Vaccini, metà degli operatori sanitari già immunizzati. Al via la sperimentazione sui minori

Nel nostro Paese sono oltre 800mila gli immunizzati contro il Covid. La Campania guida la classifica di somministrazioni rispetto alle dosi consegnate (77%). A Verona un test genetico per anticipare le forme gravi della malattia

Sono 800.730 le persone vaccinate contro il Covid in Italia, 497.608 donne e 303.122 uomini. Il dato, aggiornato alle 10.28 di ieri, è contenuto nel report del Ministero della Salute. La Campania guida la classifica con il 77 per cento di somministrazioni rispetto alle dosi consegnate. Se si considerano le dosi somministrate in base alla popolazione delle singole Regioni, al primo posto c’è l’Emilia Romagna con un rapporto di 1.901 dosi ogni 100mila abitanti. In termini assoluti è la Lombardia ad aver inoculato più dosi: 101.358. Sono invece 625.861 gli operatori sanitari e sociosanitari vaccinati (il 44,6 per cento della forza lavoro), 116.236 il personale non sanitario e 58.633 i vaccinati tra gli ospiti delle RSA (il 10,3 per cento tra tutti).

Le opzioni

Nell’informativa alla Camera, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha precisato che l’Italia ha siglato opzioni per circa 250 milioni di dosi di vaccini: quasi il doppio delle fiale necessarie per immunizzare tutti gli italiani. Intanto l’Oms ha chiesto ai produttori di vaccini di tutto il mondo di muoversi rapidamente per fornire i dati necessari per le valutazioni degli organismi di controllo. Nonostante i contagi nel mondo abbiano quasi raggiunto quota 92 milioni, il virus sembra accerchiato da più parti: vaccini approvati e altri in arrivo, farmaci testati, armi diagnostiche più specifiche e rapide. In Europa a fine mese l’Agenzia del farmaco valuterà l’autorizzazione per il vaccino di AstraZeneca-Oxford e ad aprile dovrebbe essere la volta del candidato Janssen (Johnson & Johnson). A quel punto si tratterà di pianificare e ampliare la distribuzione anche alle fasce d’età più giovani. Pfizer e Moderna, dopo aver avviato il reclutamento per la sperimentazione, hanno iniziato gli studi relativi alla sicurezza ed efficacia per la fascia d’età 12-18 anni. Se tutto andrà bene, si procederà con la sperimentazione sulla fascia 6-12 e poi 2-6 anni. L’ipotesi migliore è che si possa disporre di un vaccino pediatrico entro la fine del 2021.

Le nuove «armi»

Sul fronte terapeutico, invece, è alla porte una sperimentazione sull’uomo di nuovi nano-anticorpi che impedirebbero l’ingresso di Sars-CoV-2 nelle cellule e sembrerebbero funzionare anche in presenza di mutazioni. Li hanno sviluppati i ricercatori svedesi dell’Istituto Karolinska, insieme a quelli dell’Università di Bonn e dello Scripps Research Institute della California, a partire da studi su lama e alpaca, il cui sistema immunitario produce naturalmente nano-anticorpi. Le molecole sarebbero più stabili e facili da produrre su larga scala, a parità di costi ed efficacia. Infine, dall’Italia una novità sul fronte prevenzione e diagnostica: una startup dell’Università di Verona ha messo a punto un test in grado di rilevare la predisposizione delle singole persone a sviluppare una forma grave di Covid-19. Si chiama «GenTest Covid-19 Risk» e permette di individuare quel gruppo di italiani (circa il 14 per cento della popolazione, secondo le ricerche del team guidato da Massimo Delledonne, Ordinario di Genetica ed esperto di tecnologie genomiche) che hanno ereditato il Dna chiamato «di Neanderthal», che sarebbe associato a forme più severe di malattia. Si tratta di un fattore di rischio aggiuntivo rispetto a quelli precedentemente individuati: età, patologie pregresse e sesso maschile.