VACCINO ANTINFLUENZALE/ “Ecco perché non si trova. Vaccinare tutti ora? È un errore”

I vaccini antinfluenzali non ci sono perché tutti sono stati invitati a comprarli adesso. Ma la scarsità non riguarda le categorie a rischio “La vaccinazione si può fare con calma. Il periodo giusto arriva a metà dicembre, la vera influenza è da dicembre in poi. La vaccinazione può essere fatta con serenità. Il caos è stato creato dalle persone che vanno in farmacia a esigere il vaccino adesso.

Caos vaccini influenzali. Il motivo reale, dietro le grida di allarme che si leggono e si sentono quasi ovunque sul fatto che le farmacie ne siano sprovviste e che di dosi non ce ne siano a sufficienza per tutti coloro che ne hanno bisogno, sta nella grande disinformazione pubblica e in alcuni errori commessi dalle Regioni, ma soprattuto nelle indicazioni del ministero della Salute, che non hanno tenuto conto di cosa significhi produrre e distribuire un vaccino antinfluenzale in tempo di emergenza Covid.

Ad addentrarci in questo caos che caos non è, ci aiuta il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e divulgatore scientifico: “Va subito detto e spiegato che le farmacie non hanno alcuna colpa. Il Servizio sanitario nazionale non deve rifornire le farmacie, le quali servono solo le persone che non vanno dal medico a fare la richiesta, perché non appartenenti alle cosiddette categorie a rischio, per le quali sono già pronte 17 milioni di dosi. Le farmacie si riforniscono per conto loro da distributori e aziende. Per cui calma, e vacciniamoci senza fare la corsa, il periodo di picco dell’influenza è comunque tra dicembre e gennaio”.

È vero, come viene detto da più parti, che mancano i vaccini antinfluenzali?

La situazione attuale è legata alla sfortuna. La pandemia di Covid-19 è iniziata a febbraio, mentre la produzione dei vaccini antinfluenzali comincia a dicembre. Le aziende si sono preparate per una capacità produttiva basata sui dati storici, quelli cioè precedenti alla pandemia. In febbraio l’Oms ha stabilito i ceppi sulla base delle variazioni che questi subiscono e quindi c’è stata un’azione di incremento della produzione.

Ci aiuti a capire meglio.

La gran parte dei vaccini, eccetto uno che è fatto di coltura cellulare, prevedono una fase di propagazione su uova embrionate di pollo. Non sono uova che si comprano al supermercato, devono avere determinate caratteristiche, per esempio essere a sette giorni dall’inoculo e altro ancora. Un lavoro davvero impressionante. A livello mondiale, a pandemia ormai iniziata, si è registrata una richiesta enorme e ci si è ritrovati in una situazione non adeguata.

Quindi? Perché oggi a sette mesi dall’inizio della pandemia si parla di carenza dei vaccini?

Le Regioni, a causa forse di una non buona organizzazione in termini di pianificazione e di coordinamento fra loro, hanno cominciato ad avanzare sul territorio richieste abbondanti, basandosi sul 50% in più del dato storico, visto che si è incrementata la quota dei soggetti a rischio per i quali il Servizio sanitario nazionale offre la vaccinazione gratuita. Si è arrivati ai 60enni, poi ai bambini da sei mesi a sei anni, che normalmente non erano compresi nell’offerta gratuita del vaccino, salvo non fossero soggetti a rischio. Chiariamo che l’altro gruppo, di qualsiasi età, che ha diritto al vaccino gratuito sono coloro che hanno problemi cardiaci e respiratori.

In sostanza ci si è basati sui dati storici pre-pandemia. Può darci qualche cifra?

È stata fatta, secondo me, una valutazione direi realistica, perché fino all’anno scorso gli over 60 si vaccinavano solo nel 50% dei casi. Nel 2019 abbiamo avuto 12 milioni di vaccini prodotti, 11 dei quali acquistati dal Servizio sanitario nazionale ed eseguiti gratuitamente, e uno dalle farmacie. Va detto che l’anno scorso di questi 11 milioni di vaccini circa 2 milioni sono stati buttati, perché poca gente si era vaccinata.

Per quale motivo?

Il problema è che negli ultimi dieci anni, dopo un incremento, si è assistito a una decrescita della vaccinazione, cosa che non tutti sottolineano. L’utilizzo del vaccino antinfluenzale ha una storia un po’ ambivalente, perché si sono diffuse diverse dicerie, come quando alcuni anni fa morirono tre persone nel giro di 48 ore dopo la vaccinazione, ma fu un fatto puramente casuale. Poi ci sono state le campagne mediatiche dei no vax… Insomma, si è persa l’abitudine a vaccinarsi.

E adesso?

Quando le farmacie, che rappresentano una parte minimale nel quadro delle vaccinazioni, hanno chiesto di avere le dosi, le aziende produttrici hanno risposto: le abbiamo date tutte alle Regioni. Quando legge che non ci sono vaccini in farmacia la gente si angoscia, in realtà non ci sono per quelli che non vanno dal medico per averlo gratuitamente: sono i soggetti adulti sani che non sono il target principale della vaccinazione.

Quindi incolpare le farmacie è sbagliato?

Il Servizio sanitario non li distribuisce alle farmacie, non è suo compito, le farmacie li acquistano dai distributori e delle aziende, così come il Ssn. La quota delle vendite in farmacia è bassa. Quest’anno le farmacie sono riuscite ad avere 250mila dosi, mentre in totale ne sono state prodotte circa 17 milioni.  Il problema è stato causato dalle indicazioni ministeriali, che hanno consigliato di vaccinarsi subito, in fretta, non rendendosi conto del problema che c’è dietro a un’indicazione del genere e ai livelli produttivi.

Invece?

La vaccinazione, ho sempre detto, si può fare con calma. Il periodo giusto arriva a metà dicembre, la vera influenza è da dicembre in poi. La vaccinazione può essere fatta con serenità. Il caos è stato creato dalle persone che vanno in farmacia a esigere il vaccino adesso.

Perché in Lombardia si comprano vaccini dalla Cina a prezzi doppi o tripli?

Tutte le Regioni lo fanno, non solo la Lombardia. L’errore è stato di non accettare un primo lotto, perché la Regione poneva come base 4,50 euro e l’unica ditta a farsi avanti lo vendeva a 5,40 euro a dose. La Regione ha fatto male perché poi è stato necessario rivolgersi al mercato estero. Ad oggi la quantità di vaccini per le categorie a rischio è del 70%, in Lombardia e in quasi tutte le regioni. Va detto che la Lombardia ha trovato negli Stati Uniti una buona partita di spray nasale per bambini che è un ottimo prodotto rispetto a quanto avevamo, un prodotto innovativo.

A questo punto cosa dire alla gente?

Il messaggio è: va bene, vacciniamoci, ma facciamolo con calma e poi ridistribuiamo i vaccini a chi ne ha meno bisogno. Le farmacie non c’entrano, sono rimaste spiazzate, perché non hanno potuto offrire a quelle persone che non ne hanno diritto gratuitamente i vaccini richiesti.

Però quest’anno con il Covid c’è bisogno di vaccinarsi il più possibile, giusto?

Esatto, c’è bisogno di vaccinarsi, perché altrimenti si possono contagiare i propri familiari.