Cresce il bilancio delle vittime civili in Sudan

In più di 5.000 costretti a fuggire in soli quattro giorni

Khartoum – Sono oltre 5.000 le persone costrette a fuggire dal sud-est del Sudan in soli quattro giorni. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), tra il 12 e il 15 agosto 5.355 persone, appartenenti a 1.071 famiglie, hanno lasciato la città di Qaisan e sette villaggi circostanti, nello Stato del Nilo Azzurro, a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. Gli sfollati hanno cercato riparo in altre aree dello stesso Stato, ma l’Oim avverte che la situazione resta tesa e instabile.

Già l’11 agosto circa 2.500 persone erano fuggite da Qaisan, dove l’esercito sudanese ha riferito di aver respinto un attacco delle Forze di supporto rapido (Rsf) e di forze alleate. La violenza continua anche in altre regioni del Paese. Nel Kordofan settentrionale, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, più di una dozzina di civili sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti negli scontri a Um Arada, a sud-ovest di El Obeid, mentre oltre 4.200 persone sono state costrette ad abbandonare la città e le zone circostanti tra venerdì e sabato. Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023 tra l’esercito guidato da Abdel Fattah al-Burhan e le Rsf, ha ormai frammentato il Sudan in diverse aree di controllo: le forze regolari dominano gran parte di Khartoum e del centro del Paese, i paramilitari mantengono vaste zone del Darfur e il Kordofan resta uno dei principali fronti della guerra.

In questi giorni è stato peraltro diffuso un video sulle piattaforme social, da parte di combattenti delle Forze di supporto rapido, in cui si vedono decine di veicoli radunati nel sud-est della Libia prima di essere inviati in Darfur. I veicoli sono stati scaricati da aerei cargo all’aeroporto libico di Al Kufra. Le aree circostanti la città sono diventate un centro logistico e una base di supporto per le operazioni e il rifornimento delle Rsf. Sul piano diplomatico proseguono intanto i tentativi di arrivare a una tregua. Una delegazione del Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione africana è arrivata a Khartoum per una visita di due giorni, con l’obiettivo di favorire un cessate-il-fuoco, migliorare l’accesso agli aiuti umanitari e rilanciare il processo politico. Dopo l’incontro con al-Burhan, il presidente di turno del Consiglio, il diplomatico algerino Mohamed Khaled, ha chiesto la fine delle interferenze straniere e ribadito che una pace duratura può passare soltanto attraverso il dialogo e un accordo politico.