Vaccino Pfizer, Gismondo: “Vendita azioni? Non è un buon segno”

La microbiologa dell'ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, ha spiegato che l'anticorpo monoclonale di Eli Lill è "la prima terapia mirata" contro il Covid ILl vero, concreto raggio di luce" sul fronte delle armi farmacologiche anti-Covid-19 era il via libera dell'americana Fda (Food and drug administration, ndr) all'anticorpo monoclonale di Eli Lilly, azienda farmaceutica globale con sede a Indianapolis, che "fa ben sperare nel curare i pazienti affetti da questa malattia".

“L’operazione fa pensare anche una persona ignorante in materia. Non è certo un buon segno, ma ovviamente lasciamo parlare di economia agli economisti”.

È quanto ha dichiarato all’Adnkronos Salute la microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, in merito alla vendita da parte del Ceo di Pfizer Albert Bourla e della vicepresidente esecutiva Sally Susman, di azioni del gruppo nel giorno stesso in cui la compagnia americana ha reso pubblico che il vaccino anti Covid-19, sviluppato in collaborazione con BionTech, ha una efficacia al 90%.

Bourla avrebbe venduto sul mercato 132.508 azioni del gruppo da lui guidato al prezzo di 41,9 dollari ciascuna: con questa mossa è riuscito ad incassare oltre 5,5 milioni di dollari. La vendita è emersa dai documenti obbligatori presentati presso la Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della Borsa valori. Una portavoce della Pfizer ha, però, gettato acqua sul fuoco delle polemiche ed ha spiegato che la mossa del Ceo è avvenuta perché le azioni della compagnia avevano raggiunto un prezzo predeterminato previsto da un precedente piano di vendita già autorizzato lo scorso 19 agosto.

Il vaccino è sì una notizia importante ma già all’indomani dell’annuncio della Pfizer la Gismondo si era spinta oltre tanto che aveva sottolineato che “il vero, concreto raggio di luce” sul fronte delle armi farmacologiche anti-Covid-19 era il via libera dell’americana Fda (Food and drug administration, ndr) all’anticorpo monoclonale di Eli Lilly, azienda farmaceutica globale con sede a Indianapolis, che “fa ben sperare nel curare i pazienti affetti da questa malattia”. Come ha sottolineato il Washington Post, i ricercatori hanno spiegato che il farmaco, un anticorpo prodotto in laboratorio che imita l’attacco del sistema immunitario al virus, fa parte di “una classe di farmaci che si rivelerà un potente strumento per cambiare il corso della pandemia e potrà fare da ponte verso un vaccino. Inoltre, fa parte della stessa famiglia di farmaci del trattamento ricevuto dal presidente Donald Trump quando è stato colpito da Covid-19”.

Per la Gismondo questa è “la prima terapia mirata” contro il coronavirus “in un panorama più che confuso di annunci su vaccini che funzionano e che poi cadono nell’oblio, e in un panorama di promesse che fanno bene solo alla Borsa, ma non certo alla salute dell’uomo”. Infine l’esperta si è augurata che l’approvazione della Fda venga estesa a livello mondiale e che tutti i malati possano usufruirne in attesa di un vaccino “che non si sa se e quando arriverà”.