«Virus aggressivo, va contenuto Per fine luglio è atteso il picco Vaccini agli over 80 a domicilio»

Ricciardi: le premesse per il prossimo autunno non sono buone

Walter Ricciardi, professore di Igiene e Sanità pubblica, consigliere scientifico del ministro della Salute, Roberto Speranza: è corretto parlare di ondata estiva?

«Sì, è un’ondata intensa, solo parzialmente diversa da quella che l’ha preceduta».

Cosa la distingue?

«Il virus è il più contagioso esistente sulla faccia della terra, come il morbillo. Colpisce le vie aeree superiori, raramente attacca i polmoni».

Ma?

«Può reinfettare più di una volta e anche se, ad esempio, ci infettiamo tre volte non acquisiamo un’immunità duratura. Questa ripetitività predispone al Long Covid, patologia ormai ben definita».

Quanto ci impegnerà?

«A fine luglio il picco. Le premesse non sono buone, a ottobre potremmo trovarci in condizioni di svantaggio».

Sbagliato aver lasciato dilagare il virus togliendo l’obbligo di indossare le mascherine?

«Lasciarlo libero è molto pericoloso per l’individuo e la collettività. Va bene accettare la convivenza ma continuando a combatterlo. Come? Vaccinandosi e adottando misure di sanità pubblica negli ambienti affollati, quindi mascherina, distanziamento e areazione».

Come consigliere scientifico del ministro non ha indicato questa linea?

«Noi, assieme a Istituto superiore di sanità e Consiglio superiore abbiamo insistito fortemente. Eravamo tutti d’accordo per mantenere l’obbligo della mascherina al chiuso che fortunatamente è rimasto in treno, dove ci sarebbe stata una trasmissione formidabile. Peccato non sia stato prorogato in aereo».

Errore?

«Non solo in Italia che, anzi, è stata la più cauta con la Germania. In Occidente tutti hanno ceduto».

Autunno in salita?

Negli ospedali

C’è un serio problema di accesso all’assistenza Corriamo subito ai ripari, in autunno sarà tardi

«Sì. L’80% degli over 80 non ha ricevuto la quarta dose. A settembre riaprono le scuole e riprenderà il circolo vizioso costituito dai bambini che tornano a casa e infettano nonni e genitori. Un cerchio che si può interrompere vaccinando i piccoli e gli anziani, arieggiando le aule, usando le mascherine in autobus».

Arieggiare le aule significa tenere gli alunni al gelo nella stagione fredda.

«Allora acquistiamo i rilevatori di anidride carbonica da mettere in aula. Quando segnalano la saturazione, gli insegnanti aprono le finestre».

Prima ci hanno detto che qualsiasi mascherina va bene purché la si indossi. Ora raccomandano in ufficio la Ffp2. Come regolarsi?

«Tutti i dispositivi per la copertura di naso e bocca esercitano una protezione, anche se di stoffa, però il vero scudo sono le Ffp2 e 3 perché evitano la fuoriuscita di goccioline infettanti».

Lo smart working va applicato?

«In fasi epidemiche come quella attuale è uno strumento importante perché permette di svolgere in continuità l’attività lavorativa. Con un virus così contagioso basta una sola persona portatrice per mettere a rischio i colleghi. Finché la pandemia non sarà finita bisognerà mettere in campo tutti gli ostacoli».

Siamo certi che l’uomo sia l’unico serbatoio del virus?

«In questa fase siamo noi il maggiore serbatoio e così stiamo favorendo le capacità trasformiste del virus che ci sorprende con le sue mutazioni. Dalla variante Delta in poi, quelle successive sono state più contagiose e meno patogene ma non è detto che sarà sempre così».

L’ondata sale, le vaccinazioni sono ferme. Che fare?

«L’unico modo per somministrare le dosi agli over 80 è portare la vaccinazione a domicilio con la chiamata attiva. Solo così si può aggirare il problema dei cosiddetti esitanti. Il metodo Figliuolo funzionava».

Tutto qui?

«C’è un serio problema di accesso all’assistenza sanitaria. I reparti Covid sono stati chiusi e a luglio stiamo assistendo a un nuovo aumento della richiesta. Un segnale di allarme fortissimo. Siamo già in crisi. Corriamo subito ai ripari. In autunno sarà tardi».

Come mai non si arriva alle emergenze preparati?

«La sanità va finanziata meglio, servono sei miliardi in più all’anno per i prossimi cinque anni per raggiungere il livello medio europeo. Ancora una volta i pronto soccorso sono inaccessibili. I pazienti aspettano ore in barella e si contagiano, gli operatori sanitari contraggono l’infezione e restano a casa lasciando sguarniti i servizi».