Usa, stime choc sul Pil: -35% a causa del Covid-19, peggio che nella Grande Depressione

La contrazione del pil del secondo trimestre sarà probabilmente la maggiore della storia. Lo ha affermato mercoledì sera (ora italiana) il presidente della Fed, Jerome Powell, in conferenza stampa dopo la riunione del Fomc, il comitato che decide la politica monetaria degli Stati Uniti, alla vigilia della diffusione del dato del pil del secondo trimestre atteso per giovedì alle 14.30 italiane. Un dato che potrebbe rivelarsi drammatico, tale da far impallidire i crolli della produzione che si erano osservati nel corso della Grande Depressione degli anni Trenta del Novecento. Gi analisti infatti prevedono un calo del Pil 34,8%. È come se in un solo trimestre fosse scomparsa l’intera economia di un Paese come a Germania.

I tassi invariati e a zero ancora a lungo

Di fronte a sfide di questa portata la politica monetaria sta facendo la sua parte. La Federal Reserve ha infatti lasciato i tassi di interesse invariati tra lo 0 e lo 0,25%. E i mercati scommettono che la Banca centrale continuerà a confermare il supporto all’economia mantenendo i tassi vicino allo zero ancora a lungo.

«Limitare i danni»

«Faremo il possibile per limitare danni duraturi all’economia: vogliamo assicurare una forte ripresa e limitare i danni», ha ribadito Powell. Che ha immediatamente puntato l’indice sui rischi all’orizzonte. «I casi di coronavirus sono in aumento in alcune aree degli Stati Uniti e ci sono segnali che questo sta pesando sull’economia: una piena ripresa dell’economia degli Stati Uniti è improbabile fino a quando la gente non si sentirà sicura di poter tornare alla normalità», ha affermato. «Il coronavirus rappresenta il più grande shock per l’economia Usa mai registrato a memoria d’uomo», ha aggiunto.

I mercati

Le dichiarazioni di Powell, e soprattutto la decisione di lasciare i tassi invariati, è stata accolta con favore ma senza euforia dai mercati finanziari, con i principali indici di Wall Street in rialzo di alcuni decimali. Secondo alcuni analisti le dichiarazioni di Powell erano largamente attese dagli operatori e l’attenzione dei mercati è già rivolta al mese di settembre, quando la Fed darà una maggiore «forward guidance», vale a dire indicazioni più precise sui suoi orientamenti futuri. Tuttavia è chiaro che la politica monetaria, da sola, non può risolvere tutti i problemi dell’economia Usa. E la Fed non ha mai smesso di ricordare al Congresso e ai politici l’importanza del sostegno finanziario dato dal governo federale alle famiglie e alle imprese.