Usa, «Avanti così, ministra»: la lettera che svela la caccia alle «spie» cinesi

Le Università come «piattaforme della propaganda del Partito comunista di Pechino»: nuova battaglia sotterranea degli ultra-conservatori guidati dalla Segretaria all’Istruzione Betsy DeVos. . “La Cina – scrive -   ha investito strategicamente nel mondo accademico americano nel tentativo di rubare informazioni confidenziali e tecnologiche dalle aziende Usa e persino dal Governo federale. Inoltre la Cina offre denaro per influenzare i nostri Istituti di alto livello, nello stesso tempo sta intralciando gli studi sull’origine del Covid-19 che non siano legati alla propaganda del partito comunista cinese. La vostra inchiesta è complementare alle intenzioni dei parlamentari repubblicani di indagare sulla propaganda del governo cinese e delle operazioni di copertura che contornano la pandemia».

Il Dipartimento dell’Istruzione «ha aperto indagini su diverse università» per accertare se siano diventate «piattaforme per la propaganda del partito comunista cinese». È uno dei passaggi di una lettera singolare, a metà tra l’elogio e la richiesta di informazioni, inviata alla ministra Betsy DeVos da sette deputati repubblicani di spicco, vice presidenti delle Commissioni della Camera coinvolte nella gestione del Covid-19. È un’operazione totalmente iscritta nello spazio politico trumpiano. DeVos viene da una famiglia miliardaria che ha generosamente finanziato la campagna di Donald Trump nel 2016. I firmatari fanno parte dell’ala più conservatrice del partito repubblicano, la più vicina al presidente. Ecco i nomi: Jim Jordan (Commissione Controllo e Riforma); Virginia Fox (Istruzione e Lavoro); Michael Rogers (Sicurezza Interna); Frank Lucas (Scienza, Spazio e Tecnologia); Devin Nunes (Intelligence); Mac Thornbery (Forze Armate) e Michael McCaul (Affari esteri).

Il denaro di Pechino

Il testo prende le mosse dall’emergenza pandemia: «Dear Secretary DeVos, grazie alla sua leadership il Dipartimento ha cercato di aumentare la trasparenza e ridurre la dipendenza delle università dagli investimenti stranieri. Le recenti rivelazioni sulle mosse della Cina per sopprimere la ricerca accademica sull’origine del Covid-19 sottolineano l’importanza dei suoi sforzi… La Cina ha investito strategicamente nel mondo accademico americano nel tentativo di rubare informazioni confidenziali e tecnologiche dalle aziende Usa e persino dal Governo federale. Inoltre la Cina offre denaro per influenzare i nostri Istituti di alto livello, nello stesso tempo sta intralciando gli studi sull’origine del Covid-19 che non siano legati alla propaganda del partito comunista cinese. La vostra inchiesta è complementare alle intenzioni dei parlamentari repubblicani di indagare sulla propaganda del governo cinese e delle operazioni di copertura che contornano la pandemia». Il puntello giuridico è una legge del 1965 (The Higher Education Act) che impone ai singoli atenei di rendere pubblici le donazioni ricevute da «entità straniere». «Da tempo — proseguono i sette — siamo preoccupati per le potenzialità a disposizione del governo cinese di usare investimenti strategici in modo da trasformare i campus americani in piattaforme per indottrinare gli studenti. Un rapporto del 2018 della Hoover Institution aveva segnalato la presenza di circa 110 Confucio Institute nei college e oltre 500 corsi Confucio nelle scuole secondarie che si presentano come centri studio di lingua e e cultura cinesi ma in realtà c’è il rischio che diventino veicoli di propaganda del partito comunista…».

Caccia agli infiltrati

Ma non è solo una questione di vigilare sui programmi e sui contenuti dei corsi. Il documento rivela che il ministero ha già iniziato «un monitoraggio» sui «ricercatori stranieri», i cinesi in particolare. I deputati ora chiedono al Segretario DeVos di spingere i «leader di college e università» a fare di più: «Apprezziamo il fatto che molti dirigenti scolastici stiano cominciando a capire la minaccia posta dallo spionaggio accademico e stiano collaborando con l’Amministrazione e gli agenti federali (l’Fbi, ndr)…Tuttavia ci sono continue segnalazioni che riguardano singoli membri delle facoltà e ricercatori che possono mettere in pericolo la sicurezza nazionale». E qui viene evocato il caso del professor Charles Lieber, presidente del Dipartimento di Chimica e Biologia alla Harvard University, arrestato il 28 gennaio 2020 con l’accusa di aver reso dichiarazioni «false, fittizie e fraudolenti».

In prigione

In concreto Lieber «aveva nascosto la sua associazione dietro a un programma del governo cinese per reclutare scienziati stranieri e per compensare gli individui disposti a rubare informazioni coperte dai diritti di proprietà». Lieber, tra l’altro, era «Strategic Scientist» alla University of Tecnology di Wuhan, la città da cui è partita la pandemia. Conclusione: i parlamentari chiedono al Dipartimento «Informazioni, documenti e comunicazioni» che riguardano donazioni straniere ricevute non solo dalle scuole, ma anche dal «personale delle facoltà o dai professori dal 1° gennaio 2018 fino a oggi». Il piano è convincere i presidenti democratici delle Commissioni ad avviare un ciclo di inchieste sulle manovre di Pechino. Per i progressisti sarà un problema rifiutare. Ormai anche Biden cavalca l’onda anti-cinese.