Il fatto del giorno (ASCOLTA E LEGGI) – 09/10/2026

Tratto da: Notiziario

È possibile ottenere delle indulgenze recitando il rosario?

Molte persone hanno scritto sul potere spirituale del Rosario, ma forse è meno noto che attraverso questa devozione mariana — che, secondo la tradizione, fu donata dalla stessa Madre di Dio — è possibile ottenere anche l’indulgenza.

San Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae (n. 37), sottolineò che «per favorire questa proiezione ecclesiale del Rosario, la Chiesa ha voluto arricchirlo di sante indulgenze per quanti lo recitano con le dovute disposizioni».

A questo proposito, la concessione 17 dell’Enchiridion Indulgentiarum (Manuale delle Indulgenze) della Penitenzieria Apostolica stabilisce che «si concede l’indulgenza plenaria se il Rosario viene recitato in una chiesa o in un oratorio pubblico, oppure in famiglia, in una comunità religiosa o in una pia associazione».

Allo stesso modo, l’indulgenza viene concessa al fedele che «si unisce devotamente alla recita della medesima preghiera quando essa è fatta dal Sommo Pontefice e viene trasmessa per televisione o per radio». Negli altri casi si ottiene invece l’indulgenza parziale.

Il documento precisa inoltre che, «se l’opera arricchita dell’indulgenza plenaria può essere opportunamente suddivisa in parti — come il Rosario della Beata Vergine Maria nelle sue decine — chi, per un motivo ragionevole, non porta a termine l’intera opera può ottenere l’indulgenza parziale per la parte compiuta».

Nel caso della preghiera vocale, viene inoltre richiesta la devota meditazione dei misteri.

Nella recita pubblica, «i misteri devono essere meditati secondo la consuetudine approvata nel luogo», mentre nella recita privata «è sufficiente che il fedele unisca alla preghiera vocale la meditazione dei misteri».

Come è noto, è possibile ottenere una sola indulgenza plenaria al giorno, fatta eccezione per il caso di pericolo di morte.

Per riceverla è necessario adempiere alle disposizioni richieste dalla Chiesa: confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Papa.

L’indulgenza può inoltre essere applicata a una persona defunta.

L’indulgenza legata all’uso del Rosario benedetto

San Paolo VI stabilì inoltre, nella costituzione apostolica Indulgentiarum Doctrina (Norma 17), che «al fedele che usa devotamente un oggetto di pietà — crocifisso, croce, Rosario, scapolare o medaglia — validamente benedetto da un sacerdote, viene concessa l’indulgenza parziale».

«Se poi l’oggetto di pietà è stato benedetto dal Sommo Pontefice o da un vescovo, i fedeli che lo usano devotamente possono ottenere anche l’indulgenza plenaria nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, aggiungendo tuttavia la professione di fede secondo una formula legittima».

A questo proposito, padre Jhon Phalen, CSC, grande promotore della devozione al Rosario in famiglia, ha precisato che utilizzare devotamente un oggetto di pietà significa anche pregare.

«Credo che portare una croce o persino il Rosario possa essere come una professione di fede. Ma il Rosario stesso, più che l’oggetto concreto, è una preghiera. Quindi bisogna recitarlo», ha spiegato il sacerdote.

«Altrimenti potrebbe sembrare che si riponga troppa fede nell’oggetto e non in Dio. […] L’oggetto ci aiuta a comunicare e a entrare in relazione con Dio», ha aggiunto.

Non è quindi sufficiente portare il Rosario al collo, in tasca o nella borsa per ottenere l’indulgenza parziale: deve essere usato nella preghiera, come strumento per avvicinarsi maggiormente a Dio nella propria vita.

Di: Ewtn