«Dobbiamo prepararci a possibili attacchi da Mosca – Putin vuole spaventarci»

L’Alta rappresentante Ue: tre Paesi pronti a contribuire ad Aspides

ROMA «Sono stata onorata di incontrare il Papa e di discutere con lui così a lungo. Entrambi abbiamo a cuore la pace, ma anche la necessità di garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni e che sia fatta giustizia. Avevamo molti temi di cui parlare. Naturalmente la guerra in Ucraina, come ottenere una pace giusta e duratura». Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ieri era a Roma per una serie di incontri istituzionali. L’ex premier estone ha incontrato anche i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto.

Di cosa ha discusso con Crosetto?

«Della difesa europea e di cosa possiamo fare di più a questo riguardo. Sono molto grata all’Italia per le risorse fornite per le nostre missioni: un terzo di tutto il personale delle operazioni europee proviene dall’Italia».

Avete parlato di Aspides?

«Aspides è la nostra operazione per scortare le navi commerciali fuori dal Mar Rosso. L’Italia e la Grecia sono i principali Paesi che forniscono navi. Ho chiesto con Crosetto agli altri Stati membri di dare un contributo e ora la buona notizia è che il Belgio metterà a disposizione una nave e altri due Paesi stanno valutando di partecipare».

Lunedì al Consiglio Difesa la richiesta era caduta nel vuoto.

«Da allora abbiamo tre Paesi che potrebbero contribuire. Abbiamo anche discusso della prossima strategia europea per la sicurezza, in particolare del protocollo di emergenza».

Anche su questo i ministri erano stati piuttosto freddi.

«Abbiamo dato un nuovo nome a quello che chiamiamo protocollo di sicurezza d’emergenza: dobbiamo avere una piattaforma politica che ci permetta di utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per combattere le minacce ibride, ma anche per prevenirle. Una piattaforma che ci permetta di riunirci, a livello di ambasciatori, ministri o leader, quando accade qualcosa che riguarda le minacce ibride».

E con Tajani?

«Abbiamo parlato molto di Africa. Di ciò che sta accadendo tra Eritrea ed Etiopia: le tensioni stanno crescendo. Della Somalia e del Sahel. Di come impegnarci con questi Paesi e di come possiamo fare di più. Di Balcani occidentali e Serbia. Di Russia e Ucraina, di cosa si può fare per esercitare maggiore pressione su Mosca».

Il ruolo di Roma

Sono molto grata: un terzo di tutto il personale delle operazioni europee proviene dall’Italia

Gli Stati Ue stanno mostrando una certa stanchezza nei confronti delle sanzioni. Come intende procedere?

«Abbiamo già proposto di sanzionare 1.600 persone ed entità: è il più grande pacchetto finora. Spero che riusciremo a ottenere l’accordo entro ottobre al Consiglio Affari esteri. Abbiamo rimosso due oligarchi ma abbiamo preso anche un’altra decisione: prorogare per tre anni tutte le altre designazioni, così non dovremo rinnovarle ogni sei mesi».

Continuano gli attacchi ibridi nei confronti dei Paesi Ue. Come intendete reagire?

«Stiamo proponendo altre misure contro Mosca. Le minacce e gli attacchi ibridi che la Russia sta conducendo contro i nostri Paesi hanno l’obiettivo di intimidire gli Stati europei affinché smettano di sostenere l’Ucraina, ma sta succedendo proprio il contrario. Se lasciamo sola l’Ucraina mentre la sua popolazione viene bombardata, la Russia vince. Ma poi avremo più aggressioni».

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Il tentativo tedesco

Mosca non vuole negoziare: ha cercato di umiliare Wadephul dopo il colloquio con Lavrov

«La Russia sta spingendo per un’escalation per creare paura nelle nostre società. Dobbiamo prepararci ai possibili attacchi. È per questo che abbiamo proposto il protocollo di sicurezza d’emergenza. Ma a volte si tratta anche di prevenzione. Prendiamo le infrastrutture marittime critiche: gli Stati membri hanno bisogno di proteggerle e può essere fatto con l’aiuto degli altri Paesi e dell’Ue».

Visto l’esito dell’incontro tra il ministro degli Esteri tedesco Wadephul e il ministro russo Lavrov, è possibile dialogare con la Russia come chiedono i pacifisti?

«La Germania è uno dei maggiori sostenitori dell’Ucraina, quindi è molto chiaro quale sia la sua posizione. Anche in Germania ci sono richieste di parlare con i russi. E anche i nostri partner esterni ci dicono di farlo. La Russia ha cercato di umiliare il ministro tedesco e in qualche modo di deridere l’incontro. Non credo ci sia altra possibilità che esercitare maggiore pressione sulla Russia affinché sia effettivamente disposta a sedersi e negoziare. In questo momento non lo è».

A che punto è il lavoro sulla proposta per vietare i visti agli ex combattenti russi?

«Il lavoro sta andando avanti. Si è tenuta una riunione dei consolati europei in Russia per discutere di come rafforzare le regole e le norme per il rilascio dei visti. Gli attacchi di Lipsia, secondo quanto abbiamo letto sui media, sono stati compiuti da una persona che aveva un visto turistico italiano. Quindi i visti sono chiaramente una minaccia per i nostri cittadini. Dal resoconto della riunione ho visto che l’Italia sosteneva regole più severe».

L’estrema destra filorussa sta crescendo in Europa. È preoccupata per le elezioni dei prossimi mesi?

«Tutti i nostri Paesi sono democrazie e tutti i nostri cittadini eleggono chi vogliono. Ma sono preoccupata da queste tendenze, perché troppo spesso questi partiti cavalcano l’onda della disinformazione. Usano narrazioni false per convincere le persone, manipolano l’opinione pubblica».

Francia e Germania chiedono una riforma del Servizio europeo per l’azione esterna. È preoccupata che il suo ruolo venga indebolito?

«No, in realtà quello che stanno valutando sia la Germania sia la Francia è proprio il rafforzamento del mio ruolo. Ho ricevuto anche dal ministro Tajani un documento con le proposte italiane. È molto positivo che ne discutiamo, perché tutti vogliono un’Ue più forte nel mondo».