperture alle coppie omosessuali, eccetera – che non, invece, su questioni di sostanza e di fede. Che poi sono le uniche vere questioni che contano, come giovani come Lukas Böck dimostrano di sapere. Non per nulla, nell’intervista il diciannovenne ha dichiarato: «La Chiesa ha sempre occupato un posto importantissimo nella mia vita. Sono sempre stato affascinato da tutto ciò che vi accade, ad esempio durante l’Eucaristia. Farne parte è ciò che mi attrae». Perché è questo e solo questo, anche se alcuni pastori sembrano essersene scordati, ciò che davvero «attrae».