Parlando ai partecipanti alla quarantasettesima edizione del Meeting dell’amicizia fra i popoli, Papa Leone XIV ha riacceso – per riprendere le sue parole – «sogni e visioni», con parole che hanno valore per la Chiesa tutta, capaci di spalancare un orizzonte all’altezza del cambiamento d’epoca in cui siamo immersi.
La verità si incontra nella libertà
Senza censurare i drammi e le sfide che scuotono il nostro presente, il Papa ha avuto l’audacia di indicare l’inaspettata opportunità che questa epoca «drammatica e meravigliosa» costituisce. La società secolarizzata concepita, quindi, non come nemico da combattere ma come spazio da comprendere, abitare, vivere: una società che non ha bisogno di continui richiami astratti quanto che si spalanchino al suo interno spazi di autentica umanità e piena libertà. Infatti, ha chiarito papa Leone, per la Chiesa, oggi, il punto decisivo non «non è una questione di numeri […] È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà». Un giudizio tutt’altro che scontato nella Chiesa stessa, movimenti compresi, e che impegna a un esercizio di comprensione del presente che non lascia spazio a rivendicazioni, paure e paradigmi giudicati già fallaci dalla storia recente. Infatti, prosegue il pontefice, quanto sia necessaria alla verità questa stima appassionata per la libertà di ciascuno «lo stiamo comprendendo sempre meglio entro le circostanze storiche che riattivano le domande più umane e un desiderio infinito di senso, di giustizia e di pace».
Leggere diversamente i segni dei tempi
A livello ecclesiale significa un cambio di paradigma nel modo con cui ci siamo abituati a leggere i segni dei tempi, infatti, prosegue il Papa: «una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto, doveva rivelarci che possiamo stimare di più la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere». Proprio quella che sembrerebbe una clamorosa perdita di incidenza della Chiesa sulla società, peraltro acceleratasi in modo vistoso in questo inizio di secolo, non è qualcosa da temere ma ciò che ci consente di riconoscere, piuttosto, ciò che veramente può intimamente toccare le nostre esistenze e con ciò realmente influenzarle, trasformarle.
Riattivare la profondità umana
Leone approfondisce ulteriormente e dilata l’orizzonte già indicato dai suoi predecessori: «”La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione”. È l’attrazione per un modo di abitare il mondo, a proposito del quale don Giussani provocatoriamente domandava: “Si può vivere così?”». Proprio il nostro presente complesso, così difficile da decifrare, può favorire il riattivarsi di quella profondità umana fatta di bisogni, urgenze, domande che sole consentono di intercettare la novità e la bellezza di una vita attrattiva, quella vita di Cristo che già per il mondo del II secolo appariva «meravigliosa e indubbiamente paradossale». Il cuore umano, infatti, come ha ricordato il Papa anche in Magnifica humanitas «avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso» (n. 230), diverso delle manovre che puntano a conquistare spazi di influenza o delle seducenti costruzioni ideologiche: ha bisogno della misericordia di un disegno diverso, della grazia di una logica diversa, di un respiro nuovo per la vita, imprevisto quanto, tuttavia, atteso da ogni uomo.
Muovere e commuovere
È in questa lealtà con il proprio bisogno autentico che è possibile riconoscere e accogliere il mistero dell’Incarnazione, dell’Emmanuele: la misericordia infinita del Dio-con-noi. Un mistero che non misura ma che libera e permette di rischiare. Infatti, proprio «la bellezza disarmata di questo Mistero – ha affermato ancora Papa Leone – domanda di correre “il rischio educativo” di cui vi parlò don Giussani». Solo questa contemporaneità possibile con la vita stessa di Dio in Cristo, che si rinnova negli uomini e donne che lungo i secoli si sono lasciati attrarre da Lui e abitare dal suo Spirito; solo questa presenza del divino nell’umano è la vera novità che muove la storia e la salva, dischiudendo una possibilità di vita – di amore e libertà – che non ci saremmo mai sognati. Riecheggiando il titolo del Meeting – L’amor che muove il sole e l’altre stelle (Dante, Paradiso, XXXIII) – il Papa ci ricorda così il metodo di Dio, «che rimane volentieri silenzioso» e che manifesta così la sua vera efficacia: una presenza reale in grado di muovere, commuovere il cuore e la libertà dell’uomo: «Si, l’amore muove!».
Riconoscere l’appartenenza dell’amore
Nel solco di Agostino, Leone ci ricorda che la forma stessa della misericordia di Dio per l’uomo, è proprio il farsi incontro, rischiando e puntando tutto su questo desiderio inestinguibile di Lui che irriducibile abita in ogni uomo e donna. Da questo lasciarsi attrarre del cuore dalla vita e dall’amore di Cristo sempre nuovamente sorge la coscienza dell’unica vera appartenenza, di cui vivono quella comunione e quella sinodalità cui il Papa ha richiamato e che non possiamo confondere quali esito di costruzioni o strategie umane dalle pretese uniformanti: è il riconoscimento di «appartenere a Dio solo», l’appartenenza dell’amore, l’unica che realmente libera perché «Nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento.
Convertirsi in servizio
«C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé». L’unità è sempre dono di grazia, poiché scaturisce in pienezza solo per l’attrattiva di Cristo che si fa prossimo agli uomini e alle donne di ogni tempo. Per questo, ha ricordato il Papa, ogni autorità nella Chiesa è chiamata a convertirsi «in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia», poiché quanto è chiamata ad amministrare non è mai l’espressione di una propria capacità di governance o strategia, ma è sempre frutto di un’unità “impossibile” e che solo Cristo presente rende sempre nuovamente possibile e rinnova: «è il Signore che ci rialza sempre, come singoli e come comunità!».
Sperimentare il Dio che si fa incontro
Il messaggio di Leone XIV al Meeting merita di esser soppesato ecclesialmente da tutti: è importante lasciarsi interrogare dalle sue parole, senza correre il rischio di ridurle o smussarle, per sottolineare soltanto ciò che ci sembra di vivere già. Il messaggio del Papa, irrompendo in un panorama di diagnosi ecclesiali stanco e ripetitivo, riaccende con il suo respiro audace il desiderio di sperimentare «Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare».
