Kuala Lumpur (AsiaNews) – Un gioco di equilibri sempre più difficile da sostenere: le recenti dichiarazioni del premier Anwar Ibrahim a sostegno della posizione della Cina su Taiwan hanno suscitato elogi da Pechino e critiche da Taipei. Parole, e reazioni, che mettono in luce una volta di più il delicato (e ambivalente) rapporto che la Malaysia sta cercando di mantenere fra relazioni sempre più strette con il Paese del dragone e la salvaguardia dei legami economico con l’isola ribelle. In un’intervista rilasciata ad al-Jazeera e pubblicata il 16 agosto scorso, il capo del governo di Kuala Lumpur ha affermato di considerare Taiwan parte della Cina e ha ribadito l’adesione della Malaysia alla politica di “una sola Cina”.
“Taiwan fa parte della Cina, punto e basta” ha affermato Anwar. Alla domanda se la Malaysia condannerebbe la Cina qualora Pechino ricorresse alla forza per riportare Taiwan sotto il proprio controllo, Anwar ha risposto che il gigante asiatico ha il diritto di difendere l’unità del proprio territorio. Il premier ha inoltre paragonato la questione alla posizione della stessa Malaysia in materia di integrità territoriale. “Se una provincia decidesse di separarsi, ricorreremmo alla forza?” si è chiesto. “Penso ha proseguito – che difenderei la sacralità e l’unità della nazione”.
Le dichiarazioni del capo del governo sono state accolte con favore da Pechino. “La Cina apprezza le dichiarazioni del primo ministro Anwar” ha affermato il portavoce del ministero cinese degli Esteri Lin Jian durante una conferenza stampa il 19 agosto. “Vorrei ribadire – ha aggiunto Lin – che esiste una sola Cina al mondo. Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese, e la Cina deve essere e sarà riunificata”.
Taiwan, di contro, ha criticato la posizione del leader malaysiano. Il ministero degli Affari esteri di Taipei ha affermato che il “sostegno unilaterale alla Cina” da parte di Anwar potrebbe influire sulla fiducia delle imprese taiwanesi nell’investire in Malaysia. Il capo della diplomazia di Taipei ha inoltre avvertito che il sostegno a un cambiamento dello status quo nello Stretto di Taiwan attraverso la minaccia dell’uso della forza potrebbe “danneggiare gravemente la fiducia politica tra Taiwan e la Malaysia”. Il ministero ha messo in discussione la posizione di Anwar in quanto leader che si è spesso presentato come difensore della democrazia e dei diritti umani. In questa prospettiva, l’alto funzionario di Taiwan ha ricordato come ciò includa anche il rispetto della “volontà del popolo di Taiwan”.
La controversia sorge in un momento in cui Kuala Lumpur cerca di rafforzare le relazioni economiche con la Cina, pur mantenendo ampi legami commerciali con Taiwan e altre importanti economie asiatiche. Pechino è il principale partner commerciale della Malaysia, con un interscambio bilaterale che raggiunge centinaia di miliardi di ringgit all’anno. Taiwan, dal canto suo, è diventata un importante investitore nei settori dell’elettronica e dei semiconduttori.
Aziende taiwanesi, tra cui Foxconn e ASE Technology, hanno investito in Malaysia mentre il Paese consolida la propria posizione di polo regionale nella produzione di elettronica e semiconduttori. In tutto questo, il Paese del Sud-est asiatico ha cercato di mantenere una politica estera pragmatica mentre la competizione strategica tra Cina e Stati Uniti si intensifica in tutta l’Asia-Pacifico.
In genere Kuala Lumpur ha evitato di schierarsi nella rivalità, mantenendo al contempo relazioni sia con Washington che con Pechino e sostenendo la stabilità regionale attraverso l’ASEAN. Le ultime dichiarazioni di Anwar potrebbero quindi attirare maggiore attenzione da entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan. La Malaysia intrattiene relazioni diplomatiche con Pechino dal 1974 e riconosce ufficialmente la politica della “Cina unica”. Non ha relazioni diplomatiche formali con Taiwan, sebbene i legami economici, educativi e interpersonali rimangano attivi. Taipei gestisce un ufficio di rappresentanza de facto in Malaysia, mentre i cittadini e le aziende malesi continuano a mantenere ampi legami con l’isola.
Per Pechino, le dichiarazioni di Anwar rafforzano la posizione ufficiale del Paese su Taiwan in un momento in cui la Cina è sempre più sensibile alle dichiarazioni internazionali riguardanti l’isola ”ribelle” che essa considera parte integrante del proprio territorio. Taiwan è autonoma dal 1949, quando il governo nazionalista di Chiang Kai-shek vi si è ritirato in seguito alla sconfitta subita dal Partito Comunista Cinese nella guerra civile cinese. Pechino non ha mai rinunciato all’uso della forza per ottenere la riunificazione. Di contro, Taipei respinge la rivendicazione di sovranità e sostiene che il futuro di Taiwan debba essere deciso dal suo popolo.
Tutto questo rappresenta un difficile calcolo diplomatico per la Malaysia: le sue relazioni economiche con la Cina sono strategicamente importanti, mentre gli investimenti taiwanesi e le ambizioni della Malaysia nel settore dei semiconduttori rendono altrettanto significativi gli stretti legami economici con Taiwan. Le dichiarazioni di Anwar mettono quindi ancora più in evidenza la politica di lunga data di Kuala Lumpur verso “una sola Cina”, in un momento in cui le tensioni su Taiwan stanno influenzando sempre più le relazioni tra le principali potenze asiatiche. La sfida per Kuala Lumpur sarà quella di preservare gli interessi economici e la flessibilità diplomatica senza che la sua posizione su Taiwan comprometta i rapporti con altri importanti partner regionali.
