UNA STRATEGIA PER FERMARE IL COVID-19 SENZA METTERE IN GINOCCHIO L’ECONOMIA MONDIALE

L’economia mondiale potrà sopportare solo per poche settimane le misure restrittive che stiamo vivendo. Il rischio di una recessione profonda e duratura è reale e il vaccino potrebbe arrivare troppo tardi. Una via d’uscita è tuttavia possibile. Sarà necessario attivarsi molto velocemente, non appena il sistema sanitario nazionale avrà superato l’attuale fase critica di congestione ma, purtroppo, avremo ancora un insufficiente livello di «immunità di gruppo» e una elevata possibilità di nuovi contagi. La strategia descritta sinteticamente nel seguito è complementare ad altre misure quali quelle macroeconomiche di sostegno della domanda aggregata e si potrà ritenere conclusa al raggiungimento dell’immunità di gruppo o alla scoperta di un vaccino efficace. 1. I giovani in buona salute devono tornare al lavoro su base volontaria.
È necessario consentire alle persone tra i 20 e i 49 anni di età di tornare al lavoro gradualmente, su base volontaria, dato il loro basso rischio di aver bisogno di cure ospedaliere in caso di infezione da Covid-19. Secondo il rapporto dell’ Imperial College Covid-19 Response Team (Ferguson et al. 2020), il tasso di letalità nella popolazione tra i 20 e i 29 anni è circa 0,03% e sale a 0,08% e a 0,15% nelle fasce d’età 30-39 e 40-49 anni. I corrispondenti tassi di ospedalizzazione sono rispettivamente pari a 1,2%, 3,2% e 4,9%. Questi tassi potrebbero in realtà essere più bassi data l’esistenza di numerosi contagiati asintomatici non conteggiati.

2. Dati per conoscere meglio Covid-19.
Al momento la possibilità di mettere in atto strategie appropriate è fortemente limitata dalla mancanza di informazioni fondamentali quali per esempio il grado di diffusione reale dell’infezione (al di là dei casi accertati) e il relativo tasso di letalità. Idealmente, per ottenere queste informazioni dovremmo implementare test a campione sull’intera popolazione. Questa soluzione non sembra al momento praticabile dati i costi e a causa del congestionamento al quale il sistema sanitario italiano è sottoposto. L’utilizzo di App per tracciare le infezioni (vedi sotto punto 8) potrebbe fornire dati importanti per inferire queste informazioni mancanti. Nel frattempo, nel contesto della nostra proposta, tutti coloro che torneranno al lavoro (o almeno un loro ampio campione casuale, a seconda delle risorse disponibili) dovranno essere soggetti a test frequenti per Covid-19 nell’ambito di uno studio prospettico longitudinale. Quelli che risulteranno infetti, dopo la guarigione dovranno essere sottoposti a test sierologici per stabilire se saranno diventati immuni da ulteriori contagi. Seguendo i giovani che tornano al lavoro potremo analizzare e identificare come il Covid-19 si trasmette negli ambienti lavorativi. Questa è un’informazione importante per pensare ad accorgimenti finalizzati a riconciliare lavoro e salute

.

3. Separazione dei giovani che tornano al lavoro dagli anziani e dagli immunodepressi.
Coloro che tornano gradualmente al lavoro devono temporaneamente vivere lontano dagli anziani, dagli immunodepressi e dalle persone con patologie polmonari croniche, che dovranno rimanere in isolamento nelle loro abitazioni. A questo fine potrebbero essere sfruttate le numerose strutture alberghiere attualmente inutilizzate di cui il paese dispone, nelle quali chi torna attivo dovrà temporaneamente trasferirsi per vivere, pur lavorando nei luoghi usuali. In questo modo, chi torna al lavoro potrebbe contrarre il Covid-19, ma, se questo accadesse, una volta raggiunta l’immunità potrebbe tornare a casa.

4. Donne, uomini e Covid-19.
I dati disponibili (anche quelli sperimentali su animali) sembrano indicare rischi minori per le femmine rispetto ai maschi. In Italia, l’80% dei deceduti sono maschi e le donne decedute hanno una età mediana più elevata (Lancet, 2020). Anche in Cina, il 64% dei deceduti sono maschi (Chinese Center for Deasese Control and Prevention, 2020). Tuttavia in Sud Corea il quadro è meno chiaro: il 54% dei decessi è maschile, ma il 61% delle infezioni confermate riguarda le donne. Date queste diversità tra paesi, che potrebbero dipendere dai rispettivi contesti sociali e da altri fattori (per esempio, la maggiore incidenza del fumo tra i maschi: 7,1 milioni contro 4,1 milioni in Italia secondo l’Istituto Superiore di Sanità), riteniamo quantomeno prematuro adottare strategie differenziate per donne e uomini. Lo studio prospettico di cui al punto 2 sarà utile anche per identificare eventuali differenze di genere e agire di conseguenza.

5. Incentivi per i giovani volontari che tornano al lavoro.
Coloro che volontariamente torneranno al lavoro, oltre al fastidio di dover temporaneamente vivere lontano da casa, affronteranno un rischio. Dovranno quindi essere opportunamente incentivati, per esempio consentendo loro di partecipare ai profitti delle imprese in cui lavorano o di ricevere integrazioni significative dei loro guadagni mediante un taglio sostanziale del cuneo fiscale (vedi anche il punto 11 più avanti).

6. Assistenza sanitaria per i giovani volontari che tornano al lavoro.
L’assistenza sanitaria ai volontari che tornano al lavoro deve essere garantita da un monitoraggio continuativo (vedi sopra punto 2), basato su una combinazione di test sierologici e diagnostici (RT-PCR). I volontari dovranno anche avere priorità in strutture sanitarie adeguate qualora avessero bisogno di assistenza (evento probabilmente raro dato il basso rischio che corrono). Il numero di giovani volontari che torneranno al lavoro in questa fase di transizione dovrà essere determinato tenendo conto delle disponibilità del servizio sanitario oltre che della capacità ricettiva delle strutture alberghiere di cui al punto 3.

7. Il sistema educativo.
Prolungare la chiusura delle scuole e proseguire le lezioni in modo telematico è necessario finché persiste la fase più acuta della crisi sanitaria. Questo richiede di garantire che un adulto possa rimanere a casa per assistere i bambini non autosufficienti in età scolare, in combinazione con un adeguato accesso agli strumenti telematici di apprendimento per nuclei familiari che non ne dispongano (coinvolgendo le principali compagnie di telecomunicazione).
Successivamente, riteniamo opportuno riaprire le scuole partendo dalle materne e elementari (in modo da permettere a entrambi i genitori di tornare al lavoro). Dovranno però rimanere a casa i docenti di età superiore ai 49 anni (o con comorbidità che li mettano a rischio), dotandoli di strumenti adeguati ad assistere in modo telematico i docenti più giovani.

8. App telefonica.
I giovani che tornano al lavoro (così come il resto della popolazione) dovranno essere dotati di App telefoniche in grado di tracciare l’eventuale contagio da essi ricevuto o indotto, in modo da avvertire immediatamente (mantenendo l’anonimato) chiunque possa essere entrato in contatto con loro.

9. Settori, imprese e lavoratori centralmente rilevanti per il sistema produttivo.
La scelta di quali settori, imprese e lavoratori debbano riprendere l’attività produttiva dovrà essere fatta in modo razionale, sulla base di matrici input-output e della teoria dei Networks, iniziando dalle imprese collocate centralmente nelle filiere produttive e quindi in posizioni tali da ridurre al minimo i problemi di approvvigionamento di prodotti intermedi e finali.

10. I lavoratori più esperti ma più anziani dovranno continuare a lavorare da casa.
Anche all’interno di ogni impresa dovrà essere selezionato in modo razionale il gruppo minimo di lavoratori che potrà consentire una ripresa delle attività, tenendo conto che i lavoratori più esperti ma anziani, che dovranno rimanere a casa, potranno comunque interagire telematicamente con i giovani che opereranno nei rispettivi luoghi di lavoro (come suggerito al punto 7 sopra per gli insegnanti).

11. Un sistema fiscale emergenziale per redistribuire i profitti delle imprese attive.
In una emergenza come quella che stiamo vivendo, le imprese attive otterranno profitti e i loro lavoratori riceveranno una retribuzione, mentre questo non avverrà nelle imprese chiuse, il cui personale potrebbe rimanere senza reddito da lavoro. Dovranno quindi essere identificati opportuni strumenti fiscali redistribuitivi e programmi di integrazione retributiva come la CIG per ridurre disuguaglianze ingiustificate.

12. Estensione ad altri paesi.
L’integrazione internazionale delle filiere produttive è oggi così elevata che questa strategia potrà funzionare in modo efficace tanto più essa sarà adottata da più paesi contemporaneamente. Se inizierà a funzionare in Italia sarà opportuno che altri paesi seguano questo esempio non appena avranno superato la loro fase critica iniziale di alta diffusione del contagio.

13. Gruppo di coordinamento.
Ciascuno dei passi sopra indicati richiede esperti di differenti discipline per un disegno appropriato delle varie misure. A questo fine dovrà essere costituito un gruppo di coordinamento a livello nazionale ed uno analogo a livello internazionale o almeno europeo, entrambi autorizzati a fare quanto necessario per mettere in atto questa strategia.

Andrea Ichino (Dipartimento di Economia, European University Institute e Università di Bologna)
Giacomo Calzolari (Dipartimento di Economia, European University Institute e Università di Bologna)
Andrea Mattozzi (Dipartimento di Economia, European University Institute)
Aldo Rustichini (Dipartimento di Economia, University of Minnesota)
Giulio Zanella (Dipartimento di Economia, University of Adelaide e Università di Bologna)
Massimo Anelli (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Università Bocconi)