Vaccino Covid, il piano di Figliuolo: «Entro l’estate tutti vaccinati, decisivo Johnson&Johnson»

Il generale Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza Covid: le battaglie io le faccio per vincerle, decisive le forniture di Johnson&Johnson. Sulle regioni: «Mi preoccupa la Calabria. Sento che l’Italia ce la farà»

il piano di Figliuolo

«Normalmente io faccio le battaglie per vincerle, mica per perderle…». E la battaglia che il generale Francesco Paolo Figliuolo sta combattendo è vaccinare tutti gli italiani che lo vorranno entro la fine dell’estate, o se possibile ancor prima. Il nuovo commissario straordinario all’emergenza Covid-19, che il premier Mario Draghi ha voluto al posto di Domenico Arcuri, è più che fiducioso sull’esito della campagna vaccinale. «Sono molto ottimista», confida poco prima che il capo del governo prenda la parola nella sala stampa allestita nell’hub di Fiumicino.

«Non fatemi bruciare il discorso del presidente del Consiglio, altrimenti perdo il posto», scherza con i giornalisti e spiega la strategia «in due pilastri» studiata dal governo: da una parte la disponibilità e l’afflusso dei vaccini e dall’altra la capacità di somministrarli, nei tempi stabiliti e in tutta sicurezza.

I pianificatori in Calabria

Figliuolo è nato a Potenza, ha tre lauree, ha comandato il contingente italiano in Afghanistan e le forze Nato in Kosovo. Da comandante logistico dell’Esercito ha allestito le aree di isolamento per gli italiani rimpatriati da Wuhan e il metodo di lavoro non è cambiato: «Io sono uno che controlla le cose che fa, la chiave è comando accentrato, esecuzione decentrata». Due giorni fa ha emanato il suo primo ordine, inviando in Calabria un team di «pianificatori» della Difesa e della Protezione civile per affiancare la Regione nella campagna vaccinale. «Alcune regioni mi preoccupano e la Calabria è tra queste», ammette il generale. Ma nel complesso Figliuolo è fiducioso, riconosce che il Lazio di Nicola Zingaretti «sta camminando molto bene» quanto a numero di somministrazioni e anche sul piano nazionale si mostra ottimista. «I problemi li risolveremo quando arriva Johnson&Johnson — prevede il commissario —. Ci consegneranno 25 milioni di dosi e, poiché se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni».

Tutti vaccinati entro l’estate

Entro l’estate tutti gli italiani saranno vaccinati? «Io dico almeno entro l’estate — sorride con gli occhi —. Se poi ce la facciamo prima siamo più bravi. Ecco, noi ci attrezziamo a essere più bravi». Le telecamere si soffermano sulla sua divisa punteggiata di onorificenze, dalla decorazione di Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia, alla Legion of merit degli Stati Uniti. «Mi hanno chiesto di dare una mano e io ho detto che per l’Italia ci sono. Se poi va male torno a fare quello che facevo prima». Ma è una battuta, perché davvero pensa che il Paese ce la farà: «Io sento che c’è un afflato e che vincerà l’Italia. Mi stanno chiamando tutti, l’Eni, l’Enel, il Coni, i medici sportivi. È una sfida bella e importante. Ora dobbiamo tarare i sistemi informativi».

Il punto su AstraZeneca

Il nuovo decreto blinda la Pasqua, misure severe che il generale approva: «Teoricamente ci possono aiutare, perché uno dei pilastri della campagna è mettere in sicurezza la popolazione per far ripartire l’Italia». C’è ancora il tempo di fare il punto su AstraZeneca, che ha sollevato polemiche e paure. Il generale alpino invece si fida e consiglia di sottoporsi all’iniezione senza timori. Spiega che «AstraZeneca ha lo 0,002 per cento di casi assoggettabili a casi gravi», il suo problema è che è stato pubblicizzato male, comunicato male e quindi percepito male dai cittadini, anche per l’eccesso di cautela dell’Europa. Si tratta di un farmaco che dà «una carica importante di anticorpi» sin da subito e quindi nei giovani provoca risposte forti, per questo funziona meglio sulle persone adulte: «Più la classe di età è avanzata e meglio va». Dagli incontri fatti e dalle informazioni assunte, il commissario si è convinto che AstraZeneca sia un «prodotto fortissimo, che fornisce uno scudo molto importante già con la prima dose». Arriva Roberto Speranza, che è di Potenza come Figliuolo e i due si salutano dandosi di gomito. «Io sono un po’ più anziano, ma il ragazzo ha una bella fama — lo loda il generale, 60 anni —. Roberto, sto parlando male di te!». E il ministro della Salute: «Tanto più giovane non sono, perché io ho fatto un anno di Covid che vale 15 anni».