Vedere il nemico invisibile

Se vogliamo una vita normale dobbiamo imparare a vedere l’invisibile e capirne i rischi. Solo così il virus sarà sempre in un angolo. Il vero coraggio non è fare finta di niente, immaginare che tutto sia tornato alla normalità. E’ guardare negli occhi il nemico e rispettar

Da un paio di settimane la domanda più frequente che ricevo dall’Italia è: «Ci dobbiamo preoccupare?». La seconda è questa: «Come mai questa ripresa epidemica se solo quattro settimane fa sembrava tutto finito?»

Durante l’estate il Covid ha seguito la traiettoria che molti epidemiologi avevano tracciato. I lockdown hanno stretto il virus in un angolo dove poteva essere controllato meglio. Meno casi facilitano il lavoro di tracciamento e circoscrizione dei focolai. L’estate ha un po’ rallentato il virtus, ma non lo ha eliminato. Le riaperture e la mobilità delle persone gli hanno dato un po’ di nuova energia, che è stata tuttavia compensata da un sistema sanitario reattivo e da una responsabilità collettiva fatta di mascherine e comportamenti prudenti. Il virus, così, è ritornato a essere invisibile, come un animale che si nasconde. Da quel momento è cominciato un processo di rimozione collettiva: il Covid non c’è più. Statistiche e numeri sono stati torturati fino a confessare che non ci si doveva preoccupare. Tutto quello che non si vede non esiste. Le frasi che abbiamo sentito — «Nessun amico mio è morto», «i malati sono tutti asintomatici», «gli ospedali sono vuoti» — non sono in cattiva fede. Sono la naturale pulsione ad accettare come unica realtà quella che possiamo vedere e percepire attraverso sensazioni primarie. Anche le immagini televisive dei camion militari pieni di morti diventano un sogno che può essere cancellato.

Purtroppo, l’andamento di una pandemia non si valuta guardando a un singolo reparto di ospedale, a una città, e nemmeno a una nazione intera. Bisogna studiare il nemico là dove si nasconde. Ma quando, arrivati a questo punto, gli epidemiologi dicono: «attenti il nemico, si è solo ritirato, è ancora presente», diventano delle cassandre.

Non c’è numero, analisi o spiegazione che possa convincere dell’esistenza di un nemico che non si vede nel giardino di casa. Non è una novità, è quello che è già successo a marzo. Con tanta attenzione e senza spargere il panico, gli epidemiologi di mezzo mondo avevano allertato i governi che il Covid sarebbe diventato molto probabilmente una pandemia. Non c’era limitazione di voli aerei che potesse tenere. Come si è saputo per l’Italia in questi giorni, tutti i governi disponevano di proiezioni che dicevano che la situazione era seria. Perché non è stato fatto nulla?

Quando un meteorologo dice che con l’80% di probabilità un uragano colpirà una città, tutti si muovono a grande velocità per evacuare persone e correre ai ripari. Tutti sono consapevoli che due volte su dieci sarà un falso allarme, ma c’è una bella foto del satellite che mostra un inquietante vortice di nuvole. Il rischio è tangibile, reale. Quando invece si è detto che con grande probabilità il Covid si sarebbe evoluto in una pericolosa pandemia, la reazione di tutti i decisori si è concentrata sulla probabilità di un falso allarme. Era difficile credere al disastro, gli ospedali erano vuoti e una foto del rischio non c’era. «Aspettiamo» è quello che ho sentito dire così tante volte in quei giorni, mentre le novelle cassandre dei dipartimenti di epidemiologia dicevano che aspettare sarebbe stato disastroso.

Poi si è abbattuto l’uragano. È stato mitigato attraverso sforzi sovrumani, ma una sola esperienza non è bastata. In ritirata, nascosto, il Covid è tornato a essere invisibile, e quindi non credibile. E allora via le mascherine, chi se ne frega dei posti affollati. D’altronde questo è un nemico invisibile che viene combattuto distruggendo l’invisibile. Ovvero quella rete di contatti attraverso i quali il virus si diffonde.

Mettere la mascherina vuol dire ridurre quei contatti di cui nemmeno ci accorgiamo, con persone che non conosciamo, e che non registriamo nella nostra memoria. Fare sacrifici per distruggere cose che non vediamo, per combattere un nemico che non vediamo, è una missione impossibile, anzi incredibile.

E allora eccoci di nuovo a vedere numeri che crescono. Certamente non sono quelli di marzo, abbiamo delle linee di difesa. C’è chi si occupa ogni giorno di combattere il Covid. Ma fino a che ci saranno opinion leader che si rifiutano di scendere a patti con l’invisibile, questa battaglia sarà infinitamente più difficile. Non gli date retta. Se vogliamo una vita normale dobbiamo imparare a vedere l’invisibile e capirne i rischi. Solo così il virus sarà sempre in un angolo. Il vero coraggio non è fare finta di niente, immaginare che tutto sia tornato alla normalità. E’ guardare negli occhi il nemico e rispettarlo.