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San Giovanni de Brébeuf

San Giovanni de Brébeuf

Giovanni de Brébeuf nacque il 25 marzo 1593 a Condé-sur-Vire, un piccolo villaggio nel dipartimento de La Manche in Francia. Dopo il suo ingresso come novizio nella Compagnia di Gesù alla fine del 1617, fu considerato sufficientemente colto nelle materie umanistiche e nella filosofia da venire rapidamente indirizzato sulla strada del sacerdozio.

A causa della sua salute cagionevole gli venne impedito di insegnare e gli fu posto il limite di un incarico biennale. Fu ordinato probabilmente nel marzo 1622 e fu poi nominato tesoriere del collegio gesuita di Rouen.

De Brébeuf era al suo quindicesimo anno di sacerdozio quando Samuele Champlain fondò Quebec, nel 1608. Biard e Massé furono i primi due gesuiti a essere mandati nella Nuova Francia (così si chiamava allora l’attuale Canada): essi lasciarono la Francia nel 1613, ma dovettero tornare dopo solo due anni a causa degli attacchi inglesi alla città.

Biard non andò più nella missione, ma Massé fu uno dei quattro gesuiti che, alla richiesta di un ulteriore aiuto da parte dei missionari francescani rimasti oltremare, partî per il Canada nel 1625. Gli altri tre furono Giovanni de Brébeuf, Carlo Lalemant e il fratello converso Buret.

Da quel momento in poi Giovanni avrebbe sopportato insieme agli altri missionari le più grandi difficoltà fisiche che un uomo possa immaginare, e sarebbe stato martirizzato dopo aver subito torture di una crudeltà indicibile. La sua salute era sicuramente migliorata dai tempi del noviziato, e comunque il suo desiderio di martirio avrebbe fatto passare qualsiasi dolore in secondo piano.

Inizialmente i gesuiti rivolsero la loro attenzione agli uroni, la più pacifica e sedentaria delle tribù indiane, e perciò la più facile da evangelizzare. De Brébeuf era impaziente di iniziare a lavorare tra la popolazione indigena, ma poco dopo il loro arrivo i gesuiti vennero a conoscenza dell’uccisione di uno dei francescani a opera degli uroni. Sembrò quindi più prudente in quel momento cambiare programma.

Nell’ottobre di quell’anno de Brébeuf lasciò il Quebec per trascorrere l’inverno con gli indiani algonchini, affrontando il sudiciume e i vermi delle loro tende piene di fumo. Anch’egli dormiva su rami d’abete sparsi sulla neve, in uno spazio ristretto ammassato di corpi umani e di cani. Durante il giorno cacciava con la tribù tra il ghiaccio e la neve, mangiando il loro cibo e digiunando quando non c’era nulla.

Sperava di arrivare a conoscere a fondo gli indiani e di imparare la loro lingua così da poter scoprire come trasmettere loro la dottrina cristiana. Scoprì molto velocemente che la figura del “buon selvaggio” era mitica e che solo la grazia di Cristo l’avrebbe fatto nascere.

Incapace all’inizio di pronunciare una sola parola per farsi comprendere, diventò il bersaglio di scherzi cattivi, come quando gli indiani gli insegnarono parole oscene senza dirgli il loro vero significato. A parte questi piccoli imbrogli, era chiaro che in realtà le tribù erano dominate dalla superstizione e in balia dei loro stregoni.

Giovanni perseverò nella sua missione, e infine riuscì a comporre la grammatica e il dizionario della lingua della tribù durante i cinque mesi che rimase con loro.

Nell’estate 1626 persuase gli uroni a ospitarlo nelle loro terre insieme a de Noue, un compagno gesuita, e a un francescano. L’unico mezzo di trasporto era la canoa, ma anche questa risultò inutile per affrontare le trentacinque o quaranta rapide del fiume: a ognuna di esse canoa, bagagli e provviste dovevano essere trasportati via terra fino al punto in cui si poteva riprendere la navigazione.

Il soggiorno non fu facile: il francescano andò a lavorare presso un’altra tribù e de Noue, incapace di fare alcun progresso con la lingua, tornò nel Quebec.

Rimasto solo e senza aiuti, de Brébeuf tradusse un Catechismo già esistente nella lingua degli uroni. Si guadagnò anche il titolo di stregone (che più tardi gli avrebbe procurato dei guai) quando, in un periodo di siccità, propose di pregare il Dio cristiano e subito piovve. In quel periodo fece anche alcune visite ai petoni.

Il suo soggiorno giunse a termine quando fu richiamato a Quebec e la colonia si trovò alla mercé di un ugonotto francese asservito agli inglesi. Champlain e de Brébeuf ritornarono in Francia, il secondo a Rouen, dove prese i voti definitivi nel 1630, mentre la Nuova Francia fu conquistata dagli inglesi per tornare poi alla Francia nel 1632.

Nel 1633 Champlain tornò nella colonia accompagnato da Giovanni. Gli uroni, sostenuti dai francesi, accettarono di accogliere dei missionari solo dopo essere stati sconfitti duramente dagli irochesi, tribù più fiera e aggressiva, alleata degli inglesi, e nel 1635 quattro gesuiti con i loro aiutanti laici partirono per Urone.

Il viaggio fu tremendo: le canoe si separarono e de Brébeuf venne abbandonato dalle sue guide in una regione disabitata. Trovò da solo la via per 1honitiria, arrivando da quegli indiani che lo avevano conosciuto in precedenza e che erano pronti ad accoglierlo tra di loro. Rimase là per tre anni.

Nei mesi del suo arrivo vi fu una terribile epidemia di cui furono incolpati i missionari. Essi stessi, spesso ammalati e sotto la minaccia di morte, officiarono per più di un anno per i malati e battezzarono i morenti. In quattro occasioni si tennero dei concili per decidere la sorte dei missionari.

Al suo banchetto funebre, che egli stesso aveva organizzato per la sua morte ormai decisa, de Brébeuf parlò a tutti di Dio, del paradiso e dell’inferno. La sua esecuzione venne posticipata e nel 1637, nel periodo più duro dell’epidemia, il primo adulto sano venne battezzato. Si sarebbe dimostrato un cristiano esemplare.

Dal momento che gli indiani avevano dato ascolto al consiglio di segregare i malati, l’epidemia si calmò e, nel 1638, de Brébeuf spostò il centro della missione a Tcnaustayoe. Col tempo i missionari poterono muoversi più liberamente tra gli uroni e l’opera di evangelizzazione procedette per i pochi anni che restavano prima che la tribù venisse distrutta dagli irochesi.

I “neutrali” erano una tribù simile agli uroni, ed erano così chiamati per il reiterato rifiuto ad appoggiare gli uroni o gli irochesi. Nel 1640 de Brébeuf partì con tre fratelli per prendere contatti con questa tribù, senza sapere che uroni ostili li avevano preceduti parlando male di leo. Tutti i villaggi gli chiusero le porte in faccia.

Una notte che la temperatura stava scendendo pericolosamente, entrarono senza essere stati invitati in una capanna e così si trovarono ad affrontare un gruppo di indiani pronto a infrangere le regole di ospitalità e a ucciderli. Altri villaggi si unirono a loro. De Brébeuf si rivolse a loro e pacatamente continuò a parlare mentre venivano armati gli archi contro di lui.

Il suo coraggio prevalse ed ebbero salva la vita. Una squaw li ricevette con grande gentilezza mentre una tempesta di neve imperversò per tre settimane e li aiutò a imparare i dialetti indiani. Durante il viaggio di ritorno de Brébeuf cadde sul ghiaccio e si ruppe la clavicola: dovette rimanere tre anni fermo a Quebec.

Gli irochesi stavano diventando sempre più pericolosi, e sembrò necessario avvisare i missionari che lavoravano a Urone. Nel 1644 de Brébeuf partì. L’anno seguente si trovò in mezzo ai rifugiati uroni che fuggivano dagli irochesi, ma era chiaro che se tutte le tribù non si fossero unite c’erano poche speranze di salvezza.

Nel 1648 ci furono due massacri che resero necessario spostare la missione. Anche la nuova sede, però, venne conquistata il 16 marzo 1649. De Brébeuf e Gabriel Lalemant (17 mar.) erano in un villaggio distante quattro chilometri, che venne preso poco dopo. Gli irochesi massacrarono gli abitanti senza pietà e catturarono de Brébeuf, che consideravano uno stregone.

Nove anni prima Giovanni aveva fatto un voto a Cristo: «Faccio voto alla presenza dell’Eterno Padre e del Santo Spirito […] di non sottrarmi al martirio se, nella tua grazia, lo offrirai un giorno al tuo servo indegno […] e quando starò per ricevere il colpo della morte, mi impegno ad accettarlo dalla tua mano con il cuore ricolmo di gioia». Ebbe la percezione che la sua offerta fosse stata accettata e non sarebbe stato preso alla sprovvista quando il momento sarebbe giunto.

I preti vennero denudati, legati e furono loro strappate le unghie. Furono allineati davanti agli irochesi che li colpivano con coltelli, bastoni e pietre. Condotti al palo al quale dovevano venire arsi, de Brébeuf cadde in ginocchio e lo baciò, come se fosse davanti all’altare della Messa.

Fu acceso il fuoco e le fiamme iniziarono a alzarsi attorno a lui mentre i guerrieri gli infilavano rami accesi nella carne o gli mettevano tizzoni ardenti sul corpo.

Poi gli tagliarono strisce di carne, le arrostirono sullo stesso fuoco e le mangiarono. Giovanni non fece udire neanche una parola o un lamento, tentò solo di incoraggiare gli altri cristiani. infuriati dal suo coraggio, gli tagliarono il naso e le labbra, gli ruppero i denti e gli infilarono un tizzone in bocca. Un urone apostata portò calderoni di acqua bollente per “battezzare” il battezzatore.

Gli legarono attorno ai fianchi una cintura di pelle, imbevuta di pece e accesa, mentre gli sfioravano il collo con asce di guerra incandescenti. Ancora non fece udire un suono. Venne allora privato dello scalpo e gli fu messa della cenere bollente nella piaga.

Alla fine un colpo alla testa con un’ascia pose fine alla sua agonia. Impressionati, gli indiani gli strapparono il cuore e bevvero il suo sangue, pensando di poter così guadagnare il suo coraggio.

Giovanni de Brébeuf venne canonizzato nel 1930. Viene ricordato insieme agli altri martiri del Nord America, l’11 ottobre.

San Giovanni de Brébeuf

San Giovanni de Brébeuf

Data di pubblicazione: 16 Marzo 2026
Di: Radio Maria
Tratto da: Il Santo del giorno 16 Marzo
Tratto dal sito: "santodelgiorno.it"

La buona battaglia – 12/03/2016

La buona battaglia – 12/03/2016

Data di pubblicazione: 14 Marzo 2016
Di: Morigi Andrea
Tratto da: La buona battaglia San Giovanni de Brébeuf

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