Uomini o animali

Inchiesta sulla battaglia contro orsi, lupi e cinghiali che divide l’Italia

In un Paese abituato a dividersi su tutto, e con una radicalità di posizioni che si traduce spesso nella condanna all’impotenza, c’è un conflitto antico quanto le specie viventi che ha popolato le cronache di questa estate di orsi, lupi, cinghiali. In uno schema amico-nemico, vita-morte, l’animale che fugge l’uomo che gli dà la caccia, che lo abbatte per difendere ciò che gli è caro – la casa, la vigna, il podere, il gregge, la mandria – è diventato alternativamente occasione di apologo della libertà o, al contrario, personificazione della nostra paura ancestrale di essere improvvisamente e nuovamente anche prede e non solo predatori.

Gli orsi sono finiti in tribunale, i cinghiali sono diventati materia di emendamenti al “Decreto semplificazione” post-covid. Abbiamo perciò fatto un viaggio in questo impazzimento italiano, per provare ad afferrarne la sostanza, dunque le ragioni e gli interessi. Raccontando gli animali, ma soprattutto gli uomini, per ciò che sono. Dunque, per ciò che vogliono. Provando a indicare una strada che ci sottragga a un’alternativa del diavolo. Uomini o animali, appunto.
In principio fu per la vita…

Il sacrificio di Daniza, la resistenza di Papillon e con loro un solco profondo che divide pastori e animalisti, indigeni e turisti, comunità montane e Stato italiano. Sono trascorsi ventun anni da quando il Parco Adamello Brenta, la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica decisero di salvare un piccolo nucleo di orsi da una inevitabile estinzione in Slovenia. Nacque così il progetto Life Ursus, che decollò grazie a un finanziamento dell’Unione Europea. Tra il 1999 e il 2002 vennero rilasciati dieci orsi e a ognuno fu assegnato un nome: Masun, Kirka, Daniza, Joze, Irma, Jurka, Vida, Gasper, Brenta, Maya.
Gli orsi rilasciati dal 1999 al 2002. Da sinistra in alto: Masun, Kirka, Daniza, Joze, Irma, Jurka, Vida, Gasper, Brenta e MayaUno studio di fattibilità realizzato qualche mese prima aveva dato risultati incoraggianti, sia in termini di spazi che di consenso: 1.700 chilometri quadrati sembravano più che sufficienti per ospitare gli orsi e più del 70% della popolazione si espresse a favore della loro introduzione in quell’area. Tra il 2002 e il 2003 si registrarono il primo e il secondo parto. Oggi si stima che gli orsi siano ormai un centinaio, il doppio di quelli previsti sulla carta.
E qui cominciano i problemi.
…poi fu questione di morte

Troppi esemplari in poco spazio, con poco cibo a disposizione. Gli orsi attaccano le greggi al pascolo, si avvicinano ai recinti, insidiano malghe e casere, attaccano gli uomini. La gente del posto non li chiama più orsi ma “grandi carnivori” e scompaiono anche i nomi che vengono sostituiti da sigle come M49, Dj3, Jj5. Il gruppo Facebook “Malghe unite-grandi carnivori” è una macabra galleria fotografica di carcasse, ognuna con la propria data, con la propria storia, con lo sfogo del pastore vittima di turno dell’assalto.

“Noi badiamo alle nostre pecore, lo Stato badi ai suoi orsi”, protestano evidenziando insieme uno strappo e la linea di confine che gli orsi hanno finito senza colpa per tracciare. “Di qua noi, di là gli orsi e tutti coloro che li difendono”. Non c’è più mediazione, non c’è più spazio per la concertazione. E questo indirizza anche la linea della Provincia Autonoma di Trento, che con il suo presidente Maurizio Fugatti si schiera a favore della cattura, della castrazione e, all’occorrenza, anche dell’abbattimento degli animali problematici, in aperta contrapposizione con il ministro all’Ambiente Sergio Costa. Oggi, il numero certo di animali giovani e adulti presenti è pari a 66, dei quali 27 maschi e 39 femmine. La stima della popolazione complessiva, prendendo in considerazione anche la quota dei cuccioli nati nel 2019,  si aggira tra gli 82 e i 93 esemplari.

Il sacrificio di Daniza

Nel 2014, l’attenzione degli animalisti si spostò in quest’area delle Alpi centrali per la morte di Daniza. Fu uccisa da un fucile spara siringhe ai piedi delle Dolomiti. Era arrivata nel 2000 dalla Slovenia ma a Ferragosto, insieme ai suoi due cuccioli, aveva aggredito un cercatore di funghi nella foresta vicino a Pinzolo. Venne dichiarata “pericolosa” e si aprì la caccia intorno alla Val di Borzago. Nei giorni precedenti erano state segnalate incursioni a Spiazzo e Bocenago, con l’uccisione di alcune pecore. La Provincia Autonoma di Trento ne ordinò prima l’abbattimento e poi solo la cattura. Una volta circondato, all’animale fu sparato un proiettile farmacologico carico di Zoletil, un sonnifero.
L’orsa Daniza con i suoi cuccioliDaniza si sarebbe dovuta addormentare per essere catturata dalla squadra d’emergenza, ma da quel sonno profondo non si svegliò più.  Le informazioni sull’operazione vennero documentate da una nota burocratica della Provincia di Trento: “In ottemperanza all’ordinanza che prevedeva la cattura dell’orsa Daniza, dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi. L’intervento della squadra di cattura ha consentito di addormentare l’orsa, che tuttavia non è sopravvissuta. È stato possibile catturare con la medesima modalità, per poi prontamente liberarlo, anche uno dei due cuccioli, che è stato dotato di marca auricolare per assicurarne il costante monitoraggio. A tal fine sul posto è già operativa la squadra d’emergenza”.

Immediata arrivò la nota dell’allora ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti: “Davvero una brutta notizia. Mi preme la sorte dei due cuccioli. Vanno seguiti e protetti per garantirne il costante benessere e consentire loro di diventare adulti. Così come vanno adottate le migliori soluzioni per l’intera popolazione di orsi del Trentino, Veneto, Lombardia e Friuli. Facciamo in modo che quanto accaduto ci serva da insegnamento per il futuro”.

Le foto di Daniza e dei suoi cuccioli si moltiplicarono sui social network, gli animalisti insorsero minacciando tutti coloro che nell’uccisione avevano avuto una parte, persino il raccoglitore di funghi aggredito nel bosco. Fu l’incipit. Di un prima e di un dopo. Perché il sacrificio di Daniza cambiò tutto.