Usa-Cina, intesa sui dazi E l’ex sindaco Bloomberg è pronto a sfidare Trump

Impegno con Pechino a ridurre per gradi le tariffe Il tycoon potrebbe candidarsi alle elezioni presidenziali

Stati Uniti e Cina sembrano aver trovato almeno una leva comune. Lo ha annunciato ieri Gao Feng, un portavoce del ministero del Commercio cinese: «Le due parti hanno concordato di cancellare i dazi per gradi a seconda degli sviluppi dell’accordo». Poche parole, ma con una qualche sostanza. L’interpretazione più quotata è che Donald Trump e Xi Jinping siano ormai prossimi alla firma della cosidetta «fase uno» dell’intesa commerciale. I negoziatori starebbero precisando i dettagli e le diplomazie sarebbero al lavoro per scegliere una sede sufficientemente scenografica per il summit tra i due leader. Trump vorrebbe un posto negli Stati Uniti, ma si starebbero studiando anche altre ipotesi in Europa.

L’epicentro dell’ottimismo è Wall Street. La Borsa di New York è partita a razzo: il Dow Jones ha chiuso poi con più 0,66%. «Godetevela», ha twittato Trump.

Restano distanze consistenti su almeno un punto chiave: la tutela dei brevetti e delle conoscenze tecnologiche, patrimonio delle imprese Usa presenti in Cina. Tuttavia le dichiarazioni in arrivo da Pechino sono un segnale importante. Finora il team dello Studio Ovale, guidato dal Rappresentante per il Commercio Robert Lighthizer, aveva teorizzato l’utilizzo punitivo, quasi «rieducativo» dei dazi. Il consigliere economico di Trump, Lawrence Kudlow, lo aveva spiegato così, qualche settimana fa, a una platea di imprenditori riuniti all’Ambasciata d’Italia: «Il presidente vuole un mondo con zero dazi, ma continueremo a usarli fino a quando la Cina non cambierà atteggiamento e gli europei ci devono aiutare». Dall’altra parte Pechino ha sempre posto il «disarmo bilaterale delle tariffe» come condizione per trattare seriamente.

Stando alle parole di Gao Feng, dunque, siamo davanti a un primo compromesso. Gli Stati Uniti rinunciano alla clava; la Cina alla cancellazione preventiva: i prelievi alla dogana verranno tolti gradualmente e simultaneamente, man mano che si raggiungono intese concrete. Anche per questo è possibile immaginare un protocollo diviso in vari capitoli, che spesso è il modo migliore per sbrogliare materie complesse.

Gli americani hanno imposto dazi su prodotti cinesi per un controvalore di 360 miliardi di dollari, i due terzi dell’import totale. Pechino ha risposto con tariffe su monte merci da 90 miliardi di dollari, pari al 58% del made in Usa. Già un mese fa Trump aveva rivelato un piano per annullare la penalizzazione su beni come abbigliamento, cibo, piccoli elettrodomestici, per un valore di 100 miliardi di dollari. Poi, però, non si era fatto più nulla e anzi le tensioni erano aumentate.

La Casa Bianca sta fronteggiando il malessere delle imprese colpite dai cinesi. Si va dagli agricoltori all’high tech. I consumatori, invece, stanno pagando l’aumento dei prezzi, con punte del 17%, innescato dai dazi americani.

L’economia sarà uno dei temi centrali delle elezioni 2020, specie se verrà confermata la notizia arrivata nella notte: Michael Bloomberg, 77 anni, imprenditore ed ex sindaco di New York, è pronto a correre per la presidenza.