«Una donna su due in Italia non lavora»

Lo studio OD&M: in Europa solo la Grecia fa peggio

Una donna su due non lavora: il dato dell’occupazione femminile in Italia è allarmante. Dietro di noi, in Europa, solamente la Grecia. Secondo uno studio OD&M Consulting, società di Gi Group (dati secondo trimestre 2019), lo scoglio maggiore resta la maternità: «Il ruolo della donna è ancora legato alla cura figli e familiari anziani, diversamente da altri Paesi europei dove ci sono più richieste di congedi parentali per gli uomini — commenta Miriam Quarti,—. I motivi? Un tasso ancora troppo basso di servizi per la prima infanzia e servizi di supporto alla famiglia. In più, per il post maternità non ci sono programmi per il rientro della donna nel mondo del lavoro».

In Europa le donne guadagnano il 16% in meno rispetto agli uomini. In Italia il differenziale si attesta al 7,8%. Secondo il Global Wage Report 2018/2019 dell’International Labour Organization europea la data a partire dalla quale le donne, rispetto ai loro colleghi, «lavorano senza guadagnare» in Europa è il 3 novembre. In Italia, ogni anno, «lavoriamo gratis» dal 2 dicembre. In Italia vi è però una presenza maggiore di donne in posizioni più qualificate.

A far ben sperare proprio i settori legati alle competenze digitali: in area IT, per esempio, per un dirigente responsabile di sistemi informativi il gender gap è del 5,6%, inferiore di 2 punti alla media. I settori con un divario di genere maggiore sono l’industria (10,8%) e la finanza (9,4).

La chiave per migliorare la situazione è la formazione: tra gli under 30 il gender pay gap medio si attesta intorno all’8% e il divario è del 9,4 fra i non laureati e del 5,9 tra i laureati. La laurea è un fattore importante e — ricordiamolo — la quota di donne laureate oggi supera quella dei maschi.

Come valicare il gap e portare più donne nel lavoro? «È fondamentale aumentare il welfare pubblico e aziendale al fine di migliorare l’equilibrio tra vita professionale e familiare. Inoltre la valutazione della risorsa dovrebbe sempre più essere stabilita in base alle performance e alla produttività», spiega Quarti.

E per verificare se il proprio stipendio è proporzionato a competenze e responsabilità è disponibile il servizio «Quantomipagano» su corriere.it/economia/quantomipagano.