Virus Cina: salite a 17 le vittime, allarme per le possibili mutazioni

I casi sono ora 509, di cui 444 nella provincia di Hubei dove nel capoluogo Wuhan si sono verificati i primi episodi. Anche in Messico una persona sotto osservazione

Il virus può mutare ancora e, per prevenire il rischio che corra in tutta la Cina, Wuhan resta la «zona chiave di controllo epidemico». Così dice Pechino, che di fatto vorrebbe chiudere la città, se potesse. Mentre il sindaco (che ha cancellato anche un importante evento del capodanno locale) ha fatto appello chiedendo di tenersi lontani dal centro, il governo ha chiesto ai cittadini di non lasciare la città, che conta oltre 11 milioni di abitanti. I trasporti pubblici locali e i voli si interromperanno dalle dieci di giovedì mattina. Questa battaglia di retroguardia è dura: in tredici province cinesi sono stati individuati dei casi, il censimento dei contagi è raddoppiato in un solo giorno e i morti sono 17. Tutti i decessi e la maggior parte dei malati sono segnalati a Wuhan e nello Hubei che la circonda. Mercoledì comincia la vacanza del Capodanno lunare: 3 miliardi di viaggi di cinesi, annunciava ancora pochi giorni fa la propaganda di Pechino con orgoglio, ora è una paura. Gli epidemiologi di Londra che per primi hanno dato l’allarme mondiale, con uno studio statistico sui numeri, dicono che i contagiati nel solo Hubei non possono essere meno di 4 mila.

Trasparenza

Per dimostrare al mondo la nuova trasparenza ordinata da Xi Jinping, la Commissione sanitaria nazionale di Pechino si è presentata alla stampa. Il vice direttore Li Bin non aveva dati rassicuranti. Se il 90% dei casi accertati è a Wuhan, «la via di trasmissione del virus dev’essere ancora completamente compresa e tracciata, per ora sembra che serva contatto ravvicinato con le vie respiratorie di un malato. Ma c’è la possibilità che il coronavirus si adatti e muti e questo aumenta il rischio di diffusione ulteriore della malattia», ha detto il funzionario. Li Bin chiede alla gente di Wuhan di «evitare la folla e ridurre al minimo gli assembramenti pubblici». Appello difficile da mettere in pratica per una città di 11 milioni di abitanti, durante il Capodanno lunare. Il consiglio per i cinesi è di non visitare la zona critica e l’appello ai pendolari è di non uscire da Wuhan.

Confusione

Secondo il governo non c’è evidenza di un «super-diffusore», cioè che un singolo infetto possa passare il contagio a molte persone. Si è aggrappato alla statistica il vice direttore, spiegando che non è ancora stato scoperto un caso di passaggio del virus da un malato a dieci sani. Ma il sindaco di Wuhan in tv ha detto il contrario, confermando che in un grande ospedale della sua città un paziente ha contagiato un medico e 14 infermieri: «È successo durante un’operazione chirurgica e la malattia polmonare non era stata riscontrata dal personale». Si copre le spalle, dopo che il Partito ha promesso di «inchiodare alla colonna dell’infamia chi sottovaluta l’emergenza». Il sindaco Zhou Xianwang annuncia di aver stabilito otto task-force: pubblicità, trasporti, controllo dei mercati, contromisure mediche e così via. Nell’aeroporto e nelle stazioni di Wuhan sono state installate 35 postazioni fisse di controllo all’infrarosso della temperatura dei passeggeri; 300 termometri infrarossi portatili contribuiscono al monitoraggio. Il dipartimento del turismo ha vietato alle agenzie di viaggio locali ogni tour fino all’8 febbraio. Previsti posti di blocco per controllare automobili e camion e impedire il movimento di animali (che sono stati la prima fonte di partenza del virus, nel mercato del pesce di Wuhan a fine dicembre). Il Partito-Stato vuole mostrare al mondo di saper cooperare e fermare l’emergenza, cancellato il silenzio colpevole della Sars 2002.

Ma sul web cinese circolano anche notizie e immagini diverse: «Se chiami il numero d’emergenza e dici che qualcuno ha la febbre o tossisce, l’ambulanza non arriva». Realtà o esagerazione? Ci sono filmati di barelle avvolte in contenitori di plastica. E di code davanti alle farmacie che vendono maschere protettive, anche a Shanghai. Polemica politica a Taiwan: è stato scoperto un caso, un impiegato che tornava per le vacanze da Wuhan. Quando parla di tredici province colpite, Pechino conta anche l’isola che considera sua. Il governo di Taipei protesta, soprattutto perché il suo governo non è ammesso nell’Organizzazione mondiale della sanità, per il veto della grande Cina. La Commissione sanitaria ha innalzato il coronavirus a malattia infettiva di Classe B. Ogni caso di contagio va comunicato entro due ore. Fu catalogato Classe B anche il virus della Sars che uccise circa 800 persone tra Cina e Hong Kong. Classe A significherebbe ammettere un’epidemia come il colera, per esempio, osserva la stampa cinese. Ma anche se il coronavirus è ancora a livello B, le autorità autorizzano cautele da A: quarantena per i pazienti sospetti e isolamento per chi è entrato in contatto. Sarebbero circa tremila al momento. La battaglia è solo all’inizio: sui giornali il coronavirus viene disegnato come un mostriciattolo da ingabbiare.