Il Cantico nato nella notte di Francesco
“Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite e pretiose e belle”.
Sono alcuni dei versi più celebri del Cantico delle Creature, noto anche come Cantico di Frate Sole, la preghiera poetica con cui San Francesco d’Assisi lodò Dio attraverso la bellezza del creato.
Scritto nell’antico volgare umbro, il Cantico è considerato la prima opera letteraria in lingua italiana di cui si conosca l’autore. Ma la sua origine non nasce in un momento di serenità, bensì dentro una stagione di grande prova.
Secondo la tradizione, Francesco compose il Cantico tra il 1224 e il 1226, mentre era segnato da una grave malattia, dalla cecità e da un profondo turbamento spirituale. In quel periodo soggiornava a San Damiano, in una piccola casetta costruita per lui da Santa Chiara e dalle donne del suo Ordine.
Fr. Francesco Piloni, OFM, Ministro emerito della Provincia dei Frati Minori dell’Umbria, racconta così quel momento: “Qui, in una notte di grande tribolazione, dove addirittura c’erano i topi che correvano accanto al suo corpo, e chiede aiuto fortemente al Signore dentro ai suoi dolori, e da quella notte di travaglio nasce una delle espressioni più grandi e meravigliose che hanno segnato la letteratura, all’inizio della letteratura italiana, ma hanno aperto nel mondo la grande poesia del Cantico delle creature”.
Verso la fine della sua vita, il cammino spirituale di Francesco aveva così compiuto un cerchio completo. Il giovane che un tempo cercava gloria e riconoscimento vedeva con gli occhi, ma non ancora con il cuore. Il Francesco ormai vicino alla morte non vedeva più, ma portava dentro una luce nuova.
“Il giovane Francesco vede, ma ha il buio nel cuore. Il Francesco, ormai che sta morendo, non vede più. Lui compone il Cantico delle creature ed è cieco, ma il suo cuore è di una luminosità immensa”, spiega Fr. Piloni.
Fratello sole, sorella luna e il creato come famiglia
Il Cantico delle Creature è composto da ventitré strofe, ciascuna dedicata a un aspetto del creato: il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra e persino la morte.
La grande intuizione di Francesco è chiamare ogni creatura con un nome familiare: fratello, sorella, madre. Il mondo non è per lui un oggetto da possedere, ma una realtà da accogliere, custodire e restituire a Dio.
“Avvicinare le creature, il sole, ripeto, le stelle, il vento, il fuoco, fino anche la morte, avvicinandole, chiamandole fratello, sorella, madre. È questa l’intuizione meravigliosa di Francesco, cioè il creato è mi è familiare”, afferma Fr. Francesco Piloni.
Questi versi non esprimono soltanto gratitudine per la bellezza e l’armonia della natura. Rivelano anche la presenza del divino in ogni elemento del creato e ricordano la responsabilità dell’uomo davanti al dono della creazione.
“Il messaggio grande è che Dio ci ha affidato dalla Genesi in poi, ha affidato all’uomo di essere custode e di custodire, non solo custodire, ma anche di coltivare il giardino della creazione. […] ma ci ha chiesto anche di rappresentarlo. Il creato è del Signore e noi lo dobbiamo restituire. Questa è una parola carissima di Francesco, lo dobbiamo restituire migliore”, sottolinea ancora Fr. Piloni.
Il profondo amore di San Francesco per il creato, espresso nel Cantico, ha attraversato i secoli e ha ispirato generazioni di papi e la dottrina sociale della Chiesa.
Papa Francesco ha posto particolare enfasi sulla vocazione dell’uomo a proteggere il creato fin dall’inizio del suo pontificato. Nella Messa inaugurale, subito dopo la sua elezione, ricordò: “E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo”.
San Francesco ha ispirato non solo le encicliche di Papa Francesco Laudato Si’ e Fratelli Tutti, ma anche il nome stesso scelto da Jorge Mario Bergoglio come Pontefice.
In occasione del decimo anniversario di Laudato Si’, nel 2025, celebrato sotto il tema “Ravvivare la speranza per la giustizia climatica”, anche Papa Leone XIV ha richiamato l’importanza della cura del creato.
«Non possiamo amare Dio, che non vediamo, disprezzando al contempo le sue creature. Né possiamo definirci discepoli di Gesù Cristo senza condividere la sua visione del creato e la sua cura per tutto ciò che è fragile e ferito», ha affermato Papa Leone.
Portando avanti questa tradizione, il Pontefice ha dedicato intenzioni di preghiera a temi come “il nostro rapporto con tutto il creato” e “la tutela dell’acqua”, ricordando ai fedeli la responsabilità di proteggere la casa comune.
Sorella morte e l’ultima lode di San Francesco
Secondo la tradizione, la prima volta che il Cantico delle Creature fu recitato per intero fu da Francesco e dai frati Angelo e Leone, due dei suoi primi compagni, sul letto di morte del santo.
Si racconta che l’ultimo verso, dedicato a “Sorella Morte”, sia stato aggiunto solo pochi minuti prima della fine. Anche davanti alla morte, Francesco non smette di lodare Dio. La morte corporale, da cui nessun uomo può fuggire, viene accolta dentro lo stesso linguaggio di fraternità che attraversa tutto il Cantico.
“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. Laudate e benedicete mi’ Signore e ringratiate e serviateli cum grande humilitate”, recita Br. Danilo Di Vincenzo, OFM, frate francescano e responsabile del Progetto RIPA.
Il Cantico delle Creature resta così non solo una lode alla bellezza del mondo, ma anche una professione di fede. Nato nella sofferenza, nella cecità e nella vicinanza alla morte, diventa un inno alla luce, alla fraternità universale e alla speranza.
A distanza di otto secoli, il canto di San Francesco continua a ricordare che il creato non è una realtà estranea all’uomo, ma una famiglia ricevuta in dono. Una casa da custodire, coltivare e restituire migliore.


