Gerusalemme (AsiaNews) – “Non possiamo rimanere in silenzio”. Il gruppo cristiano ecumenico A Jerusalem Voice for Justice, attivo nella Città Santa e impegnato a favore di uguaglianza e giustizia verso la pace in Palestina e Israele, ha diffuso oggi un nuovo appello. I firmatari – tra cui il patriarca latino emerito palestinese Michel Sabbah, il vescovo luterano emerito Mounib Younan, l’arcivescovo greco-ortodosso Attallah Hanna – si pronunciano contro l’abitudine di assistere a “morte” e “sfollamenti” a Gaza come in Cisgiordania, dove non si placano i impuniti raid israeliani e i crescenti attacchi dei coloni. Si rivolgono a “tutte le persone di coscienza”; e ai cristiani in Palestina dicono: “Questa è la vostra terra, non perdete la speranza”.
L’appello di A Jerusalem Voice for Justice – diffuso oggi dal gesuita p. David Neuhaus, di origini sudafricane, anch’esso tra i firmatari – è articolato in tre punti. Anzitutto, viene sottolineata la “tragedia umana” che accade a Gaza da oltre mille giorni. “Dietro i numeri delle vittime ci sono volti e nomi”, dicono. Ricordano le due milioni di persone costrette alla fame e ad una vita di stenti tra le macerie. Denunciano il “collasso” dell’assistenza sanitaria. “Non possiamo semplicemente imparare a conviverci come se fosse una cosa normale”.
“Il pericolo oggi è che ci abituiamo a questa tragedia. Quando la perdita di vite umane diventa solo un’altra notizia tra le tante del quotidiano, e quando la distruzione non suscita più indignazione morale e compassione, ci troviamo di fronte a un pericolo che minaccia non solo Gaza, ma la nostra stessa umanità. Ci rifiutiamo di permettere che Gaza venga dimenticata”, affermano i firmatari.
A Jerusalem Voice for Justice chiede che Gaza non sia “dimenticata”. “Esigiamo la protezione dei civili, l’accesso garantito agli aiuti umanitari e la fine delle uccisioni, della distruzione, della fame e della paura”. Il gruppo ecumenico sottolinea che “ogni vita umana è sacra” e che rifiuta “ogni forma di omicidio, violenza e vendetta”. E, sulla pace, aggiunge: “Non può essere costruita sulle rovine di un popolo, né può fondarsi sulla negazione della dignità altrui. Non può esserci pace senza uguaglianza per tutti coloro che vivono in questa terra”.
L’appello prosegue mettendo al centro dell’attenzione i territori palestinesi occupati nella Cisgiordania, dove il pericolo “cresce di giorno in giorno”. Mentre il mondo volge lo sguardo altrove, la situazione nella West Bank “si sta deteriorando”. Per l’espansione incontrollata degli insediamenti, i posti di blocco, le chiusure, le difficoltà negli spostamenti, che spingono le persone palestinesi – sia musulmane che cristiane – verso “una disperazione sempre più profonda”. Che spinge a valutare l’emigrazione. “Ciò che sta accadendo nelle città e nei villaggi palestinesi, compresa Taybeh con la sua importante presenza cristiana, ci riguarda tutti”, dice A Jerusalem Voice for Justice nel suo appello.
“Respingiamo ogni ideologia o politica che neghi ai palestinesi il diritto di esistere in libertà e dignità nella propria terra e nelle proprie case. Gerusalemme sta diventando sempre più isolata dal contesto palestinese circostante. L’accesso alla città, anche per la preghiera e il pellegrinaggio ai luoghi santi, è diventato estremamente difficile per molti”. Invitando Chiese e istituzioni a “fare della difesa della possibilità per le persone di rimanere nella propria terra una priorità”.
L’appello si conclude con il terzo punto: un invito alla speranza rivolto alle persone palestinesi cristiane. I firmatari affermano: “Sappiamo che la vita è difficile”. E ancora: “Vi diciamo: non lasciate che la paura vi domini, suggerendovi di essere stranieri nella vostra stessa terra. Non lasciate che la disperazione offuschi il vostro futuro”. “Non siamo reliquie del passato”, aggiungono. Le comunità cristiane in Palestina non sono “di passaggio”. Esse appartengono alla terra di Gesù Cristo, e sono “parte integrante del suo popolo, del suo passato, del suo presente e del suo futuro”, aggiungono i sottoscrittori.
“Cari fratelli e sorelle, rimanete saldi e non fuggite. Abbiate coraggio e non arrendetevi. Rimanete saldi nella solidarietà con il nostro popolo, resistendo al male e alla violenza. Come insegnava l’apostolo Paolo: ‘Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene’. L’amore non è debolezza, ma una forza capace di affrontare il male”.
Quindi, A Jerusalem Voice for Justice si rivolge ai decisori politici, in particolare agli Stati Uniti, invitando “ad assumersi le proprie responsabilità, adoperandosi per porre fine alle uccisioni, agli sfollamenti e alla distruzione”. Lo sguardo è rivolto anche alle prossime elezioni in Israele e Palestina, possibilità di significative svolte politiche. La speranza è che “portino nuove forme di governo, fondate sulla giustizia e l’equità, contribuendo a creare una nuova realtà che conduca all’uguaglianza e a una pace giusta e definitiva nella nostra terra e in tutta la regione”.
Infine, A Jerusalem Voice for Justice esorta Chiese e istituzioni cristiane “a dare priorità all’impegno di aiutare il nostro popolo a rimanere saldo, sostenendo le opportunità di lavoro, l’istruzione, l’alloggio”. Ricordando ai leader ecclesiastici di considerare l’urgenza dell’unità e di lavorare per “sollevare le preoccupazioni del nostro popolo e difenderlo”, cosicché “i fedeli possano sentire che la Chiesa non si limita a parlare di loro”. “Allo stesso tempo esortiamo il nostro popolo cristiano a non aspettarsi tutto dalle istituzioni e dai leader”. Concludendo: “Questa terra non è solo la terra in cui hanno vissuto i nostri antenati; è anche la terra in cui vogliamo che vivano i nostri figli”.
